Calcagno (AIC): "Tanti fraintendimenti sul fondo di fine carriera. Ecco come stanno le cose"
“Sulla gestione del Fondo di Fine Carriera circolano ancora oggi numerosi fraintendimenti”. Umberto Calcagno, presidente dell'AIC, lo ha dichiarato in una lunga intervista a Domani. “Uno dei temi più ricorrenti riguarda la presunta mancanza di trasparenza. In realtà, ogni calciatore che ne faccia richiesta ha la possibilità concreta di accedere al portale dedicato al Fondo e consultare nel dettaglio la propria posizione personale. Attraverso questo strumento, infatti, è possibile verificare con precisione tutti i versamenti effettuati mese per mese, oltre agli eventuali avanzi di gestione che vengono distribuiti su base annuale”.
La questione è stata sollevata dall'Assocapp, neonata associazione rivale dell'AIC, che in Beppe Dossena il presidente pro tempore e in Emiliano Viviano uno dei principali esponenti. Tra le tematiche, appunto, la presunta poca trasparenza del fondo: "Diverso è invece il discorso relativo all’accesso ai dati complessivi sulla gestione del Fondo - ha proseguito Calcagno -. Questo tipo di informazioni, per loro natura, non sono nella disponibilità del singolo iscritto, ma rientrano nella sfera delle parti collettive che amministrano il Fondo stesso, esattamente come accade per qualsiasi altro fondo previdenziale. Ed è proprio su questo punto che nasce un secondo grande equivoco: è fondamentale ribadire che il Fondo di Fine Carriera non coincide con il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), ma rappresenta una forma di previdenza con regole di funzionamento completamente differenti. Di conseguenza, è errato aspettarsi che il Fondo operi secondo le stesse logiche del TFR, ad esempio in termini di interessi garantiti o rivalutazioni automatiche. Nel caso del trattamento di fine rapporto, infatti, la legge impone al datore di lavoro il riconoscimento di un interesse annuo dell’1,5% e di una rivalutazione pari allo 0,75%. Nulla di tutto questo è previsto per un fondo previdenziale, dove i rendimenti non sono garantiti ma dipendono dall’andamento della gestione complessiva.
"A questo proposito”, è opportuno anche chiarire un’altra affermazione che circola con una certa insistenza, secondo cui alcuni calciatori sarebbero riusciti, attraverso azioni legali, a ottenere somme che inizialmente non erano state loro liquidate. Questa ricostruzione non corrisponde al vero. Esistono casi in cui, dopo un primo ritiro, alcuni soggetti hanno successivamente maturato ulteriori diritti in seguito a una seconda carriera, ad esempio come allenatori o preparatori atletici, ma non si tratta di somme recuperate perché precedentemente non corrisposte”.











