Gasperini, Ranieri e il 'teatrino' della Roma. Perché ricucire sarà difficilissimo
Gasperini, Ranieri, Roma: dove eravamo rimasti? Il fine settimana ha visto andare in scena un nuovo capitolo della querelle interna ai piani più alti che sta scuotendo le giornate di casa Roma. Il club giallorosso è stato squarciato in due dalle ultime uscite che hanno visto contrapporsi su un piano dialettico l'attuale allenatore Gian Piero Gasperini da una parte e il suo predecessore, oggi senior advisor dei proprietari Friedkin, dall'altra.
Qualcuno forse, ora che la spaccatura Ranieri-Gasperini ha diviso il mondo della Roma da settimane e non più solo giorni, potrebbe persino essersi scordato come è iniziato il tutto, come si è arrivati fino a qui. E allora può essere utile riavvolgere il nastro e capire da dove si è partiti, per provare a immaginarsi un finale. Che però difficilmente, per posizioni e parole dette, potrà essere quello che sperano i Friedkin, in cui i cocci si rimettono assieme e la pace viene fatta.
Il 'seme della discordia', se così può essere definito, lo ha forse piantato per primo Gasperini, per quanto sempre senza mai fare nomi e scansando riferimenti diretti a quella o all'altra figura. Più volte nelle ultime settimane il tecnico giallorosso aveva 'invocato' chiarezza a proposito del progetto Roma e dei risultati che è chiamato a raggiungere. Con tanti giovani, impossibile pretendere la luna: questa una sorta di riassunto del Gasperini pensiero espresso in varie puntate.
Poi però a un certo punto si è fatto sentire Ranieri. Prima di Roma-Pisa dello scorso fine settimana di Serie A, il senior advisor aveva fatto valere quelle che a suo dire erano le ragioni della società, mettendo Gasperini di fronte alle sue responsabilità. "Non c'è un giocatore che non sia passato dalla sua approvazione", aveva detto Ranieri, invitando di fatto l'allenatore a prendersi le sue responsabilità nella fase della costruzione di questa rosa e ricordando i tanti vincoli ai quali deve sottostare la società capitolina in sede di compravendita dei calciatori.
Gasperini, forse stupendo un po' tutti, a quel punto non ha però fatto il Gasperini ma si è più travestito da 'Ranieri' di turno, per l'appunto. Il Gasp ha indossato la divisa (giallorossa, si direbbe) del pompiere e ha evitato di far divampare l'incendio nell'immediato post-Pisa, rinviando a un chiarimento che si sarebbe dovuto tenere e evitando di aggiungere altra carne al fuoco. Poi però dopo l'1-1 contro l'Atalanta ha aggiunto il carico, riassumendo la situazione del presente come un 'teatrino'. Ha detto: "Penso che i fischi siano stati per questa bruttissima settimana e sono giustificati perché il pubblico che va allo stadio non merita questo teatrino. Mi dispiace di essere coinvolto in questo, posso solo evitare il più possibile di creare danno col mio silenzio su certi argomenti".
Silenzio, ma fino a un certo punto, se si arriva a parlare di 'teatrino'. E proprio per via dei toni mai realmente ricomposti, appare complicato per i Friedkin riuscire a riavvicinare le parti. Con le sensazioni prevalenti di questi giorni che vorrebbero Gasperini favorito su Ranieri per l'eventuale toto-vincitore del duello. D'altronde non è un caso, forse, che dalla notte dell'ennesima amarezza italiana in Bosnia, il profilo del senior advisor della Roma sia emerso subito come forte in quota FIGC.











