Inter, Europa già in salita e ora non si può sbagliare. Dopo la notte fonda ecco cosa resta
Marta Bonfiglio
C'è una differenza sostanziale tra le ambizioni di una squadra e la realtà che il campo restituisce. Oggi l'Inter deve fare i conti proprio con questa distanza. La Champions League, quella che negli ultimi anni aveva rappresentato il palcoscenico delle grandi notti nerazzurre, non è ancora decollata. Anzi, dopo le prime due giornate della League Phase, il bilancio è di quelli che impongono una grande riflessione. Zero punti, due sconfitte e tante domande a cui bisogna trovare risposta. Il ko contro il Club Brugge, arrivato a San Siro con un rocambolesco 3-4, è molto più di una serata storta. Perché se la sconfitta contro il Real Madrid poteva essere archiviata come un incidente di percorso contro una delle grandi d'Europa, la caduta casalinga contro i belgi assume un significato diverso. La Champions non aspetta nessuno e non concede sconti. Il valore della rosa e il prestigio del club non bastano per superare gli avversari. Servono attenzione, equilibrio, cinismo e una solidità che, almeno in questo avvio europeo, è mancata.
«Testa bassa e lavorare»
Nel giorno successivo alla sconfitta, a parlare è il capitano. Lautaro Martinez affida a poche parole un messaggio rivolto a tutta la squadra e all'ambiente nerazzurro: «Testa bassa e lavorare, l'unico modo di migliorare». Una frase semplice, senza proclami e senza tentativi di nascondere la delusione. Un richiamo alla responsabilità che parte da chi, contro il Bruges, ha provato a tenere in piedi l'Inter con due reti, senza però riuscire a evitare il naufragio. Il Toro, ancora una volta, si assume il peso del ruolo che porta sulle spalle. Non cerca alibi e non si rifugia nella doppietta personale, che resta una consolazione amara davanti a una sconfitta tanto pesante. Il suo messaggio riconosce implicitamente che qualcosa deve cambiare e indica nel lavoro quotidiano l'unica strada percorribile per uscire dal momento difficile. Serve una risposta collettiva, nella testa prima ancora che nelle gambe. Perché lavorare è indispensabile, ma il lavoro deve tradursi in una squadra più lucida, più attenta e più consapevole dei propri mezzi. Il messaggio dell'argentino è un punto di partenza, non una soluzione.
La Champions non può più aspettare
Il tempo degli alibi è finito. Con due sconfitte nelle prime due giornate, la classifica europea è già diventata un problema e la prossima sfida contro lo Shakhtar Donetsk assume un peso enorme. Non sarà ancora una gara da dentro o fuori in senso assoluto, ma avrà il sapore di un bivio. Vincere per rimettere in moto il percorso, oppure complicare ulteriormente una rincorsa che non può essere sottovalutata. Cristian Chivu è chiamato a trovare rapidamente le contromisure. La qualità per reagire non manca, così come non manca l'esperienza di un gruppo che negli ultimi anni ha dimostrato di saper competere ad alti livelli. Ma proprio questo rende più difficile accettare un avvio del genere. L'Inter sa cosa significhi giocare la Champions da protagonista e non può accontentarsi di partecipare senza lasciare il segno. Le ambizioni devono tornare a coincidere con le prestazioni, altrimenti restano soltanto dichiarazioni d'intenti.
Il capitano ha indicato la strada, adesso tocca all'Inter percorrerla. Con umiltà, carattere e soprattutto risultati.
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