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Psg-Bayern antidoto a Milan-Juve: in 90' gli stessi gol del weekend di A. Chissà perché siamo fuori

Psg-Bayern antidoto a Milan-Juve: in 90' gli stessi gol del weekend di A. Chissà perché siamo fuoriTUTTO mercato WEB
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Ivan Cardia
ieri alle 23:02Serie A
Ivan Cardia

La partita perfetta finisce 0-0. Lo diceva Gianni Brera, e aveva le sue ragioni: senza errori, non ci sono gol. Come spesso accade, quell’adagio è stato mal interpretato e riarrangiato ai limiti della distorsione: la partita perfetta è spesso irrimediabilmente noiosa. Specie se non è un caso ma, come accaduto nell’ultimo turno di Serie A, la norma o quasi: tre gare su dieci sono finite senza gol. Su tutte, ovviamente, spicca Milan-Juventus. Una partita da Champions League, per la posta in palio, diventata una gigantesca collezione di sbadigli per chiunque l’abbia guardata.

In Champions League, intendendo per tale quella vera e non quella che le formazioni italiane agognano a giocare come comparse, per pure ragioni di bilancio, il calcio è tutta un’altra roba. Paris Saint-Germain-Bayern Monaco, finita 5-4, è stata tutt’altro che perfetta: alle prodezze di Dembelé e Olise (il precedente e il prossimo Pallone d’Oro?), oltre a compagni e avversari in ordine sparso, si sono affiancati clamorosi errori difensivi. La ricetta, bisogna ammetterlo, per una partita forse imperfetta, ma maledettamente divertente.

In una sola gara, queste due squadre hanno segnato nove reti. Le stesse realizzate dalle formazioni di Serie A nelle gare tra sabato e domenica, da Parma-Pisa 1-0 all’orribile Milan-Juventus 0-0. Allargando il conteggio a tutta l’ultima giornata del massimo campionato italiano, si sale a venti. Contro nove in una partita, l’unica domanda è perché qualcuno dovrebbe preferire dieci gare noiose (con qualche eccezione, per carità) a una spettacolare.

L’altro interrogativo, partendo dal fallimento generalizzato delle nostre squadre in Europa, è molto retorico: chissà perché siamo fuori dalle coppe così presto. Nei giorni successivi a Zenica, e al terremoto al vertice della Federcalcio, abbiamo iniziato subito a discutere di nomi. Malagò contro Abete, tutti contro Gravina, il commissariamento, adesso pure il caos arbitri. Veleni incrociati, con un grande protagonista dimenticato: il pallone. Più che accarezzando, lo stiamo martoriando. E i ragazzi si divertono guardando una partita che finisce 5-4, dove si corre a mille all’ora, si fanno dribbling (questi sconosciuti), si ha il coraggio di puntare l’avversario e tirare in porta. Le partite perfette, che non hanno mai fatto la storia - citateci uno 0-0 memorabile -, servono solo a capire che c’è bisogno di un antidoto a tutta quella noia: gli altri l’hanno trovato, noi annaspiamo rancorosi alla sua ricerca.

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