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Se mio nonno avesse le ruote… Inter in tilt, Inzaghi sbaglia anche le parole: i jolly sono finiti

Se mio nonno avesse le ruote… Inter in tilt, Inzaghi sbaglia anche le parole: i jolly sono finitiTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
domenica 2 aprile 2023, 07:30Serie A
di Ivan Cardia

Carlo Ancelotti, esportatore massimo del made in Italy in salsa pallonara, ha fatto scoppiare a ridere l'intera sala stampa del Bernabeu. A chi gli chiedeva se Vinicius in un'altra squadra sarebbe stato un giocatore diverso, il tecnico Reggiolo ha risposto tirando fuori la cara vecchia saggezza popolare: "Si mi abuelo tenia las ruedas era un carro". Se mio nonno avesse avuto le ruote, sarebbe stato un carretto. Di tanto in tanto, l'hanno declinata un po' tutti in vari modi: Gattuso ipotizzò una vita da flipper per il suo antenato, Di Maio da carriola, lo chef italiano Gino D'Acampo fece ridere la perfida Albione con la nonna e un'esistenza da bici. A distanza di tantissimi chilometri e pochissime ore da Ancelotti, Simone Inzaghi l'ha riadattata alla partita di Romelu Lukaku: "Se avesse segnato quei due gol, staremmo parlando di una serata eccezionale". Per carità, non facesse il centravanti, non costasse 26 milioni lordi a stagione, non ci fosse da interrogarsi se i problemi sono nel fisico o nella testa.

Nella terra dei se, l'Inter è fuori dalla prossima Champions League. Se la Juve - che con tanto di fardello è già a meno sei - riguadagnasse i quindici punti, se il Milan questa sera battesse il Napoli, i nerazzurri sarebbero virtualmente quinti in Serie A. Ex aequo con la Roma, se i giallorossi battessero la Sampdoria. Il guaio, per Inzaghi e i suoi, è che in tutte queste ipotesi se la classifica dell'Inter è una fotografia già scattata: cinquanta punti, dieci sconfitte. Un andamento preoccupante, che non può più neanche essere nascosto dietro il clamoroso exploit del Napoli. La proiezione finale piazza i meneghini a 68 punti scarsi: non valgono il quarto posto dal 2016, quando curiosamente - all'epoca non bastava per l'Europa dei grandi - ci finì proprio l'Inter. In un'altra terra dei se di questo metaverso, l'Inter è viceversa molto più in alto in classifica: se Lukaku avesse fatto due gol ieri, se quello di Kostic fosse stato non convalidato, se a Monza non ci fosse stata un'altra controverso vicenda arbitrale. Presi singolarmente, tutti episodi che giustificano. Nel quadro di una sola stagione, troppi se per essere presi in considerazione.

Gli alibi sono finiti. E pure i jolly. Da un pezzo, direbbe qualcuno, non fosse che in Champions l'Inter si è magicamente trasformata, almeno finora. E quindi è in corsa per tre competizioni, compresa la più prestigiosa. Vista dalla prospettiva di Inzaghi, è la principale speranza. Non fosse per una campagna europea da incorniciare, i tempi sarebbero già maturi per altre decisioni: anche col quarto posto, che resta il minimo sindacale, una stagione da dieci sconfitte in campionato non può essere considerata che negativa. Non accadeva dal 2017, si concluse a quattordici e oggi il traguardo diventa pericolosamente vicino.

Non c'è solo Inzaghi. Dato che di quella campagna qualche merito l'avrà pure Inzaghi, non di solo allenatore si deve però parlare. Per inciso: nonostante il voto in pagella sia lontano dalla sufficienza, sulla serata di ieri l'ex Lazio ha responsabilità limitate, se non le solite legate a una cronica difficoltà nell’offrire variazioni sul tema. Se Lukaku… appunto. Si torna lì: nel contesto generale, non si può far finta di niente. Come non si può ignorare una squadra che continua a sbandare e troppo spesso si iper-valuta: lo stesso belga manda messaggini in bottiglia, ma lo score resta di tre gol in tre mesi. E ormai l'infortunio non è più una scusante. Dumfries cambia agente, ma da gennaio a oggi le sue quotazioni sono crollate in picchiata. Brozovic torna capitano e a dire la verità gioca anche benino, ma non tira fuori i suoi dalle secche. Lautaro è il trascinatore, entra e chiede un rigore non concepibile anziché puntare la porta. Bastoni alza le richieste d'ingaggio, ma il gol Bonaventura glielo segna sotto il naso. All'indomani di una sconfitta pesante, a due giorni dalla seconda tappa di un tour de force che vale una stagione, in casa Inter è il momento dell'autoanalisi, di nuovo. E Inzaghi sbaglia, a volte in campo a volte con le parole: per questo è il primo in discussione, anche in un mese talmente ingolfato che soltanto un disastro potrebbe far pensare a un cambio di rotta. Ma sarà mica solo colpa sua.

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