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La solitudine dei numeri 9: dalla Conference al megafono, Dzeko e Firenze non si sono mai capiti

La solitudine dei numeri 9: dalla Conference al megafono, Dzeko e Firenze non si sono mai capitiTUTTO mercato WEB
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Giacomo Iacobellis
Oggi alle 14:00Serie A
Giacomo Iacobellis

L’avventura di Edin Dzeko alla Fiorentina si è chiusa con largo anticipo rispetto alle aspettative iniziali. Arrivato in estate come colpo di esperienza e leadership, come arma in più per la corsa Champions e come peso massimo da circa 2 milioni di euro netti d'ingaggio, il centravanti bosniaco non è mai riuscito infatti a incidere davvero nel progetto viola, trasformando quella che doveva essere una scommessa di valore in uno dei più grossi flop della stagione.

I numeri raccontano senza appello il rendimento dell'ex Roma e Inter: 18 presenze complessive e appena 2 gol, entrambi segnati in Conference League. Troppo poco per un bomber col suo curriculum, soprattutto in una squadra che cercava peso offensivo e personalità proprio negli ultimi metri. Voluto fortemente da mister Stefano Pioli, Dzeko non è mai entrato davvero nei meccanismi di gioco, apparendo spesso isolato e distante. Non solo dentro al campo.

Il momento simbolo della sua stagione resta del resto quello di Bergamo: l’immagine di Dzeko, con il megafono in mano, intento a placare la rabbia della Curva Fiesole dopo l'ennesima sconfitta della Fiorentina. Proprio quella frattura coi tifosi, anche per qualche dichiarazione sopra le righe del giocatore, non è mai stata davvero sanata e ha di conseguenza contribuito a rendere il suo percorso a Firenze ancora più complicato. Fino all'inevitabile addio: è ufficiale da qualche minuto il suo trasferimento a titolo definitivo allo Schalke 04. Con un obiettivo altrettanto ambizioso: riportare Die Knappen in Bundesliga.

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