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Spezia, Polistina: "Educazione e formazione prima di tutto"

Spezia, Polistina: "Educazione e formazione prima di tutto"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Luigi Putignano/TuttoLegaPro.com
mercoledì 17 febbraio 2021 08:45La Giovane Italia
di La Giovane Italia
La Giovane Italia vi porta alla scoperta dei nuovi talenti del calcio italiano, raccontandovi ogni giorno, alle 8:45, le storie dei giovani di casa nostra e dei club che scommettono su di loro

Da sempre attenta al campo, ma anche e soprattutto a ciò che accade fuori, La Giovane Italia continua ad ascoltare le testimonianze di chi, da anni, proprio come noi, non si limita al rettangolo verde La puntata odierna del nostro viaggio vede come protagonista Gianluca Polistina, allenatore in seconda nella Primavera dello Spezia.

Dei tuoi anni all’Atalanta sappiamo che sei stato una figura importantissima per molti giovani del vivaio, come Fabio Castellano. Se i ragazzi ormai uomini parlano ancora di te un motivo ci sarà...
“I ragazzi che arrivano nel professionismo dai dilettanti hanno bisogno di un periodo di fisiologico adattamento, si cerca di incanalarli subito sui binari giusti. Fabio ha dimostrato di essere un bambino-uomo con comportamenti sempre positivi, si vedeva che alle spalle c’era un’ottima famiglia, fondamentale per la formazione del giovane calciatore. Non bisogna sostenere i ragazzi solo nei momenti belli, bisogna far capire loro anche le cose che non vanno bene. A prescindere dai ruoli e dalla professione è sempre l’uomo a fare la differenza. In questo contesto si deve assolutamente tenere conto dell’aspetto scolastico, cruciale per il percorso di ogni giovane. Credo fermamente che l’andare bene a scuola si rifletta anche nello sport, tanti pensano si giochi a calcio con i piedi, in realtà è la testa che conta più di tutto. Non sarà un caso se uno dei profili più interessanti della nostra squadra sia un ragazzo dagli ottimi profitti scolastici”.

Avendolo vissuto in prima persona, il settore giovanile dell’Atalanta tiene al percorso scolastico dei propri calciatori?
“Ho avuto la fortuna e l’onore di far parte della famiglia nerazzurra insieme al maestro Mino Favini, poi ho lasciato un contratto di cinque anni perché lui non ha proseguito il cammino. Noi eravamo molto attenti all’andamento scolastico, lo abbiamo sempre ritenuto fondamentale per la formazione del calciatore. I tempi adesso sono un po’ cambiati, si ha la concezione che il giocatore sia meno colto ed invece non è così. Ad oggi tutti i ragazzi hanno una media formazione, anche se dobbiamo ancora continuare a lavorare essendo indietro rispetto ad altri paesi”.

A proposito di cultura, il fair play si lega in maniera indissolubile al comportamento dei giovani. Quando eri sulla panchina del Milan Under 15, nella finale Scudetto contro la Roma i giallorossi si sono resi protagonisti di un gesto bellissimo…
“Un momento sublime, vedere i giovani della Roma consolare subito i miei ragazzi dopo il triplice fischio invece che festeggiare il tricolore fu davvero emozionante. Sono le società che fanno la differenza, soprattutto per un settore giovanile. Complimenti alla Roma, dietro quel gesto si cela una forza importante del club”.

Al di là della società, molto spesso sono i genitori e le famiglie a non aiutare, esercitando esagerate pressioni sui ragazzi. Cosa pensi a questo proposito?
“I genitori non devono creare aspettative. Per un adolescente è importante l’educazione e la formazione, come uomo ancor prima che come calciatore, poi sarà il tempo a dire di più sul giocatore. Mi rattrista il fatto che molti pensino di avere il campione in casa, a 15 anni. Anche perché se poi il ragazzo non si rivela all'altezza delle aspettative diventa dura recuperarlo. I protagonisti del gioco non sono gli istruttori, né gli allenatori, né tantomeno le famiglie. Il gioco è del ragazzo, c’è solo lui al centro di tutto”.

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