Pulisic: "Il Mondiale in casa è un sogno. Io sul Monte Rushmore? Sì, insieme a McKennie"
Christian Pulisic, dal ritiro della nazionale statunitense, parla a Men’s Journal dell'esperienza al Mondiale del 2022 e di altri tanti argomenti legati all'attualità: "Ho imparato tantissimo su me stesso, sul gioco e sulla squadra. In alcuni momenti abbiamo fatto un lavoro eccezionale per arrivare dove siamo arrivati. Possiamo imparare molto da quella sfida a eliminazione diretta contro una grande squadra. I ricordi più belli, però, restano i momenti in hotel con i compagni, la consapevolezza di vivere qualcosa di enorme. È quello che sogni da bambino e trovartici dentro è pazzesco. Ora avremo questa opportunità nel nostro Paese: siamo entusiasti.
Torniamo al campo. Il tuo CT, Mauricio Pochettino, si è espresso recentemente sulle tue prestazioni al Milan, toccando anche il tema del digiuno dal gol. È stato molto protettivo, dicendosi soddisfatto del tuo rendimento generale. Quanto contano parole simili?
"Apprezzo sempre il sostegno. Non sono troppo preoccupato per il gol: sento di essere in un buon momento e di giocare bene. È un periodo interessante: ho sempre la sensazione che se giochi male ma segni, la gente ti osanni; se invece giochi bene ma non segni, succede il contrario. Bisogna solo andare avanti. La carriera è fatta di alti e bassi. Cerco solo di continuare così, stando bene fisicamente e sentendomi in fiducia. Questa è la cosa più importante".
Guardando al sistema di gioco di Pochettino, quanto è diverso da quelli in cui hai giocato in precedenza, tra Nazionale ed Europa?
"Abbiamo sperimentato diversi moduli, ma credo che lui porti una dinamica differente: uno spirito combattivo, una sorta di "cattiveria" agonistica. Sta costruendo una cultura forte, un gruppo di ragazzi pronti a lottare fino alla morte. Credo sia l'aspetto in cui siamo cresciuti di più".
Sono appena uscite le maglie per il Mondiale 2026. Cosa ne pensi? Qual è la tua divisa americana preferita di sempre?
"Penso che con queste abbiano fatto centro, sono bellissime. La cosa forte è che anche noi giocatori abbiamo avuto voce in capitolo. Una delle mie preferite in assoluto era quella con il gessato (pinstripes), e sono tornati un po' a quello stile. È un look molto pulito, elegante: credo che queste maglie resteranno impresse nella memoria della gente per questo Mondiale".
Chi metteresti sul tuo "Monte Rushmore" del calcio americano?
"Scelgo me stesso. Poi sicuramente Clint Dempsey e Landon Donovan. Per l'ultimo posto... mettiamoci Weston McKennie. È il mio "fratello", quindi scelgo lui".
Ultima domanda. Le voci di mercato in Europa sono tornate a farsi insistenti. Ci presti attenzione o te ne occupi solo quando diventa necessario?
"Di solito sono gli altri a scrivermi per chiedermi se le notizie siano vere, e io rispondo che non ne so nulla. Credo ci siano un tempo e un luogo per queste cose, e solitamente non è nel bel mezzo della stagione mentre sono concentrato sul campo. Non parlo con il mio agente di altri club o di trasferimenti in questo momento. Non mi lascio condizionare, non influisce sul mio rendimento. Se ci saranno opzioni se ne parlerà a tempo debito, ma ora non è la mia priorità. Al momento sono felice dove sono".











