Davvero il Como ha solo stranieri? Con l'Europa pronti cinque baby italiani per Fabregas
Il Como è davvero la rovina del calcio italiano? Tutt'altro. Spesso e volentieri ci si ferma alla superficie, come Goldaniga unico nazionale da minutaggio ridotto (14 minuti complessivi) sotto la guida di Cesc Fabregas. Invece il club biancoblù è architetto di una rivoluzione in Lombardia e nella Penisola. La proprietà lariana ha infatti attivato una macchina operativa meticolosa che ha stravolto le gerarchie del calcio giovanile locale: con un’Academy composta per il 95% da ragazzi italiani, la società adotta una strategia precisa sul mercato dei baby talenti. L'obiettivo non è solo quello di competere con i colossi Inter, Milan e Atalanta nello scouting, ma di prelevare i migliori prospetti in circolazione e plasmarli secondo l'identità tattica rappresentata da Fabregas. Sin dall'Under 15. Garantendo così una transizione fluida verso il professionismo.
Questa visione lungimirante si intreccia con le ambizioni europee del Como. Infatti, per partecipare alle competizioni oltre confine l’anno prossimo sarà necessario il rispetto delle rigide liste UEFA, che impongono una quota specifica (4) di calciatori formati nel vivaio del club. Investire massicciamente sul territorio è la volontà del club, nel rispetto di un programma sostenibile e duraturo. Così da produrre in "casa" i campioni del domani. Evitando così pesanti investimenti sul mercato. I frutti di questo lavoro sono attesi nei prossimi 4-5 anni e promettono di trasformare i lariani in un modello di eccellenza. Grandi capitali internazionali uniti alla valorizzazione delle risorse calcistiche italiane.
Ma chi sarebbero questi piccoli talenti dal futuro luminoso che potrebbero giocare per Fabregas un giorno? Vi proponiamo cinque nomi:
Lorenzo Bonsignori
Soffiato all’Atalanta, se ne parla benissimo. Ala destra di 19 anni, la scorsa stagione ha collezionato 15 presenze e 2 gol tra tutte le competizioni (Primavera 1, Coppa Italia e UEFA Youth League). Alcuni scout assicurano sia uno dei giovani più divertenti da vedere all’opera. Longilineo, 185 centimetri, mancino che gioca a destra e pure a sinistra. Etichettato dribblomane, c'è chi dice abbia il fisico ideale per tenere botta ad alti livelli. Ha già indossato la maglia della Nazionale U18 italiana con 4 partite internazionali disputate, debuttando nell'U19 lo scorso ottobre. Il giocatore più "pronto" per il salto in prima squadra da Fabregas, non a caso ha già esordito con i "grandi" in Coppa Italia contro il Sassuolo (24 novembre).
Cristiano De Paoli
Originario di Pordenone, cresciuto nelle giovanili neroverdi, è arrivato la scorsa estate in prestito con diritto di riscatto dall'Udinese. Difensore 18enne, nel giro dell’Italia U19 con la quale ha disputato le prime 3 partite nelle qualificazioni agli Europei di categoria. Parte centrale di sinistra, dotato di 186 centimetri, è molto apprezzato per le doti in fase di copertura alle spalle della retroguardia. Ruba l'occhio per pulizia tecnica e uscita palla al piede, must richiesti in prima squadra. Deve ancora migliorare la struttura fisica, ma è l'esatto identikit di centrale moderno. Quattro le convocazioni di Fabregas al seguito della sua ciurma in Serie A. Diventano 6 le chiamate con i big contando la Coppa Italia.
Alessio Baralla
Altro giro, altro italiano. Classe 2008 come De Paoli, è un playmaker puro, baricentro basso. Solito posizionarsi tra i centrali con personalità e iniziativa in fase di impostazione, alto 1,70 metri, ricorda alcune caratteristiche di Lobotka, anche per velocità di pensiero. Gli osservatori del Como sono stati abili a pescarlo dall'Empoli, scuola calcio storicamente importante che ha sfornato diversi gioielli negli anni (Zielinski, Bennacer, Asllani). Da febbraio in prestito con obbligo di riscatto, si vocifera sia cosa fatta la sua permanenza sponda lariana, sintomo di fiducia da parte del club. Tre apparizioni con l'Italia U19, nel corso delle qualificazioni agli Europei di marzo, ha confezionato un assist nella vittoria (2-1) sull'Irlanda. Il potenziale c'è.
Matteo Papaccioli
Mezzala di corsa e intensità. Peculiarità: gioca da sotto età nella Primavera, lui sì sfornato direttamente dall'Academy del Como. Alto 1,75 metri, la carta d'identità recita 17 anni (il 9 maggio diventerà maggiorenne), non ha un fisico da pesi massimi ma si fa notare per geometrie di gioco e predisposizione da trequartista. Può slittare sull'esterno, spesso e volentieri finisce per giocare sotto punta perché le sue qualità in fase di rifinitura sono evidenti. A supporto di un mancino fatato. Un repertorio tecnico, a detta degli osservatori, completo. Per chi è a caccia disperata di paragoni potrebbe essere una fusione tra Barella e Miretti. Lato Nazionale: ha esordito con l'Italia U18 lo scorso ottobre e vanta 3 presenze complessive. Al momento è fermo ai box per un grave infortunio al crociato.
Samuele Pisati
C'è un altro teenager. Seconda punta, classe 2009, considerato come uno dei più grandi talenti italiani su piazza. Parola di numerosi addetti ai lavori. Cresciuto Scuola Milan, dalle parti del Vismara, una piccola gemma giunta direttamente nella Primavera biancoblù la scorsa estate per diventarne parte fissa. Si tratta di un '10' a tuttocampo, all'occorrenza abile ad abbassare il raggio di azione per favorire la costruzione dal basso. Il bello però nasce sulla trequarti, occhi rivolti alla porta: 5 gol e 6 assist finora in 22 partite giocate sotto la guida di Buzzegoli. Per caratteristiche viene in mente l'immagine di Baturina, con qualche centimetro in più. Quattro le apparizioni con l'Italia U17, dopo aver superato la trafila con le precedenti categorie.











