Frenesia contro ragione: così il Sassuolo ha punito un Pisa senza equilibrio
Il tabellino dell'Arena Garibaldi recita 1-3, ma una lettura superficiale delle statistiche di tiro potrebbe suggerire un equilibrio che, nei fatti, non è mai esistito. Con 15 conclusioni totali contro le 18 degli ospiti, il Pisa ha prodotto volume, ma i dati del match report svelano una realtà ben diversa: la squadra di Gilardino, guidata ieri da Caridi, è rimasta vittima della propria stessa frenesia, cercando una verticalità esasperata che si è scontrata contro la gestione razionale degli spazi del Sassuolo.
L'analisi posizionale racconta due partite distinte giocate dai nerazzurri, divise dall'intervallo e dal triplo cambio operato da Caridi. Nel primo tempo, il Pisa ha sofferto un baricentro medio decisamente basso, attestatosi a 46,81 metri, schiacciato dalla pressione alta portata da Pinamonti e Berardi. Questa passività ha costretto la difesa a scelte conservative e spesso affannose. La ripresa, complice l'ingresso di Léris, Loyola e Durosinmi, ha visto un innalzamento radicale della linea di squadra, salita fino a 53,86 metri. Sebbene questa mossa abbia prodotto il gol della speranza di Aebischer, ha esposto i nerazzurri a transizioni letali. Il dato sulla pericolosità delle azioni in transizione del Sassuolo (48,19%) conferma come gli emiliani abbiano atteso proprio questo sbilanciamento per colpire con Koné.
Il dato più allarmante per lo staff tecnico pisano riguarda la costruzione dal basso. Di fronte al possesso palla del Sassuolo, il Pisa ha cercato sistematicamente di saltare il centrocampo. Non è un caso che Simone Scuffet e Mehdi Léris abbiano registrato gli indici di rischio passaggio più alti del match, rispettivamente 40,47% e 41,6%. Il portiere nerazzurro, costretto spesso al lancio lungo (38 tentativi totali di squadra contro i 28 del Sassuolo), ha cercato di innescare direttamente le punte, bypassando una mediana in evidente sofferenza. Questa strategia ha generato un alto numero di palle perse, impedendo al Pisa di consolidare il possesso e permettendo al Sassuolo di recuperare la sfera e congelare i ritmi.
Dal punto di vista atletico, il Pisa ha offerto una prestazione generosa, addirittura superiore agli avversari in alcuni individuali, ma scarsamente efficiente. Idrissa Touré e Michel Aebischer hanno dominato la classifica dei chilometri percorsi (rispettivamente 11,668 km e 11,523 km), e Mattéo Tramoni è stato il giocatore più veloce in campo con un picco di 28,17 km/h. Tuttavia, questa mole di lavoro fisico si è tradotta in scarsa lucidità negli ultimi trenta metri. Aebischer, pur essendo il faro della manovra con 64 passaggi riusciti, si è trovato spesso a predicare nel deserto, mentre la velocità di Tramoni è rimasta fine a sé stessa, non supportata da adeguati tempi di inserimento dei compagni.
Il confronto impietoso è quello sulla trequarti. Mentre il Pisa faticava a convertire la corsa in occasioni, il Sassuolo ha capitalizzato la qualità tecnica superiore. Domenico Berardi ha chiuso il match dominando tre statistiche chiave: primo per tiri totali (5), primo per tiri in porta (2) e, dato fondamentale, primo per passaggi riusciti nell'ultimo terzo di campo (16). La capacità del numero 10 neroverde di gestire i tempi di gioco ha evidenziato la differenza tra la frenesia verticale del Pisa e la pazienza della squadra di Grosso.
In conclusione, i dati certificano una sconfitta non per mancanza di coraggio, ma per assenza di equilibrio. L’autogol di Caracciolo al 45'+1' è stato l'episodio sfortunato, ma la struttura tattica del Pisa, oscillante tra un blocco troppo basso nel primo tempo e un pressing disordinato nel secondo, non ha retto l'urto contro un avversario capace di completare l'83% dei passaggi nella zona offensiva. Così l’avventura di Alberto Gilardino, nella città della torre pendente, si può ritenere conclusa.











