Lavezzi a cuore aperto: "Parigi ti vuole bene, ma Napoli ti travolge. Scelsi la Cina per soldi"
Ezequiel Lavezzi si racconta. L'ex attaccante argentino, che in Italia ha fatto faville con la maglia del Napoli, ha parlato proprio del suo impatto con il calcio italiano (e non solo), in un'intervista a cuore aperto al podcast argentino 'Olga': "All’inizio non fu facile, perché non mi sentivo pronto a lasciare la mia vita, i miei amici e le mie abitudini. In quel periodo arrivai perfino a pensare di smettere di giocare.”
Poi però è arrivato il Napoli. “Sì, a Napoli ho vissuto qualcosa di unico. La gente mi ha accolto come se fossi uno di loro e si è creato un legame speciale che ancora oggi faccio fatica a spiegare.”
Perché Napoli è stata così diversa dalle altre piazze? “Perché lì l’affetto del pubblico supera i limiti normali del calcio. A un certo punto non potevo più uscire di casa, ma allo stesso tempo sentivo di essere entrato davvero nel cuore della città.”
Quel livello di popolarità ti ha tolto libertà? “Moltissima, perché anche fare una cosa semplice diventava complicato. A volte, quando c’era mio figlio con me, dovevamo trovare modi assurdi per uscire tranquilli, ma resta comunque uno dei periodi più belli della mia vita.”
Ti è pesato vivere lontano da tuo figlio? “Sì, quello un po’ di senso di colpa te lo lascia sempre. Però sapevo anche che stavo costruendo il mio futuro e cercavo di esserci nei momenti in cui potevo.”
Che cosa ha rappresentato per te la Seleccion? “La nazionale è il massimo per qualsiasi giocatore e per me è sempre stato un sogno. Ci sono arrivato presto e col tempo ho imparato a viverla in modo diverso, senza farmi travolgere troppo da quello che si diceva fuori.”
Le critiche ti hanno mai condizionato? “No, perché non sono uno che vive leggendo o guardando tutto. Io sapevo quando giocavo bene e quando no, e mi bastava quello che sentivo io in campo.”
Parigi che cosa ha rappresentato nella tua carriera? “Parigi per me ha significato soprattutto libertà. Dopo anni in cui non potevo neanche camminare per strada, lì potevo uscire, passeggiare, andare a cena a piedi, e questo per me era già tantissimo.”
Eppure hai sempre detto che Napoli è un’altra cosa. “Sì, perché Parigi mi ha voluto bene, ma Napoli ti travolge. Lì la gente vive il calcio con una forza emotiva che non ho trovato da nessun’altra parte.”
Che ricordo hai dello spogliatoio del PSG? “Ho legato bene con tutti, anche perché arrivavano tanti giocatori dall’Italia e si parlava molto italiano. E poi con Zlatan è rimasto un rapporto vero: ci sentiamo ancora ogni tanto.”
Ibrahimovic com’era fuori dal campo? “Forte anche lì, esattamente come lo immaginano tutti. Una notte facemmo tardi insieme e il giorno dopo io mi allenai normalmente, mentre lui era distrutto e mi guardava stupito.”
Perché hai scelto di andare in Cina? “All’inizio la motivazione era economica, inutile negarlo. Poi, una volta arrivato lì, ho scoperto un’esperienza che mi ha dato molto più di quanto immaginassi.”
In che senso? “Ho trovato tempo, curiosità, libertà, persino una dimensione culturale che mi ha fatto bene. Pensavo di dover resistere due anni, invece sono stato così bene da restarne quattro.”
Avevi dubbi prima di partire? “Tantissimi, tanto che fu una delle poche volte in cui passai notti intere a chiedermi cosa fare. Parlai anche con compagni come Ibrahimovic, Thiago Silva, Maxwell e Pastore, e tutti mi dissero di cogliere quell’occasione.”











