Severgnini: "Chivu ha saputo toccare le corde giuste dopo la disfatta di Monaco"
Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera, spiega i propri sentimenti il giorno dopo la conquista del 21° Scudetto dell'Inter: "Sul fornello di casa c’è una caffettiera neroazzurra. Quando sale il caffè, cante «C’è (pausa) solo l’Inter!». Due volte. Ho cercato un modello che ripetesse il ritornello ventun volte, quanti sono i nostri scudetti, ma non l’ho trovato. Va bene così, quel che conta è il segnale. Quando sento la prima esecuzione di «C’è solo l’Inter!», mi alzo e schizzo in cucina. Mia moglie Ortensia si dice sorpresa che, alla mia età, io abbia l’udito tanto fino. Non sento con l’udito, le ho spiegato. Sento col cuore.
Questo 21° scudetto illumina il 21° secolo neroazzurro, e ci ripaga di qualche recente amarezza. Ha un protagonista: Cristian Chivu", spiega il giornalista. Secondo lui la ricostruzione è partita dalla notte di Monaco di Baviera. La finale di Champions contro il Paris Saint-Germain non è stata una sconfitta, ma una disfatta, che seguiva la gentile concessione al Napoli di uno scudetto praticamente conquistato. Ammetterlo, e convincere la squadra che poteva tornare a vincere, non dev’essere stato facile.
I calciatori contemporanei sono eroi fragili. Somigliano più ad Achille che a Ettore, per usare un paragone omerico. Bisogna toccare le corde giuste, altrimenti non combattono: restano nella tenda a giocare col telefono.











