Fabregas sul mancato saluto di Gasperini: "Io sono sempre andato a salutare un collega..."
Cesc Fabregas, allenatore del Como, ha analizzato così a Sky Sport la vittoria di questa sera contro la Roma e gli episodi discussi dai giallorossi, su tutte il rosso a Wesley: "Quando costruisci una squadra prepari un'idea. Ci sono tante partite dentro una partita, una partita può cambiare in cinque minuti, come è successo con noi oggi con il rigore. Dopo deve cambiare un po' di più... E ovviamente avere più alternative, che non avevamo avuto durante tutta la stagione, è importante, specie nel momento clou. Però, ripeto, sono contento della voglia, della prestazione, della mentalità della squadra. Siamo molto felici. Se continuiamo ad andare avanti non dobbiamo perdere la nostra identità, quello che ti ha portato qua, e giocare in una certa maniera. Dobbiamo alzare il livello in questa maniera. Lo abbiamo fatto e sono molto contento”.
Sul mancato saluto di Gasperini a fine partita: "Io non so, magari è una cosa normale. Sia quando perdo, sia quando vengo espulso, sia quando sono arrabbiato, sia quando sono contento, penso che in due anni non sia mai successo che io non andassi a dare la mano a un collega. Mi sembra una cosa sportiva, che ho visto per tutta la mia vita, per come sono cresciuto io. So che si può sbagliare e qualche volta non si può condividere tutto, però quando finisce la partita si va a dare la mano all’avversario, anche se ti ha massacrato, se ti ha battuto, anche se ti ha battuto magari per una cosa in cui tu pensi che l’arbitro abbia sbagliato. Non lo so, però penso che sia una questione di rispetto. Quando è andato via, ok, mi ha intristito un po’. Però poi ho pensato che non fosse niente. Io sono andato di là perché pensavo che lui andasse verso il tunnel. L’altra cosa non l’ho vista, però posso parlare solo del mio episodio: io sono andato solo a salutare. Quando ho visto che andava via da quella parte, è andato via di là. Non so cosa sia successo dopo".
Ancora sulla prova del Como e il quarto posto: "Me la sono gustata, perché è stata una partita bella. Io sinceramente l’ho detto: si potrebbe dire che la vittoria è epica, ma è costata tanto. È stata una partita molto intensa con questa squadra. Però questo ha fatto sì che andassimo sempre a ricercare il gioco dal primo minuto e penso che questo dia grande merito alla squadra. Quando costruiamo una squadra cerchiamo di portare questo tipo di caratteristiche nei giocatori: gente con identità, con carattere, studiando bene i finali dei giocatori, che tipo di calciatori sono e quali caratteristiche hanno. Quindi saper sopportare il risultato e il gioco in una certa maniera, penso che sia una questione di solidità e di coraggio, di fiducia. Ovviamente tutto questo bisogna allenarlo, non in una settimana o in due, ma durante un periodo lungo, perché poi diventa molto più fluido e naturale, non è più qualcosa di forzato. E partite così ricche possono cambiare il piano gara in cinque o dieci minuti. Io semplicemente sono stato preso dalle emozioni della partita e da tutto il rumore dello stadio, e magari non era il momento di reagire in una certa maniera. Però questa è la caratteristica della fiducia: io invito la squadra a continuare a giocare così, perché siamo molto giovani e c’è ancora tanto da imparare. Soprattutto dopo questa vittoria bisogna mantenere naturalezza, umiltà, i piedi per terra e continuare a lavorare. Mancano nove partite, sono tante, più la coppa. Andiamo piano piano".











