Lotito: “Riforma? Serve un bel decreto legge. Abbiamo reso professionistico il calcio femminile…”
Claudio Lotito, presidente della Lazio e senatore di Forza Italia, è intervenuto nel corso della prosecuzione dell’audizione di Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, davanti alla VII Commissione del Senato. Il suo intervento è iniziato con una domanda ironica del presidente di commissione (il leghista Roberto Marti): “Lei interviene da presidente o da senatore?”. Pronta la replica del diretto interessato: “No, no. Io intervengo da senatore, troppo comodo creare finti conflitti e incompatibilità. Anzi, uno dovrebbe fare dell’esperienza maturata in 22 anni nei vari campi, a tutti i livelli.
Sono ancora più convinto dell’utilità e del ruolo del Parlamento. Vanno definiti i perimetri di attribuzione: le leggi le fa lo Stato italiano, e quindi il parlamento. Le norme attuative sono competenza della Federcalcio. Serve un ragionamento a 360°, altrimenti si risolvono, e nemmeno sempre, solo elementi di contorno. Oggi abbiamo la legge istitutiva del professionismo, la 91/81, che ha 45 anni (in realtà è stata abrogata, ndr). Oggi ci sono società di capitali, società con investitori esterni a cui va richiesta trasparenza”.
Lotito ha citato vari esempi, tra cui: “Noi abbiamo trasformato il calcio femminile in un calcio professionistico, quando le dieci squadre, perché le altre sono di contorno, perdono sistematicamente 6-8 milioni e sono legate alla bontà degli investitori, tant’è che alcune società di Serie A non hanno squadre femminili, perché ritengono siano soldi buttati. Sono considerazioni che il legislatore dovrebbe fare, visto che abbiamo lanciato il calcio femminile: se i tempi della legge ordinaria sono troppo lunghi, si può fare un bel decreto legge con un bell’ordine del giorno vincolante e indifferibile. Mi chiedo perché il Parlamento si debba privare del proprio ruolo e deve abdicare in favore di persone che non hanno mai messo u euro nel sistema, peraltro gestendo risorse degli altri”.











