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L'altro Lautaro: "Facevo il corriere, essere il Toro ha cambiato tutto e ora sogno di incontrarlo"

L'altro Lautaro: "Facevo il corriere, essere il Toro ha cambiato tutto e ora sogno di incontrarlo"
Giacomo Iacobellis
Oggi alle 11:00Serie A
Giacomo Iacobellis

L’Inter corre veloce, forse troppo per chi prova a starle dietro. La vittoria di Como ha dato la sensazione di un campionato ormai indirizzato da parte della squadra di Chivu, con lo scudetto che può diventare realtà da un momento all’altro. E mentre Lautaro Martinez è tornato a trascinare in campo i nerazzurri a suon di gol e leadership, c’è chi quel successo lo vive in maniera diversa, quasi parallela. Sugli spalti, tra la gente, con lo stesso volto ma con alle spalle un percorso completamente diverso. È il 35enne catanese Fabrizio Abate, il sosia del capitano dell’Inter (oltre 70.000 follower su Instagram), diventato negli ultimi mesi un piccolo fenomeno social. Lo abbiamo incontrato e intervistato, in esclusiva su TuttoMercatoWeb.com, per conoscere un po' meglio la sua storia, tra sogni, difficoltà e una somiglianza che gli ha cambiato la vita.

Fabrizio, com’è iniziato tutto?
"Ho fatto diversi lavori, ma il settore dove mi vedevo meglio era quello dei trasporti. Per anni ho fatto il corriere in Sicilia: partivo da Catania e giravo tutta l’isola per le consegne, da Palermo a Messina, da Siracusa ad Agrigento. Ed è proprio lì, in giro per le città, che la gente ha iniziato a fermarmi per le foto. All’epoca quello dei social non era proprio il mio mondo. La gente però mi fermava perché dall’altra parte d’Italia c’era Lautaro Martinez che iniziava a fare la storia con l’Inter. Dopo il Mondiale c’è stato il boom: più lui alzava il livello, più persone per strada mi dicevano: 'Sei uguale a Lautaro Martinez, incredibile'".

Quando hai deciso di provarci davvero?
"Per un anno i miei amici d’infanzia hanno insistito: 'Perché non fai un video sui social?'. Io, vi dico la verità, non ci credevo granché. Alla fine, per una scommessa, ho ceduto: 'Va bene, facciamo questo video e vediamo se è come dite voi'. Da lì è iniziato tutto. Ho fatto tutto da solo, investendo anche i miei risparmi. Non ho mai avuto un’agenzia o qualcuno del settore al mio fianco. Se non l’avessi fatto io, con qualche amico o influencer ogni tanto, non sarei arrivato qui".

Che vita facevi prima?
"Sono cresciuto in una famiglia con risorse limitate e ho dovuto lasciare la scuola molto presto. A 17-18 anni già lavoravo per dare una mano a casa. Sognavo di diventare calciatore, ma in Sicilia è difficile per mancanza di società e strutture adeguate. Così ho mollato e mi sono messo a lavorare. Ho un cugino che gioca da professionista, è un attaccante come me, e gli auguro con tutto il cuore di arrivare ai massimi livelli dove io non sono potuto arrivare. Forse un giorno, chissà".

Oggi che rapporto hai con la tua seconda vita?
"Non c’è una distinzione netta tra la mia vita normale e quella da sosia: sono sempre Fabrizio, un ragazzo che cerca di portare avanti questa situazione nel migliore dei modi".

Tifi Inter?
"Da piccolo ho sempre avuto la passione per il calcio e per il Catania, la squadra della mia città. Allo stesso tempo ho sviluppato una grande ammirazione per l’Inter, club che mi ha appassionato per la sua storia e per i campioni che ne hanno fatto la leggenda. Essendo del 1990, ho visto dal vivo l’epoca d’oro di tante squadre italiane ed estere, ma l’Inter mi è rimasta davvero nel cuore".

C’è un episodio che ti ha colpito più degli altri?
"A San Siro un ragazzo in sedia a rotelle piangeva perché non avrebbe mai incontrato Lautaro. Mi sono messo d’accordo col padre: 'Lautaro è impegnato, ma se vuoi puoi fare una foto con me'. Far ridere quel bimbo è stata la cosa più emozionante. Fare il sosia è anche questo: strappare un sorriso a chi ne ha bisogno. Per questo sono sempre presente alle partite del cuore".

Non è sempre stato facile però…
"Mi è capitato di fare un colloquio a Milano e sentirmi dire dal proprietario, tifoso milanista: 'Già ho l’ansia quando la mia squadra becca l’Inter di Lautaro. Vedere la tua faccia anche nella mia azienda ogni giorno... No, ti odierei'".

Hai mai incontrato Lautaro di persona?
"Ad oggi non l’ho mai incontrato di persona. Non so se questa situazione gli faccia simpatia o gli dia fastidio. L’ho visto solo a San Siro da tifoso. Mi piacerebbe tanto conoscerlo davvero: due parole, una foto insieme, un autografo sulla maglia che tengo sempre con me. Tutti mi chiedono: 'Ma l’hai mai beccato Lautaro?'. E io devo sempre dire di no, purtroppo. Per me sarebbe un sogno".

Però hai incontrato Marcus Thuram.
"Un giorno sono andato alla Pinetina, volevo provare a incontrare Lautaro e ho scambiato due parole con diversi giocatori. È uscito anche Marcus Thuram: si è fermato, credo anche perché gli ricordavo il suo capitano. Con ironia mi ha chiesto una foto per mandarla nel gruppo con Lautaro e gli altri. Si è messo a ridere perché in quel momento assomigliavo davvero al suo capitano. Abbiamo scherzato, fatto la foto e lui l’ha pubblicata sui suoi social".

Magari riuscirai a incontrare entrambi nella festa scudetto nerazzurra...
"Da sosia di Lautaro sarei strafelice se lui dovesse vincere lo scudetto e pure la Coppa Italia. Nonostante gli infortuni, lascia sempre il segno con rispetto verso tifosi, famiglia e società. Questa Inter è piena di campioni. Faccio i complimenti a Inzaghi per l’identità data negli anni passati e ancor di più a Chivu al primo anno: comunque vada, sta costruendo qualcosa di buono per questi colori".

Qual è infine il sogno di Fabrizio Abate?
"Spero che Lautaro completi la stagione al meglio. Quest’estate ci sono i Mondiali negli States e lui sarà lì con la sua Nazionale. Io, da fan e da sosia, tiferò per El Toro e per l’Argentina. Sarebbe un sogno essere lì a sostenerlo dal vivo col popolo argentino...".

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