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L'architetto Nervi: "Il progetto della Lazio è l'unico che può tenere in vita il Flaminio"

L'architetto Nervi: "Il progetto della Lazio è l'unico che può tenere in vita il Flaminio"TUTTO mercato WEB
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Ivan Cardia
Oggi alle 21:13Serie A
Ivan Cardia

“Il progetto della Lazio è l’unico che può tenere il Flaminio in vita”. Lo scrive, in una lettera inviata al Comune di Roma, Pierluigi Nervi, nipote di Pier Luigi, l’architetto che ha firmato lo stadio Flaminio (ma anche il Franchi), oggi architetto dietro il progetto della Lazio per riqualificare l’impianto: “La maggior parte degli impianti sportivi dedicati al calcio in Italia ed all’estero, sono in via di ristrutturazione, sia in corso sia in progetto. Le norme sono cambiate, gli stadi si devono adeguare. In tutti i casi gli interventi sono ovviamente strutturalmente importanti, in generale tali da alterare la percezione dell’esistente rispetto al nuovo; in alcuni casi addirittura l’impianto precedente è stato demolito per realizzare quello nuovo. Non ci si è preoccupati di preservare la struttura attuale, anzi si è demolita.

Nella maggior parte dei casi si è provveduto a dotare i nuovi impianti di servizi e locali a vantaggio della collettività, per permettere sia un uso quotidiano sia un ritorno economico che ne consenta una corretta gestione. Perché dunque tanta astiosa opposizione per il progetto Flaminio a Roma? Ovviamente in ogni caso ci può essere, come anche tra noi coeredi, chi approva e chi è contrario ad un simile intervento; giova però evidenziare il fatto che il progetto in questione è il solo, alla data odierna, che può salvaguardare e mantenere in vita l’impianto realizzato per le Olimpiadi del 1960, che ha oramai superato la durabilità attesa per una struttura in cemento armato realizzata negli anni ’60, esposto agli agenti atmosferici per 67 anni, mai manutenuto secondo criteri di conservazione dei materiali idonei alle sue condizioni, bensì lasciato nell’incuria e nel degrado evidente che è sotto gli occhi di tutta la collettività con un inaccettabile impatto per la città di Roma in un quadrante di grande rilievo storico artistico.

Non esiste alcun caso di intervento di ristrutturazione/ampliamento che abbia lasciato inalterato il complesso precedente in modo sostanziale. Nel caso del Flaminio l’intervento sull’impianto attuale restituisce le funzioni e l’aspetto originari; quest’ultimo è garantito dal fatto che i nuovi telai strutturali avranno un passo, distanza tra di loro, doppia rispetto ai precedenti, permettendone la percezione e visibilità”. La lettera prosegue poi con diversi dettagli tecnici, e una conclusione: “Mi auguro vivamente che il progetto Lazio possa essere accolto ed approvato anche in considerazione del fatto che il nuovo impianto potrà essere nuovamente teatro di competizioni nazionali e internazionali come in origine, recuperando l’originaria funzionalità di stadio di calcio ed evitando, sotto la giustificazione di ventilati intenti di recupero, trasformazioni in improbabili e differenti funzioni d’uso che, in questo caso davvero, ne altererebbero il senso, la funzione e gli scopi originari”.

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