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Pisa, Giovanni Corrado: "La verità è che ci è mancata la Serie A"

Pisa, Giovanni Corrado: "La verità è che ci è mancata la Serie A"TUTTO mercato WEB
ieri alle 23:47Serie A
Davide Caruso

22:55 - Tra pochi minuti le dichiarazioni di un Giovanni Corrado al termine di Pisa Lecce. Diretta testuale a cura di TMW.

23:20 - INIZIO CONFERENZA

Un analisi della stagione
"Tante volte ci siamo interrogati per cercare di capire cosa potesse mancarci: se fosse un problema di gol fatti, di tenuta difensiva, di scelte o di sostituzioni. In realtà, credo che ci sia mancata l'esperienza stessa della Serie A, la reale conoscenza della categoria. E non mi riferisco solo ai giocatori, perché questo gruppo ha dimostrato ancora oggi di essere formato da ragazzi veramente speciali. Credo che la città di Pisa debba essere orgogliosa di averli avuti qui, non solo per lo storico traguardo raggiunto l'anno scorso, ma per il grande attaccamento alla maglia che hanno sempre dimostrato. Un atteggiamento che il nostro pubblico, dimostratosi ancora una volta ampiamente da Serie A, ha capito e apprezzato. Purtroppo l'esperienza ci è mancata. Abbiamo pagato probabilmente un errore di valutazione commesso in estate, tra luglio e agosto: non abbiamo compreso appieno quali fossero le reali necessità per mantenere questa categoria. Inoltre, ci siamo scontrati con il problema del nostro 'appeal' sul mercato. Se in Serie B il progetto del Pisa rappresentava qualcosa di straordinario, in Serie A ci siamo scontrati con una realtà in cui la competizione nazionale ed europea è altissima. Queste sono dinamiche che riesci a capire fino in fondo solo vivendole sulla tua pelle. Pensi di poter arrivare a determinati obiettivi e invece ti rendi conto di dover affrontare un mercato nettamente più competitivo, in cui tu non rappresenti più l'eccezione positiva ma diventi la normalità, o addirittura ti ritrovi un gradino sotto la normalità, considerata la nostra lunghissima assenza da questa categoria. In queste situazioni così complesse devi sempre cercare di bilanciare due aspetti: le esigenze a breve termine – ovvero cercare di avere un impatto immediato sulla squadra per salvarla – e la visione a lungo periodo, che coincide con la salvaguardia e la salute finanziaria della società. Non puoi mai perderla di vista. Il paradosso del calcio è che oggi retrocediamo, ma magari tra sedici mesi vedremo tanti di questi ragazzi giocare stabilmente in altre squadre di Serie A. E allora verrà spontaneo chiedersi: 'Ma come mai da noi, tutti insieme, non hanno funzionato?'. Purtroppo la risposta è che, a volte, certe alchimie e certi incastri semplicemente non funzionano. A volte metti insieme tanti giocatori, ma non riesci a trovare gli elementi giusti in grado di aiutare e amalgamare bene il gruppo. I motivi dietro a un'annata storta possono essere centinaia. Il dato di fatto è che oggi retrocede una squadra neopromossa dalla Serie B, che agli occhi di molti sembrava la principale candidata alla retrocessione fin dal primissimo giorno. Noi abbiamo cercato in ogni modo di fare di tutto per provare a invertire questo pronostico, ma purtroppo non ce l'abbiamo fatta. Mi dispiace davvero molto. Ricordo quello che dissi in passato, dopo la finale playoff persa contro il Monza: se in quel giorno avessimo vinto, forse non ci saremmo sentiti del tutto pronti per il salto di categoria. Invece, forti della straordinaria annata dell'anno scorso, stavolta ci sentivamo molto più pronti di quanto poi abbiamo realmente dimostrato di essere sul campo. Nonostante l'amarezza di oggi, io credo fermamente che questo progetto abbia aperto degli spiragli e costruito basi solide che a Pisa non si erano mai viste. Sono convinto che tutto il lavoro fatto finora potrà portare questa società a ritrovare la Serie A, permettendole di affrontarla e mantenerla in maniera molto più stabile la prossima volta."

Cosa deve aspettarsi la piazza nel breve futuro
"Sapere che nel panorama calcistico odierno a Pisa sono dovuti passare dieci anni per assistere a una retrocessione non è un dato per nulla banale. Non ci avevo pensato, ma visto che me l'hai fatto notare voglio dirti questo: quando noi siamo arrivati a Pisa, la Serie B era un sogno e la Serie A era vista come un vero e proprio miraggio. Oggi, il solo fatto che retrocedere in B ci veda tutti così profondamente delusi e amareggiati, significa che in questi anni sono stati fatti dei passi in avanti enormi. Per quanto riguarda il futuro, sono molto fiducioso. Credo che il Pisa abbia alle spalle una proprietà forte e per certi versi unica in tutto il panorama calcistico italiano. Per questo motivo mi sento di dire che la piazza e i tifosi possono stare assolutamente sereni".

Se c'è una cosa, tra tutte quelle che non hanno funzionato, che vi rimproverate più di altre, qual è?
"Secondo me le valutazioni da fare, più che sui singoli individui o sull'allenatore, sono strettamente legate a ciò che ci rimproveriamo a livello generale. Come ho accennato all'inizio, l'errore principale è stato quello di sopravvalutare la nostra squadra e il lavoro straordinario che avevamo fatto l'anno scorso. Eravamo convinti di avere tra le mani una realtà molto più pronta per affrontare la Serie A rispetto a quanto si è poi effettivamente rivelata sul campo. Il secondo grande errore, di pari passo, è stato quello di sottostimare il peso e le difficoltà di tutto il contesto della massima serie rispetto alla nostra dimensione. Eravamo abituati a un altro tipo di scenario e l'impatto con questa nuova realtà, evidentemente, ha richiesto un conto molto più alto di quello che ci aspettavamo. Per sei anni siamo stati abituati a essere la realtà 'straordinaria' della categoria in cui ci trovavamo. Poi c'è stato l'impatto violento con la Serie A, un campionato in cui ci siamo resi conto che tutto quello che noi avevamo da offrire era considerato semplicemente 'ordinario'. Questa è stata senza dubbio una nostra sottovalutazione importante. In momenti come questo, però, la cosa più importante è cercare di guardare la foresta nella sua interezza, senza fossilizzarsi sul singolo albero. Il dato di fatto è che oggi retrocede una squadra neopromossa dalla Serie B che, purtroppo, non ha dimostrato sul campo di essere in grado di mantenere la Serie A. Alla luce di questo, andranno inevitabilmente fatte delle valutazioni molto profonde. Ci tengo però a ribadire un aspetto fondamentale: la nostra fortuna è che, in mezzo a tutte le decisioni prese quest'anno, giuste o sbagliate che fossero, non è mai stata messa in pericolo la salute economico-finanziaria del club. Oggi abbiamo in rosa tanti ragazzi giovani di proprietà che garantiscono una continuità solida a questo progetto sportivo. Vi assicuro che non è un aspetto banale: se guardiamo agli ultimi dieci anni di calcio in Italia, abbiamo visto fin troppi casi in cui la perdita della categoria non è stata solo una semplice retrocessione sportiva, ma l'inizio di crisi societarie gravissime. Abbiamo visto fin troppi casi di club che hanno provato a barattare la propria stabilità economica pur di rincorrere disperatamente una salvezza. Questa, invece, è una società che tutela la propria salute e che, proprio per questo, può garantire grande continuità per il futuro. Dovremo solo ricordarci, con grande lucidità e calma, che ci sono ancora tanti step da affrontare per ritornare in Serie A ed esserci ancora più pronti di quanto pensassimo di essere questa volta. Per ora, però, è troppo presto per parlarne. Il concetto chiave resta questo: l'allenatore, i giocatori e i dirigenti sono semplicemente gli alberi; la società, invece, è la foresta. Un mio caro amico dice sempre che in una società di calcio, alla fine, servono unicamente tre cose: il pallone, i giocatori e il proprietario. Il pallone ce lo fornisce tranquillamente la Lega, che sia in Serie A o in Serie B. I giocatori li abbiamo, e vi assicuro che sono anche più che discreti. E il proprietario c'è, ed è una figura davvero solida e importante. Tutto il resto, credetemi, è assolutamente rimpiazzabile. Non voglio attaccare nessuno, e non se ne abbia a male chi l'ha detto, ma tempo fa ho persino sentito definire Moreo come 'il peggior attaccante della storia del Pisa'. È vero, magari all'inizio sembrava non ingranare e si tendeva a dire 'vabbè, abbiamo sbagliato'. Ma io dico che tante volte bisognerebbe imparare ad aspettare prima di emettere sentenze definitive. Magari sono arrivati dei giocatori in momenti particolari della stagione e in questa fase stanno semplicemente sottoperformando. Aspettiamo prima di dire che hanno deluso su tutta la linea. Lo ribadisco perché l'ho vissuto in prima persona: in questo stadio ho visto uscire fischiato Tramoni, ho visto uscire insultato Moreo... C'era gente che mandava messaggi WhatsApp brutti e sgradevoli proprio su Moreo, me lo raccontò anche mister Aquilani. E poi, col tempo, mi pare che la storia sia un po' cambiata, no?

Su Moreo e i giocatori
"Io credo che a Pisa difficilmente si vedrà un altro Moreo, sia in termini calcistici che per qualità umane, perché è davvero uno dei ragazzi più speciali che abbiamo in rosa. Eppure, anche a lui all'inizio è servito del tempo. Se vi ricordate bene, l'abbiamo preso a gennaio immaginando che potesse avere un impatto immediato. Invece quell'anno siamo clamorosamente rimasti fuori dai playoff perdendo contro una squadra già retrocessa come la SPAL. Tuttavia, nei tre anni successivi, ha dimostrato il suo reale valore ed è diventato forse uno dei migliori giocatori passati da Pisa negli ultimi tempi. Questo dimostra che non sempre i frutti del lavoro di un calciatore si vedono nell'immediato. Il calcio è fatto così, bisogna saper aspettare, ma oggi possiamo guardare al suo percorso con orgoglio. Il prossimo passo? Speriamo solo di avere la forza di tenerlo con noi. Non sarà facile trattenerlo sul mercato, proprio perché ormai ha dimostrato il suo immenso valore ed è diventato un vero e proprio portacolori di questa squadra".

il mercato di gennaio e la mancanza di giocatori "pronti"
"Non voglio cercare giustificazioni, ma ci tengo a darti un quadro più chiaro della situazione senza entrare troppo nello specifico. Prima di tutto, nel calcio, per comprare esperienza a stagione in corso tante volte sei costretto a barattare la salute e la stabilità finanziaria della società. Ci sono operazioni e mix che possono riuscire bene e altri meno; noi ci abbiamo provato e purtroppo non ha funzionato. Ma il punto è un altro: a gennaio, nella posizione di classifica in cui ci trovavamo noi, fare determinate scelte ti espone al rischio altissimo di riempirti la rosa di giocatori costosi che poi, l'anno successivo, non ti servono più o diventano un peso insostenibile. Tu oggi giustamente dici: 'Se aveste preso giocatori più esperti e la mossa avesse funzionato, oggi avreste avuto qualche punto in più'. È vero, sì. Ma se quella mossa non avesse funzionato e fossimo retrocessi lo stesso, l'anno prossimo avremmo dovuto affrontare problemi economici e gestionali infinitamente più grandi rispetto a quelli che, invece, avremo ripartendo da questi ragazzi giovani e di proprietà. C'è poi un ultimo fattore fondamentale, che mi ricollega a quello che dicevo all'inizio riguardo alla nostra errata valutazione dell'appeal in Serie A: sul mercato, e in particolare quando cerchi l'esperienza, non sempre 'volere è potere'. Spesso si pensa che basti avere la volontà di prendere un giocatore per riuscirci, ma per una squadra come il Pisa, affacciatasi in Serie A per la prima volta dopo 34 anni e in lotta per non retrocedere, non sempre voler ottenere un certo tipo di calciatore significa riuscire effettivamente a portarlo a casa. Noi non ce lo saremmo mai immaginato un epilogo del genere, considerando quello che rappresenta il Pisa, l'importanza del nostro territorio e il calore di questa piazza. Però, quando sei lì a lottare e guardi in faccia la realtà della classifica, alla fine ti ritrovi quasi a doverti rispondere: 'Ma chi deve retrocedere, se non il Pisa?'. Allora cerchi di farti venire delle idee per colmare il divario, cerchi in ogni modo di compensare questo gap. E magari ci puoi anche riuscire nel breve termine, ma il rischio reale, come dicevo prima, è quello di finire per barattare la salute finanziaria della società. Non è per niente facile. Da fuori può sembrare tutto molto semplice, ma poi quando vai a tirare le somme ti scontri con i numeri. Rispetto ad altre squadre storiche di Serie A, noi abbiamo ovviamente incassato e potuto spendere molto meno. Se vai a tirare una riga sui bilanci e sugli investimenti degli ultimi tre anni, ti accorgi che tra noi e loro ci sono tanti zeri di differenza. Ma tanti, tanti, tanti. Quindi, la domanda è: dove sta l'equilibrio? Potevamo fare di meglio? Certo che sì, ci abbiamo provato con tutte le nostre forze e potevamo fare scelte migliori. Però quello che voglio cercare di trasmettervi oggi è che non è mai facile bilanciare la sostenibilità e la continuità di un progetto a lungo termine – per dargli modo di crescere e consolidarsi negli anni – paragonata all'esigenza e alla frenesia di voler ottenere tutto e subito".

gli errori commessi e gli investimenti sul mercato
"Le società di calcio non muoiono e non falliscono per i costi dei cartellini dei giocatori acquistati, specialmente se stai investendo su ragazzi del 2005 o del 2006. Quello che uccide davvero una società è il monte ingaggi. Ricordati sempre questo: le società muoiono quando tutti i mesi si ritrovano a dover pagare stipendi salatissimi a giocatori che non riusciranno mai a dismettere o a rivendere, e per i quali, se vogliono liberarsene, devono persino pagare i famosi 'incentivi all'esodo'. È un discorso completamente diverso se tu vai a prendere dei ragazzi giovani, nati nel 2003, 2004, 2005 o 2006. Le prospettive cambiano, perché fra sei mesi o un anno avrai a bilancio dei giocatori che puoi rivendere creando valore."

L'errore di valutazione e la strategia sui giovani
"L'errore principale di un dirigente che pianifica la stagione sta proprio qui. A un certo punto bisognava guardarsi in faccia e dire: 'A questo livello siamo ancora troppo bassi per la Serie A'. Invece noi abbiamo immaginato di potercela fare. Probabilmente eravamo troppo lontani da quella che è la reale dimensione della massima serie. Però credimi, non è mai semplice bilanciare le cose. Non è facile inserire in rosa dei ragazzi giovani e affiancarli a giocatori con una certa esperienza, che richiedono un certo stipendio e che hanno la dimensione per stare in questa categoria. Perché c'è una bella differenza: nel momento in cui retrocedi con dei ragazzi del 2002, 2003, 2004 o 2005, hai comunque in mano dei patrimoni che ti danno la possibilità di garantire un percorso futuro e una stabilità alla società. Se la stessa cosa la fai con quattro o cinque giocatori di trent'anni, il discorso cambia radicalmente. Certo, se vinci e ti salvi va tutto bene; ma se retrocedi, l'anno dopo sei bloccato. Non mi piace fare paragoni o nominare altre squadre, perché altrimenti si finisce sempre per fare i conti in tasca agli altri, calcolando quanti soldi hanno messo di qua o di là. Ma in una piazza con la dimensione del Pisa, l'obiettivo strutturale deve essere chiaro: dobbiamo garantire la Serie B come categoria di stabilità assoluta e puntare a conquistare la Serie A il più spesso possibile. Questa è un'identità e una solidità che non dobbiamo mai perdere. Essendo una città di provincia, dobbiamo essere bravi a compensare con le idee e la programmazione quello che piazze più grandi hanno già di natura. Se domani mattina l'azionista si svegliasse e dicesse di voler fare improvvisamente delle follie sul mercato, prendendo decisioni completamente distanti dai nostri criteri di sostenibilità economica, magari nell'immediato il tifoso sarebbe anche felicissimo. Ma la vera domanda che dobbiamo farci è: quanto durerebbe tutto questo? Torniamo all'anno in cui siamo entrati noi in società, tra il 2016 e il 2017. Fate il conto di quante società di quella Serie B, che all'epoca era a 22 squadre, sono ancora a questi livelli. Ve lo dico io: tre. Noi, il Frosinone e il Verona. Tutte le altre, in questi dieci anni, o sono retrocesse in Serie C oppure sono direttamente fallite e ripartite dal basso. Tutte quante. Noi siamo una delle pochissime eccezioni. Ribadisco, la mia non vuole essere una giustificazione per la retrocessione di oggi. Magari io ho un carattere e delle spalle larghe che mi permettono di reggere bene questo genere di pressioni ambientali, ma un domani non ci sarò più io. Se la persona che prenderà il mio posto venisse messa sotto una pressione mediatica così forte per spendere e ottenere risultati immediati, magari finirebbe per fare scelte avventate. Scelte che, pur di accontentare la piazza nel breve termine, rischierebbero di arrecare danni gravissimi alla realtà e alla sopravvivenza del club. Quello che voglio dirvi è questo: provate a pensare a quante volte, dopo la finale playoff persa contro il Monza nel maggio 2022, ci siamo indispettiti e lamentati per un nono o un decimo posto in classifica. Andate a guardare cosa succede di solito alle squadre che perdono quelle finali: c'è chi l'anno dopo è crollato ed è finito a fare i play-out. Noi invece abbiamo tenuto botta. Oggi, ovviamente, siamo tutti scuri in volto e facciamo mea culpa, hai ragione tu Andrea. Però credimi: questi ragazzi meritavano molto di più. Se penso ai punti persi all'ultimo minuto contro il Sassuolo, o contro il Milan, o alla partita in casa contro il Genoa... penso di non aver mai visto una serie di episodi così sfortunati tutti insieme. utto questo discorso non significa che, potendo tornare indietro, non farei scelte diverse. Anzi. Come vi ho già detto prima, abbiamo commesso due grandi errori di valutazione: da un lato abbiamo sovrastimato il nostro ottimo risultato dell'anno scorso, e dall'altro abbiamo sottostimato l'impatto della nostra realtà societaria in un palcoscenico come la Serie A. Il riassunto della nostra stagione è questo: mentre in Serie B eravamo abituati a essere una realtà 'straordinaria', sbarcando in Serie A ci siamo resi conto di essere semplicemente 'ordinari'. Siamo ordinari noi come dirigenti, è ordinario il nostro modo di gestire, sono ordinarie le nostre offerte economiche sul mercato ed è ordinaria la nostra struttura organizzativa per quel livello di competizione."

23:47 - INIZIO CONFERENZA

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