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Zizzari: "In Serie C bisogna investire nel settore giovanile e nelle strutture"

Zizzari: "In Serie C bisogna investire nel settore giovanile e nelle strutture"TUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca
Daniel Uccellieri
Oggi alle 12:49Serie C
Daniel Uccellieri
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Francesco Zizzari, ex attaccante che in carriera ha vestito le maglie di Ravenna, Foggia e Siracusa fra le altre, è intervenuto nel corso dell'appuntamento mattutino di A Tutta C, trasmissione in onda su TMW Radio e su Il 61, canale 61 del digitale terrestre.

Parto proprio da una piazza in cui sei stato grande protagonista: il Grosseto. Nel 2007 conquistasti con loro la Serie B; oggi il club è tornato tra i professionisti dopo una cavalcata trionfale in D. Quanto conta vincere in una piazza così appassionata?
"Guarda, ho seguito la stagione del Grosseto con enorme piacere. Hanno raggiunto il traguardo con merito, affidandosi a un allenatore come Indiani, che è una garanzia per la categoria, e a un direttore come Vetrini, che conosco bene dai tempi di Gavorrano. La scelta fondamentale è stata puntare su chi conosce la categoria e ha l'esperienza per vincerla. Sono felice di rivederli nel professionismo".

Grosseto è una piazza storica che nell'ultimo decennio ha sofferto troppe instabilità societarie. Abbiamo visto troppi club fare "avanti e indietro" tra fallimenti e grandi risultati.
"Hai toccato un punto centrale. Oggi la Serie C è spesso un’incognita. Io sto andando a Milano, allo Sportitalia Village, per una sessione della mia Academy con i ragazzi della Folgore Caratese. Ecco, quella è una società in ascesa che si affaccia ai professionisti con l'approccio giusto: la struttura. Il presidente Criscitiello cura tutto in maniera maniacale, dai campi ai minimi dettagli organizzativi. Cosa manca al calcio italiano? La responsabilità di capire che, prima di investire cifre folli sulla prima squadra, bisogna investire nel settore giovanile e nelle strutture. Serve pazienza. Penso alla Pistoiese: in Serie D ha investito tantissimo ma mancano le strutture. Bisognerebbe che la politica e le amministrazioni intervenissero dando regole chiare. Non si possono spendere 3 o 4 milioni per fare la Serie D. Bisogna mettere un tetto e destinare il resto ai giovani e agli impianti, scegliendo istruttori competenti e non "amici degli amici". Se non cambiamo questa mentalità, faremo sempre fatica".

Questo discorso si lega perfettamente al tuo lavoro con i giovani. Il tuo progetto "FZ11 Academy" collabora ormai con molte realtà. Come sta andando e quanto è difficile creare un modello sostenibile in Italia?
"È un percorso iniziato 7 anni fa. Mi sono chiesto: cosa serve davvero ai ragazzi oggi? Serviva una figura che negli altri sport esiste da sempre: il maestro, un allenatore personale che ti segua nel percorso individuale, tecnico ed emotivo. Oggi la FZ11 Academy è un progetto nazionale: vestiamo Adidas e usiamo la tecnologia. Abbiamo creato un gestionale dove i genitori possono seguire la crescita dei figli e rivedere gli allenamenti tramite un’app. Quest'estate partirà l'FZ11 Summer Camp (dal 14 giugno a Pistoia e dal 12 luglio a Porretta Terme) e siamo quasi sold-out, con ragazzi che arrivano persino da New York. La differenza non è che siamo "più bravi", ma che abbiamo investito sulla qualità professionale. Nel mio team ci sono professionisti come Francesco Valiani, Nicola Melani e Mirko Bruscini. Ospitiamo Pietro, un ragazzo con la sindrome di Down. Quando quattro anni fa i genitori mi chiesero se potevo prenderlo perché "particolare", risposi che per noi era solo "speciale". Pietro non sogna la Serie A, sogna di condividere emozioni e divertimento con gli altri. Abbiamo un professionista dedicato che segue il suo percorso".

Chiudiamo tornando al campo. Un'altra tua ex piazza, il Ravenna, sta facendo benissimo nel girone B di Serie C e si appresta a vivere i playoff. Che impressione ti hanno fatto?
"Ravenna è nel mio cuore: lì ho vinto la classifica capocannonieri e ci è mancata solo la ciliegina della promozione in B. Vedo una società solida e ambiziosa, con progetti per lo stadio e la voglia di tornare in alto. Torno al discorso iniziale: chi fa calcio dovrebbe puntare di più sui rapporti umani. Io, se fossi presidente di Lega, vorrei incontrare di persona chi vuole entrare nel calcio, pranzare insieme come si fa in Champions, guardarsi in faccia. Avere una squadra non è un obbligo, è una responsabilità verso la città. Il Ravenna ha una rosa importante, con elementi di categoria superiore, ma la C è un campionato difficile dove non basta il nome. Se però programmi con questa lucidità, i risultati arrivano. Auguro loro di tornare presto in Serie B, perché la piazza lo merita".

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