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Capello: "Ancora dentro il dubbio su Savicevic dell'Intercontinentale contro il Velez"

TMW - Capello: "Ancora dentro il dubbio su Savicevic dell'Intercontinentale contro il Velez"TUTTOmercatoWEB.com
sabato 24 settembre 2022, 18:53Serie A
di Luca Bargellini
fonte dal nostro inviato Luca Cilli

Arrivano altre parole dal palco del 'Festival dello Sport' di Trento da parte di Fabio Capello. Eccole: "La sconfitta è difficile da accettare. A Tokio giocammo la finale di Coppa del Mondo per club contro il Velez. Arrivammo in Giappone tre giorni prima. Mi dissero che Savicevic non avrebbe potuto giocare per squalifica. Preparo la partita senza la presenza di Dejan. Tuttavia poi mi dissero che c'era un errore. Savicevic non era squalificato e potevo utilizzarlo. Mi chiesi cosa fare, se far giocare Florin Răducioiu oppure Savicevic. Andò male perché perdemmo. Mi sono chiesto se fosse stata giusta la scelta. Moralmente si, però con Savicevic la partita probabilmente potevamo vincerla. Questa sconfitta e questo dubbio me la porto dentro. Però moralmente, per via anche di ciò che penso del rispetto, di essermi comportato bene. La sconfitta non ti fa dormire. Qualche volta serve, ma la vittoria di più perché fa superare i problemi. Li nasconde e permette di nascondere in difetti. È importante sapere convincere anche con le sconfitte. Serve anche all'allenatore, un uomo solo contro 30 giocatori. Che osservano, ti osservano attentamente. Valutano il leader e la tua leadership.

Capello continua: "Al Milan abbiamo fatto cose incredibili. Roma è una città difficilissima, complicato anche il modo di lavorare e comunicare. In questi posti ti lasciano qualcosa di diverso. Il Real, il Bernabeu è un santuario. Le responsabilità erano enormi. Il Real è la squadra che mi è rimasta più nel cuore perché l'ho dovuta costruire portando dei calciatori che pensavi potessero fare la differenza. Al Milan l'avevo trovata fatta e poi aggiustata e c'era una grande organizzazione alle spalle. Al Real Madrid bisognava avere carisma per farti seguire da tutti. Avevo in prima squadra quatto calciatori di 20 anni, presi Seedorf dalla Sampdoria e Roberto Carlos per la difesa. Il Real è la squadra che più ho sentita mia, perché l'ho fatta io. Successivamente vennero Cassano e Ronaldo, due che però non facevano vita da atleti. La decisione di mandare via Ronaldo e mettere in disparte Cassano aiutò a creare un gruppo vincente. Recuperammo 9 punti di svantaggio a 10 gare dalla fine dal Barcellona. Sono orgoglioso ancora di questo successo. Ricordo una telefonata di Berlusconi quando decisi di vendere Ronaldo. Mi chiese come era e dissi che non voleva allenarsi, gli piacciono molto le donne e fare feste e gli dico di lasciare stare. Il giorno dopo in prima pagina vidi 'Ronaldo al Milan'. Fu una cosa troppo divertente".