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Paris aut bien une messe - Ancelotti contro Klopp, due mondi che non si toccano

Paris aut bien une messe - Ancelotti contro Klopp, due mondi che non si toccanoTUTTOmercatoWEB.com
sabato 28 maggio 2022, 08:00Serie A
di Andrea Losapio
fonte Dall'inviato allo Stade De France, Parigi

La bellezza della partita di oggi, allo Stade De France di Saint Denis, è data anche dagli allenatori. Da una parte c'è Carlo Ancelotti, tre Champions di cui due da allenatore del Milan (più due da calciatore). Ne ha persa solamente una di finale, proprio quella contro il Liverpool, nel 2005. "Quella che ho giocato meglio", ha detto ieri in conferenza stampa. In un clima disteso, anche se sa benissimo che il Real Madrid non gioca mai per partecipare, soprattutto se arriva in una finale di Coppa Europa. E come fatto notare dai giornalisti spagnoli, chi ha meno di 40 anni non si ricorda nemmeno di una finale persa dal Real. Al netto che c'è sempre una prima volta - e che sembra una minima gufata - dall'altra parte è stata la più pazza Champions del Mondo. Il 75% dei gol fatti negli ultimi 25 minuti finali, più volte in svantaggio e date per morte, le Merengues hanno sovvertito tutti i pronostici, pure quelli più improbabili.

Da una parte c'è Ancelotti, che un anno fa diventava il nuovo vecchio allenatore del Real Madrid. Più per mancanza di alternative credibili che non per scelta consapevole, perché l'annata con l'Everton faceva acqua da molte parti - quella di quest'anno da tutte, ma questa è un'altra storia - e dopo l'esonero di Napoli sembrava che fosse entrato nella sua parabola di discesa, dopo l'apogeo della Champions del 2014, quella che ha iniziato tutto. Sarebbe ingeneroso ridurre tutto a una questione di fato e di fortuna (visto che entrambi aiutano gli audaci), dall'altro però non è negabile che i 40 secondi di Sergio Ramos abbiano cambiato il corso delle cose. Fino a farlo diventare normalità, cinque finali in otto anni, le prime quattro vinte. Questa, vedremo. Ancelotti è certamente un grande gestore, come Zidane. E per vincere al Real Madrid forse non serve rivoluzionare il mondo.

Per farlo al Liverpool, sì. Lo ha sempre detto, Jurgen Klopp, la sua idea di calcio è che faccia bang, che sconvolga l'avversario e le tattiche. Ci è riuscito con tre grandi attaccanti sempre in pressing. Ora ne ha trovato un altro, quel Luis Diaz arrivato dal Porto dopo il girone di qualificazione e diventato subito centrale in un reparto con Mané e Salah. Non è poco, tutt'altro. Questo al netto delle voci di mercato che vorrebbero il senegalese verso un passaggio al Bayern Monaco. Lo ha ricordato anche lui, Klopp, che era già successo con Gotze nella finale del 2013, anche quella un derby, fra Borussia Dortmund e gli stessi bavaresi. Sono due mondi tattici che non si toccano, ma che vorrebbero tanto officiare messa a Parigi per portarsi a casa l'ennesimo titolo della loro straordinaria storia.

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