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Bellinazzo: "Napoli, ecco perché De Laurentiis non fa aumento di capitale e sblocca il mercato"

Bellinazzo: "Napoli, ecco perché De Laurentiis non fa aumento di capitale e sblocca il mercato"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 15:02Serie A
Pierpaolo Matrone
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Radio Tutto Napoli / Pausa Caffè
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Il Napoli è bloccato sul mercato. Questa di gennaio dovrà essere una sessione a saldo zero per il club azzurro, a meno che Aurelio De Laurentiis non immetta nuovi capitali nella sua azienda, ipotesi alquanto remota. A fare chiarezza Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 Ore, intervenuto a Radio Tutto Napoli: "De Laurentiis ha fatto da sempre la scelta di non mettere soldi propri nel Napoli attraverso aumenti di capitale. In teoria potrebbe prendere con la mano sinistra un dividendo dal Napoli – che in realtà non ha mai preso – e rimetterlo sotto forma di capitale. Però, formalmente, quel dividendo costituirebbe reddito e su quello dovrebbe pagare le tasse, che superano il 20%. Quindi, se prendesse ad esempio 10 milioni, oltre 2 milioni finirebbero in tasse. L’obiettivo, invece, è far sì che il Napoli possa utilizzare appieno le risorse che ha già in cassa. Ed è questo il senso della richiesta fatta alla Lega di Serie A, poi girata al Consiglio Federale. Il Consiglio Federale ne ha preso atto, ritenendola legittima, ma ha chiesto che se ne tornasse a discutere in ambito di Lega Serie A per arrivare a una posizione unanime, così da evitare ricorsi da parte di altri club, visto che il mercato è aperto".

Ieri il Consiglio Federale ha respinto la proposta di De Laurentiis di modificare la norma. "Cambiare le regole in corsa - prosegue Bellinazzo - non è mai corretto. Detto questo, è evidente che si è arrivati a una soluzione molto negativa per il Napoli, perché l’applicazione del financial sustainability UEFA è stata parziale e incongrua. È stato applicato un solo criterio, riferito a uno specifico anno, che non rispecchia la finalità della normativa UEFA: premiare i club finanziariamente sostenibili e penalizzare quelli che non lo sono. Il Napoli ha storicamente un grande equilibrio tra ricavi e uscite. Questo equilibrio consente grandi utili quando ci sono plusvalenze o partecipazioni alla Champions League, ma viene meno quando queste condizioni non ci sono, perché i ricavi strutturali del Napoli non sono allineati a quelli dei top club, anche italiani. Pensiamo banalmente alla questione stadio. Per competere, però, il Napoli deve sostenere un certo livello di costi della rosa, altrimenti sarebbe impossibile restare a certi livelli. Nonostante ciò, questi equilibri hanno permesso al Napoli di accumulare enormi riserve: al 30 giugno 2025, ultimo bilancio disponibile, superavano i 170 milioni di euro. Dopo il mercato saranno scese, ma restano comunque oltre i 100 milioni, un unicum nel panorama italiano ed europeo. Non aver considerato questo elemento, così come non aver considerato l’altro pilastro del regolamento UEFA – il risultato di esercizio – ha prodotto il blocco del mercato. La UEFA, infatti, guarda sì alla Squad Costs Ratio (70% dei ricavi), ma guarda anche all’ultima riga del bilancio, ammettendo nel triennio perdite massime per 60 milioni. Il Napoli, negli ultimi tre esercizi (2023, 2024, 2025), ha invece prodotto circa 120 milioni di utili. È anche una responsabilità del Napoli, che avrebbe dovuto essere più vigile quando la regola è stata modificata più di un anno e mezzo fa, perché è stato selezionato l’unico parametro sul quale il club poteva andare in difficoltà".

Cosa succederà in estate? Bellinazzo risponde così: "Al momento, guardando alle norme attuali, al 30 marzo 2026 verrà scattata una nuova fotografia, analoga a quella di settembre. Cambia l’arco temporale: marzo 2025–marzo 2026. Il Napoli potrà quindi includere i ricavi della prima parte di Champions League. La situazione dovrebbe migliorare, ma con una regola più stringente: si passa dall’80% al 70% della Squad Costs Ratio. A settembre il Napoli non aveva ricavi europei, ma nel frattempo ha aumentato molto il costo della rosa, anche per via dei criteri di ammortamento utilizzati: le famose quote decrescenti. Il Napoli carica circa il 70% del costo del cartellino nei primi due anni, anziché spalmarlo in modo lineare. È una scelta legittima e condivisibile, ma che penalizza il Napoli con queste regole, perché nei primi due anni i costi pesano di più su quella soglia del 70%. Il tema sarà capire se i risparmi del mercato a saldo zero e l’incremento dei ricavi europei consentiranno di restare serenamente sotto il 70%. Vedremo anche se, con il mercato chiuso, si potrà riaprire un dialogo in Lega e Federazione per rivedere le norme in modo più coerente con lo stato di salute finanziaria dei club.

Lucca si può riscattare? Tutte le operazioni in entrata e uscita devono dare saldo zero. Anche se il riscatto è stato concordato prima, sei comunque vincolato. Conta poco la cifra finanziaria in sé: una cosa è il flusso di cassa, un’altra è l’impatto contabile. Il riscatto comporta un ammortamento che va a pesare sul bilancio. I prestiti sono più semplici da gestire, ma nel caso di Lucca il riscatto introduce un carico aggiuntivo".

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