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Roccati, preparatore dei portieri di Mancini: "I bombardamenti in Iran sembravano così lontani..."

Roccati, preparatore dei portieri di Mancini: "I bombardamenti in Iran sembravano così lontani..."TUTTO mercato WEB
Ivan Cardia
Oggi alle 17:40Serie A
Ivan Cardia

“Avevamo saputo dei bombardamenti in Iran, ma ci sembrava tutto così lontano”. Marco Roccati, preparatore dei portieri dell'Al-Sadd, squadra di Doha allenata da Roberto Mancini, racconta così la situazione che si vive in Qatar: “Domenica mattina eravamo in palestra ad allenarci regolarmente - ha dichiarato a Sky Sport -, quando il telefono ha cominciato a mandare un suono stranissimo e fortissimo: sul display è comparso prima un messaggio in arabo e poi in inglese che ci diceva di stare a casa e di non uscire, perché stava per iniziare un attacco verso il Qatar. Inizialmente, abbiamo pensato fosse un falso allarme antincendio, a volte capita, ma poi visto il messaggio e soprattutto visto che è suonato a tutti, ma proprio tutti i nostri telefoni, abbiamo iniziato a capire che fosse qualcosa di serio”.

Quando sono cominciati i bombardamenti?
“Pochi minuti dopo l’allarme. Abbiamo sentito le prime esplosioni, poi degli spari, vedevamo razzi esplodere in cielo. È stato impressionante. La sera, la società ci ha detto di stare tranquilli: ci siamo confrontati in campo con i giocatori e in qualche modo ci siamo rasserenati. Ma ora abbiamo deciso di non allenarci più”.

Come mai questa scelta?
“Perché alcuni giocatori ci hanno detto che non sarebbero usciti di casa. E quindi, per rispetto di tutti, ci siamo fermati. Penso che a breve verrà interrotto anche il campionato, ma il vero problema è che nessuno sa niente. Siamo relativamente sereni, ma non condivido per niente chi dice che qui sia tutto normale. Non è per nulla normale, ogni tanto sentiamo dei botti e facciamo fatica a capire se sono bombe che esplodono o dei banali mattoni o pezzi di acciaio che cadono in uno dei tantissimi cantieri qui di Doha”.

La gente è spaventata?
“Sì. Noi siamo relativamente tranquilli, dal momento che la società è a diretto contatto con le ambasciate, ma le altre persone no. Dormiamo in un hotel che si è riempito di italiani. Alcuni erano dei turisti che hanno banalmente fatto scalo a Doha e ora si ritrovano qui, in questa fase di stallo. Non hanno nemmeno le valigie, perché sono rimaste in aeroporto. Potrebbero dormire nelle loro stanze, ma hanno così paura che preferiscono stare nei corridoi o nella hall”.
 
Parlate con loro?
“Sì, spesso. Quando vedono Mancin è anche in qualche modo un motivo di svago. C’è grande discrezione, ma cerchiamo comunque di farci forza. Tra tanti interrogativi, anche personali”.

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