Beppe Sannino si racconta: "Pulivo i cessi in un manicomio, sono arrivato in Serie A"
"Pulivo i cessi in un manicomio e sono arrivato ad allenare in Serie A". Ci sono degli allenatori che pur non avendo scudetti o titoli in bacheca possono comunque raccontare storie incredibili. Tra questi c'è sicuramente Beppe Sannino, tecnico di lungo corso ora al Bellinzona, in Serie B svizzera, che in Italia può vantare sei promozioni, quattro campionati vinti, una panchina d’oro di Serie C e un’altra d’argento.
Nella sua carriera anche nove dimissioni. "Io parlo in faccia. Al Watford salutai 550mila sterline dopo 4 vittorie nelle prime 5" ha raccontato a La Gazzetta dello Sport, sottolineando anche il motivo per cui non torna in Italia: "So che il meglio l’ho dato e che sono in una fase calante, ma in Italia diventi un personaggio. Ti chiedono se mangi il panettone. E i social sono dilanianti. Alla mia età non voglio entrare in una centrifuga".
Partito dal niente, o quasi: "Nasco scugnizzo napoletano, poi mi sono trasferito a Torino. Ero l’unico che girava in pantaloni corti e infradito, da qui il soprannome “ciabattino”. Da calciatore ero genio e sregolatezza, ma nel frattempo lavoravo in ospedale. Sveglia alle 5, turno all’alba, sette ore lì e poi in campo ad allenare. In ospedale pulivo i cessi per l'equivalente di 900 euro. Lavavo i pavimenti con la segatura, c’erano scarafaggi e quant’altro. Al manicomio ho conosciuto la sofferenza vera".
Da quel momento, poi, la scalata fino alla Serie A con il Siena: "All’Olimpico, contro la Roma, pensai: “Ce l’ho fatta”. Totti e gli altri uscirono da sotto la Sud, sembravano gladiatori. Chiesi al mio vice: “Oggi quanti ne prendiamo?”. Finì 1-1. Una delle partite più belle mai fatte. Il Napoli? Mandai a quel paese De Laurentiis. Ovviamente non pensavo fosse lui, ma uno scherzo. “Hai già fatto con Zamparini a Palermo?”. Gli risposi di sì". Ma sui calciatori a cui è più legato, Sannino non ha dubbi: "Gli umili, come Gazzi o Brienza. Conservo il messaggio di un giocatore libico. “Sei stato un padre”. Eccolo, il mio scudetto".











