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D'Aversa: "Felice per le tante chiamate, il progetto prima della categoria"

ESCLUSIVA TMW - D'Aversa: "Felice per le tante chiamate, il progetto prima della categoria"TUTTO mercato WEB
© foto di Image Sport
mercoledì 29 marzo 2023, 10:00Serie A
di Luca Cilli

Fra gli allenatori più richiesti e cercati sul mercato c’è senza dubbio Roberto D’Aversa. Già a partire dalla scorsa estate infatti sono state diverse le società di Serie A e Serie B che lo hanno contattato per cercare di convincerlo a rientrare in pista. D’altronde D’Aversa viene da sempre considerato come uno degli allenatori più bravi e preparati fra quelli della nuova generazione. L’esperienza con la Sampdoria è stata l’ultima tappa in ordine cronologico di un percorso professionale iniziato in B con la Virtus Lanciano e che a Parma ha vissuto momenti unici. Da subentrante, in C, vinse il campionato e l’anno dopo riuscì a ripetersi anche in B riportando il club nel giro di un anno e mezzo in Serie A dove conquistò due salvezze brillanti e tutt’altro che scontate. Quel Parma giocava bene ed otteneva risultati, centrando diversi obiettivi in campo ma anche fuori. D’Aversa lancia e valorizza tanti giovani che poi si affermano a determinati livelli: da Bastoni a Dimarco passando per Kulusevski, giusto per fare qualche nome. Ed a livello di numeri anche i mesi alla guida della Sampdoria non sono stati negativi: fino a gennaio 2021 infatti nelle 24 partite fra campionato e Coppa Italia ha messo insieme 7 vittorie e 5 pareggi, 26 punti complessivi e squadra fuori dalla zona retrocessione. Un percorso dignitoso considerato il livello tecnico non eccelso di quella Samp. Adesso Roberto D’Aversa è pronto a ripartire, ed in esclusiva a Tutto Mercato Web torna a parlare di quello che è stato e di ciò che sarà.

D’Aversa, è stato fra gli allenatori più richiesti e cercati in tutti questi mesi. Le ha fatto piacere questo interesse nei suoi confronti?

“Sicuramente, quando si ricevono delle chiamate fa sempre molto piacere. Ce ne sono state sia dalla Serie A che dalla Serie B, è chiaro che poi si fanno delle valutazioni sulla base di un progetto duraturo. Non ci sono stati dei rifiuti da parte mia per alcune situazioni che si sono venute a creare. Magari quando non si trova un accordo si parla di rifiuto, ma effettivamente non ce ne sono stati se non uno, di poco tempo fa, in Serie B”.

C’è stata una squadra che per un momento l’ha convinta più delle altre?

“Devo dire che quando c’è stata la chiamata da parte della Salernitana da parte mia c’era la volontà di andare in una piazza così importante. Avevo anche assistito ad una partita dal vivo dove avevo portato mio figlio a vedere Candreva, una promessa che gli avevo fatto. Non sono rimasto stupito, perché Salerno come piazza sia da calciatore che da allenatore la conoscevo per averla affrontata più volte, ma l’entusiasmo che trasmette quel pubblico è veramente coinvolgente. Alla fine però non ci sono state alcune circostanze per far sì che potessi andare a Salerno”.

Sia il presidente Iervolino che il direttore sportivo De Sanctis hanno parlato molto bene di Lei. Magari il discorso può essere ripreso in futuro?

“Ci siamo lasciati bene. Morgan De Sanctis lo conosco da tanti anni, ed ho avuto il piacere di conoscere anche il presidente Iervolino in video-call e mi ha fatto un’ottima impressione. A prescindere da come sono andate le cose auguro il meglio ad una piazza importante come quella di Salerno”.

In questo periodo sta vedendo molte partite? Si sta aggiornando?

“Si, ho seguito e sto seguendo tante partite: Mondiali, Serie A ed anche altre categorie come la Lega Pro perché spesso vado a vedere anche il Pescara e gli allenamenti di Zdenek Zeman, che per noi giovani allenatori resta sempre un maestro. Sono veramente tante le partite che vedo in questo periodo, cosa che magari non accade quando lavoro. Ed in più ho avuto la fortuna di andare una settimana a Bergamo per seguire mister Gasperini, e ringrazio pubblicamente sia lui che l’Atalanta. Ho visto una grande organizzazione ed appurato di persona la bravura di un allenatore che sta facendo dei risultati importanti. E’ stato bello vederlo dal vivo ed ho scoperto cosa significa essere un grande allenatore come lui. Spesso e volentieri curava anche il particolare, cose che magari vengono fatte nel settore giovanile e non in una prima squadra composta da giocatori importanti. Ed invece Gasperini si dedica a migliorare il proprio calciatore, sia il giovane che quello esperto, anche su tutte le altre situazioni. Ero curioso di vedere Gasperini al lavoro, non tanto per il suo modo di fare calcio quanto per come lui trasmette ed insegna calcio in campo. E’ un talento naturale, non aveva neanche un foglio di preparazione dell’allenamento. Vuol dire che riesce anche a cambiare a seconda dello svolgimento del singolo allenamento. Pensavo che fosse un allenatore molto bravo, ma vedendolo dal vivo sono rimasto davvero stupito”.

A proposito di grandi allenatori: lei che lo conosce bene, è rimasto sorpreso dalla separazione di fra il Tottenham ed Antonio Conte prima della fine della stagione?

“Un po' si perché già dall’anno scorso stava portando avanti il suo lavoro. E’ chiaro che si sapeva sin dall’inizio che sarebbe andato in un club importante ma non fra i migliori del campionato. Antonio è un allenatore che si conosce, è uno dei migliori e quando allena vuole vincere. Su questa situazione credo che abbia influito molto anche il problema fisico e l’intervento che ha avuto. Vedendo anche il suo saluto al Tottenham credo che il rapporto si sia interrotto in maniera corretta da parte di entrambi”.

E’ vero che vuole tornare ad allenare in Italia?

“Credo di si, in questo ultimo periodo non lo sto sentendo ma credo proprio di si. Lo ha dichiarato anche lui pubblicamente che comunque l’Italia è sempre l’Italia”.

Tornando a Gasperini, può essere il suo ultimo anno con l’Atalanta ed eventualmente è pronto per una grande squadra? Allenare dei top player per un carattere come quello di Gasperini può essere un problema?

“Quando sono stato a Bergamo gli ho detto che secondo me lui è un allenatore pronto anche per la Premier League perché lui fa un calcio fisico, tanto che l’Atalanta è la squadra più inglese del calcio italiano. Penso che Gasperini è pronto e merita un salto di qualità, in un top club italiano oppure all’estero. Lo dico con il massimo rispetto per l’Atalanta dove la proprietà, che conosco e sa fare calcio, ha portato il club ad un livello europeo”.

Ma poi, è vero che i grandi campioni sono più complicati da allenare oppure è una delle frasi fatte che girano nel mondo del calcio?

“Io ho avuto la fortuna di avere Bruno Alves, un campione, e Gervinho che comunque è stato un calciatore top. Poi dipende anche dall’età in cui li alleni e di come vengono gestiti. Però sono giocatori che alzano il livello dell’allenamento, della professionalità e della qualità della squadra. Più campioni si hanno e meglio è. Il problema è allenare i giocatori meno bravi, non quelli bravi”.

Gli allenatori bravi sono quelli che, oltre ad ottenere i risultati, migliorano i calciatori. E lei ne ha lanciati tanti. Bastoni, ad esempio, che ha voluto a Parma. Si aspettava questa crescita che lo ha portato a diventare un giocatore fondamentale per l’Inter?

“Alessandro è venuto a Parma dopo un piccolo intervento al menisco. Già ai tempi del Lanciano, in Serie B, con il direttore Luca Leone avevamo provato a prenderlo. Quando arrivò da me lui era abituato a fare un tipo di calcio totalmente differente da come interpretavamo noi la fase difensiva. Gli ci è voluto un po' di tempo sia per rimettersi apposto fisicamente che per capire alcune situazioni, ma nel momento in cui partì titolare nella partita che vincemmo contro il Torino iniziò la sua carriera. Secondo me sotto l’aspetto tecnico e di gestione palla è uno dei migliori, ha una efficacia nel passaggio in verticale non comune fra i giocatori top a livello europeo. Dal mio punto di vista deve migliorare sotto il profilo della cattiveria del difensore, ma credo sia già un top player. E’ un leader silenzioso, come me quando giocavo. Ci sono diversi modi per esserlo: in campo, con le doti tecniche, con la dialettica. Non è uno che parla tanto ma in campo si fa rispettare. Lo definisco un leader tecnico, perchè sulla costruzione dell’azione è fra i migliori al Mondo. Sono contento per lui”.

Nell’Inter c’è anche Dimarco che proprio a Parma, sotto la sua gestione, è migliorato parecchio. E’ rimasto stupito oppure si aspettava questo exploit?

“Federico ha pagato il fatto di non poter giocare ai più alti livelli per via di non essere molto alto. Ma il piede che ha lui difficilmente lo si può ritrovare in altri calciatori. Può fare qualsiasi cosa, se decide di mettere la palla in un certo punto della porta riesce a piazzarla lì. Con me è cresciuto sotto il profilo difensivo, ma credo che nel suo percorso gli sia servita molto l’esperienza di Verona con Ivan Juric dove ha lavorato sul riferimento e cambiato anche ruolo. Spesso e volentieri infatti ha fatto delle grandi partite anche da braccetto oltre che da quarto di sinistra. Questa completezza l’ha raggiunta anche nell’anno con il Verona. Sotto l’aspetto tecnico parliamo di un giocatore fortissimo e lo sta dimostrando con l’Inter, quando arriva al cross oppure al tiro è un calciatore devastante. Paga la sua struttura fisica, ma può sopperire con il lavoro, la sua determinazione e la sua cattiveria agonistica”.

Darmian si è rilanciato a determinati livelli nel suo Parma. In questo caso ha dovuto lavorare più sulla testa del giocatore piuttosto che sotto il profilo tecnico?

“A dir la verità ho lavorato più su quella continuità che non aveva più avuto in Premier League con il Manchester United. Ho trovato un ragazzo eccezionale, che sento tutt’ora. Ed il fatto che contro il Porto in Champions League è stato il migliore in campo dell’Inter mi ha reso molto felice perché è un bravissimo ragazzo, umile, che ogni padre vorrebbe per la propria figlia. Come giocatore può ricoprire diversi ruoli, sia come terzino oppure come braccetto. Ho sempre apprezzato la sua duttilità e la sua umiltà, ricordo che quando venne a Parma tutto sembrava tranne che un calciatore che aveva giocato con l’Italia ed in Premier League. Si è subito messo a disposizione, sapevamo che Parma sarebbe stata una tappa intermedia prima di andare all’Inter. E sta dimostrando di essere un giocatore da Inter”.

La sorpresa più grande è stata quella di vedere Pasquale Mazzocchi in nazionale? Oppure nel momento in cui lo ha cambiato di ruolo, da attaccante esterno a terzino, era convinto che sarebbe potuto arrivare lontano?

“No, non è stata una sorpresa. In questo caso ho riportato una mia esperienza personale di quando ero calciatore. Ahimè in quella occasione non ascoltai Giovanni Galeone che mi disse che se avessi cambiato ruolo sarei arrivato in Nazionale. Lui infatti mi vedeva come terzino destro e non come centrocampista. Io ero giovane e mi vedevo in un altro ruolo, non gli diedi retta. Con il mister quando ci incontriamo mi ricorda ancora oggi questo episodio. Pasquale Mazzocchi faceva l’attaccante esterno e già ai tempi della Lega Pro aveva un ‘motore’ al di sopra della normalità. Io ho cercato di sfruttare al meglio le sue caratteristiche. Avendo un’ottima gamba infatti riusciva a sfruttare meglio le sue potenzialità partendo da dietro. Sono andato a vederlo a Salerno e mi ricordò, insieme al suo agente, di quando gli dissi che se avesse cambiato ruolo sarebbe arrivato in Nazionale. Ma il merito è solo ed esclusivamente suo. E’ un ragazzo eccezionale, lo avrò sentito parlare due o tre volte. Con lui bastava uno sguardo per capirci, è un calciatore che ogni allenatore vorrebbe sempre avere in squadra perché è uno di quelli che non si tira mai indietro e da sempre il 110% facendo tutto quello che dice l’allenatore. Per me può ambire anche ad arrivare in squadre importanti, nel suo ruolo non ci sono tanti giocatori. Nella rosa di una squadra top ci può stare benissimo”.

D’Aversa, la soddisfazione maggiore è stata quella di aver lanciato Kulusevski, ora al Tottenham dopo l’esperienza con la Juventus? Cosa la colpì di quel calciatore che venne a Parma in A direttamente dalla Primavera dell’Atalanta?

“Lo vidi durante la semifinale scudetto Primavera a Parma, si giocava al Tardini ed approfittai per seguirlo dal vivo. Dietro a Dejan c’erano già tante società, ad esempio il Cagliari che aveva già fatto un’offerta importante per acquistarlo. In quel caso è stata brava anche la società, abbiamo sfruttato i buoni rapporti che c’erano fra i club e quello con l’allora direttore sportivo dell’Atalanta Sartori con cui spesso ci sentivamo per alcuni giovani. Con me a Parma avrebbe potuto giocare di più rispetto ad altre squadre, questo ha fatto la differenza. E nel momento in cui ha giocato ha stupito tutti. Nella costruzione della squadra lo avevamo inserito a centrocampo. Ma poiché avevo bisogno di un esterno offensivo mancino che giocasse a piede invertito dopo due allenamenti puntai su di lui. Sin da subito ha catturato l’occhio per la forza, la determinazione e la voglia che aveva di arrivare. Non voleva mai perdere, nemmeno in allenamento. Spesso e volentieri lo stuzzicavo perché volevo che non perdesse equilibrio. Devo dire che ha fatto un grandissimo campionato, al di sopra delle aspettative. Un giocatore che esce dalla Primavera ed è subito così determinante in Serie A non lo ricordo. Forse insieme a lui Bastoni”.

Kulusevski passò dal Parma alla Juventus a stagione in corsa. C’era anche l’Inter di Conte che lo voleva. Le chiese un consiglio in quella circostanza su quella che poteva essere la scelta migliore per il suo futuro? Perché l’esperienza juventina non andò bene?

“Le scelte le ha fatte in autonomia ed è giusto così. Bisogna seguire sempre l’istinto ed il proprio cuore, vanno fatte personalmente. Con la Juventus partì bene e giocò anche tanto. Chiaramente a Parma non c’era un’alternativa del suo livello mentre nella Juve ci sono tanti campioni e nel caso in cui sbagli una partita magari non hai la possibilità di giocare quella successiva perché ci sono calciatori del tuo stesso livello. A Parma con me ha avuto anche la possibilità di poter crescere e commettere degli errori perché in quel contesto spostava gli equilibri. Parliamo comunque di un giocatore top che può giocare in qualsiasi squadra ed in qualsiasi campionato”.

C’è un giocatore fra quelli che ha allenato che avrebbe potuto fare di più rispetto a ciò che è riuscito ad ottenere?

“Si, Alberto Grassi. Ma le motivazioni sono legate solamente ai vari infortuni che ha avuto, è stato davvero sfortunato. Grassi è un giocatore forte, tecnicamente gioca sia con il piede destro che sinistro. Insomma, un calciatore completo. Purtroppo gli infortuni non gli hanno permesso di fare un certo tipo di carriera”.

Per ciò che Milan ed Inter stanno facendo fra campionato e Champions League, ritiene eccessive le critiche nei confronti di Pioli ed Inzaghi?

“In Italia le critiche purtroppo sono legate sempre ai risultati. Stefano Pioli e Simone Inzaghi sono due persone che stimo e di cui sono anche amico, credo sia giusto ricordare che sono due allenatori che hanno portato le rispettive squadre ai quarti di finale di Champions League. Un qualcosa di molto importante. Per dare dei giudizi bisogna sempre avere equilibrio e valutare il tutto”.

Il Napoli è davvero la squadra più forte di tutte le altre oppure qualcuna fra le concorrenti per lo scudetto, al di la dei grandi meriti della squadra di Spalletti, ha deluso le aspettative?

“Il Napoli sta dimostrando di essere la più forte di tutte e la classifica sta rispecchiando l’andamento del campionato. Ma non solo in Italia, anche in Europa a livello di Champions League. In questo momento il Napoli ha una grandissima forza mentale, va in campo convinta di essere la più forte. E qui c’è stato un lavoro ottimo da parte di Spalletti e della società. Non è un caso che al momento in Italia prima e seconda sono Napoli e Lazio, due proprietà che da diversi anni grazie al lavoro di gente competente stanno portando avanti un certo modo di fare calcio, stando attenti ai bilanci e rimanendo dentro un certo budget. Anche la Lazio sta facendo qualcosa in più rispetto alle sue possibilità, non tanto per gli undici titolari quanto per la completezza della rosa. Nel momento in cui manca Immobile e non essendoci un’alternativa in quel ruolo sono stati bravi a trovare soluzioni differenti. Spalletti e Sarri stanno facendo un lavoro ottimo”.

C’è una squadra in grande ascesa dopo aver vissuto mesi difficili ed iniziato male la stagione, e cioè la Fiorentina. Che idea si è fatto della squadra di Italiano? Dove può arrivare?

“La Fiorentina l’anno scorso ha fatto un ottimo campionato, in questa stagione bisogna valutare il fatto che è impegnata su tre fronti e non è semplice. C’è bisogno di abituarsi al fatto di potersi allenare in una settimana tipo, dove Italiano ha dimostrato di essere un allenatore bravissimo, e poi adattarsi a situazioni totalmente differenti dettate dal fatto di dover giocare una volta ogni tre giorni. E per farlo ci vuole tempo ed esperienza. Ma è una squadra che mi piace e che ha dovuto fare a meno di Vlahovic, non semplice perché è un calciatore che ha determinato molto”.

In Serie B, campionato che ha vinto a Parma, c’è il Frosinone del suo amico Fabio Grosso primo in classifica. E’ destinato ad essere promosso in A? Quali sono dal suo punto di vista le altre squadre che possono essere promosse?

“Aspetto la fine della stagione per fare i complimenti a Fabio, ma indipendentemente dal primo posto in classifica da parte mia nei suoi confronti c’è sempre stato un pensiero positivo. Parliamo spesso, so come ragiona, e non avevo bisogno del campionato che sta facendo con il Frosinone per giudicarlo come un bravo allenatore. Le altre? La Reggina è partita forte, anche andando al di la delle aspettative. In questo momento sta avendo un momento di flessione. La più forte è il Genoa, ma la B è difficile. Potrebbe esserci una sorpresa come ad esempio il Sudtirol. Sta facendo ottime cose grazie anche alla loro grande organizzazione”.

D’Aversa, cosa aspetta per ripartire? In tal senso conta più il progetto oppure la categoria?

“E’ chiaro che un allenatore vorrebbe sempre allenare in Serie A. Come ho dimostrato in passato però io penso che la categoria sia importante ma fino ad un certo punto. Quando scelsi Parma in Lega Pro, pur avendo la possibilità di andare in Serie B, optai per una piazza non riconducibile ad una categoria. Mi piacerebbe lavorare con una certa continuità, fare quello che è stato fatto a Parma perché per dare i propri principi ed i propri concetti ci vuole del tempo. La mia ambizione è questa, non mi sento un allenatore per 3 o 4 mesi. Ho l’ambizione di arrivare a livelli alti, valuterò anche il progetto perché ci sono piazze importanti che non possono essere giudicate dalla categoria. Come modulo ho sempre cercato di giocare con il 4-3-3, magari anche variando in un 4-3-2-1 portano dentro gli attaccanti in base alle loro caratteristiche. Alla Sampdoria ho giocato con un 4-4-2 perché le caratteristiche dei calciatori si adattavano a questo sistema di gioco, che dipende sempre dai calciatori che hai a disposizione. Se ho la fortuna di poter costruire una squadra cerco sempre di farlo affinché possa giocare con il 4-3-3 ma non sempre alla stessa maniera. Bisogna sempre ragionare sulle due fasi: sul modo di difendere e su quello di costruire. La costruzione può essere fatta a 4, ma anche a 3 abbassando un centrocampista e tenendo un terzino bloccato. Poi ovviamente dipende tutto dalle caratteristiche dei propri giocatori e della squadra che si va ad affrontare”.

Quanta voglia ha di tornare in campo? Questi sono gli ultimi mesi a casa?

“Tanta perché è quasi un anno che sono lontano dal campo, non è facile. In questo momento mi sento un leone in gabbia. Spero che sono gli ultimi mesi a casa, soprattutto per mia moglie ed i miei figli che non mi sopportano più (ride)”.

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