'Dossier Baggio', Petrone: "Volevamo la tecnica al centro. Che la palla fosse protagonista"
All'indomani della terza eliminazione dell'Italia dai prossimi Mondiali è tornato d'attualità il famoso 'Dossier Baggio', un progetto di circa 900 pagine redatto nel 2011 dal Divin Codino assieme al suo ex agente Vittorio Petrone, ospite ieri sera negli studi di Cronache di Spogliatoio per spiegare il contenuto del progetto.
Queste le parole di Petrone: "Per noi la diffusone su tutto il territorio nazionale di ai attività di base orientate all'individuazione e lo sviluppo di giovani talenti era la premessa iniziale. Abbiamo una grandissima dispersione nel territorio di talenti: sappiamo dove sono? Sappiamo se sono bravi? Noi volevamo dar vita a cento 'Centri di Formazione Federali' all'interno dei quali poteva esistere l'istruzione di un modello metodologico uniforme e omogeneo, attraverso innanzitutto la formazione di maestri di calcio che potessero usare tecnologie all'avanguardia e lavorare sulle varie fasce di età di bambini e ragazzi. Avevamo bisogno di maestri di calcio, non di allenatori che spingessero sui risultati. Su questo Baggio era chiaro: voleva che la tecnica tornasse protagonista, che la palla - e non il tatticismo - fosse protagonista negli allenamenti. Per questo volevamo anche togliere il risultato fino ad alcune età".
Petrone ha anche spiegato come avrebbe dovuto avvenire a livello pratico questa attività capillare di scouting: "Il settore tecnico doveva diventare il fulcro da dove usciva la metodologia di un lavoro costantemente monitorato. Volevamo installare telecamere per monitorare le attività di allenamento e i comportamenti dei giocatori. Inoltre il lunedì, il giorno dopo la partita, volevamo introdurre una sessione di allenamento uguale per tutta Italia. Questo avrebbe consentito, attraverso dei filtri, di proteggere i talenti e avere delle Under non figlie delle lobby dei procuratori, ma figlie del talento, del territorio, del lavoro. Inoltre per noi era fondamentale legare la formazione calcistica a quella scolastica, in modo da avere ragazzi con un certo comportamento e una certa etica".











