La lezione di Chivu e Sarri a Fabregas, Palladino e non solo: vincere non è cosa per tutti. Spalletti ha creato la sua Juve, adesso sta alla società regalargli i giocatori di cui ha bisogno. Gasp-Roma: il tecnico si gioca tutto
Lo diceva Massimiliano Allegri negli anni scorsi: se vincono sempre gli stessi ci sarà un motivo. E al netto della novità assoluta di quest'anno, che ha il nome di Cristian Chivu, Maurizio Sarri ha dato una lezione a tanti di coloro che pensano di poter fare del calcio una cosa completamente diversa da ciò che è da una vita. La stagione dell'attuale allenatore della Lazio, a prescindere da quello che sarà il risultato della finale di Coppa Italia del prossimo 13 maggio, avrà un voto altissimo, che sfiorerebbe la perfezione in caso di trofeo portato a casa dopo un'annata complicatissima sotto tanti punti di vista. Chivu e Sarri hanno dato una lezione a tanti, a cominciare da Fabregas e Palladino, sconfitti nelle due semifinali giocate in questa settimana. Quello che è riuscito a fare l'allenatore che vincerà tra poco il suo primo Scudetto da tecnico, alla sua prima stagione in Serie A dall'inizio, è qualcosa di molto importante, mentre dall'altra parte lo spagnolo ha fallito due appuntamenti che ci dicono tanto su quanto dovrà migliorare insieme al suo Como. Spieghiamoci meglio. Quello che vogliamo dire è che non può essere possibile andare due volte sul doppio vantaggio, in altrettante partite giocare a distanza ravvicinata contro l'Inter e non riuscire a vincere nessuna delle sue gare. Passi la prima, dove i nerazzurri sono riusciti a ribaltare con tutta la loro forza la sfida di campionato giocata al Sinigaglia, ma la seconda non può essere accettata come una cosa "normale". Il Como ha dominato l'Inter per larghi tratti della partita di San Siro che valeva l'accesso alla finale di Coppa Italia e non ha imparato niente dagli errori commessi pochi giorni prima, finendo per perdere 3-2 dopo aver incassato tre reti in meno di 10 minuti.
E poco importa se lo stesso Fabregas si è poi complimentato con i suoi trovando giustificazioni al ko. Era soprattutto compito suo riuscire a portare a casa una vittoria che avrebbe significato tantissimo per il Como, per i suoi giocatori, per la città e per una proprietà che ha speso tantissimo e benissimo, anche grazie al lavoro dello stesso allenatore sommato a quello del presidente Suwarso e a tutto il resto della dirigenza. Che dire poi di Raffaele Palladino? La sua Atalanta arrivava alla doppia sfida contro la Lazio con tutti i favori del pronostico, e ci mancherebbe altro. Il valore della rosa della Dea è ben superiore a quello di quella biancoceleste ma l'allenatore non è riuscito ad avere la meglio su Sarri che ha messo in campo tutta la sua esperienza e tutta la sua qualità da tecnico. Palladino impari da lui, perché va bene che la sua squadra è risalita benissimo in campionato dopo il disastro fatto da Juric in avvio di stagione, ma questo non basta. Non basta a questi livelli, alti. Se l'allenatore ex Monza e Fiorentina vorrà fare il vero salto di qualità dovrà lavorare ancora tanto. L'anno prossimo si tireranno le somme a Bergamo: gli errori dovranno essere pochissimi e l'Atalanta dovrà tornare a lottare per la Champions League.
Capitolo Juventus. Un altro allenatore che sa che cosa significhi vincere è Luciano Spalletti. Vincere non è cosa per tutti, sono in pochi gli allenatori che riescono davvero a portare a casa trofei. Vedremo se Fabregas e Palladino ci riusciranno in futuro, il tecnico di Certaldo ha invece già dei bei trofei nella sua personale bacheca e non vede l'ora di poterla arricchire anche alla guida della Juventus. La qualificazione in Champions League è molto vicina, i meriti dello stesso Spalletti sono tanti e adesso, anzi, tra poche settimane, la palla passerà alla società che avrà l'obbligo di regalare all'allenatore una squadra all'altezza della lotta Scudetto. Il lavoro sarà difficile, come per tutti i club italiani. Comolli e Chiellini non dovranno sbagliare niente e dovranno migliorare il lavoro fatto un'estate fa.
Infine la Roma e Gian Piero Gasperini. Diciamolo senza giri di parole: Gasp si giocherà tutto nella prossima stagione. Sì, tutto, perché con ogni probabilità i Friedkin sceglieranno lui e manderanno a casa sia Claudio Ranieri che Frederic Massara. Una scelta non banale e un peso che lo stesso Gasperini dovrà portarsi addosso per mesi. L'unico modo per scrollarselo sarà vincere, o quantomeno raggiungere la qualificazione alla Champions League 2027/28. I margini d'errore, anche in questo caso, saranno ridotti a zero. Gasperini vincerà la sua battaglia e avrà pieno potere anche alla Roma, dopo averlo praticamente avuto nei suoi nove anni all'Atalanta. La Serie A che verrà, e questa è una speranza, potrebbe essere bellissima. In tanti allenatori si giocheranno la faccia: da Gasp a Fabregas fino a Palladino e Spalletti.











