Infantino, il futuro del calcio, la MLS e non solo. De Laurentiis parla di tutto (e ne ha per tutti)
Un vero e proprio fiume in piena, Aurelio De Laurentiis nella sua intervista a The Athletic direttamente nella sua abitazione di Los Angeles. Il presidente del Napoli ha parlato dell'attualità azzurra e del futuro di Antonio Conte, delle questioni di mercato relative al passato con focus su Osimhen e Kvaratskhelia, del rinnovamento del calcio mondiale e degli errori di FIFA e UEFA.
Questa l'intervista completa: "Anno dopo anno il calcio perderà le giovani generazioni. Le partite sono troppo lunghe, le pause sono troppo lunghe. Questo è un problema, perché le giovani generazioni non hanno pazienza per vedere una partita così lenta in tv".
Anche l'intervallo di 15 minuti è considerato esagerato...
"Immaginate la stupidità. Mio nipote di sei anni, che sa tutto del calcio perché gioca alla PlayStation… Lui scappa. E pensate di recuperarlo dopo 15 minuti? Mai. Perché va in camera sua e inizia a giocare a FIFA".
Quanto dovrebbero durare le partite secondo lei?
"Io ridurrei i tempi da 45 minuti ognuno a 25 minuti. Come nel basket, col tempo effettivo. Poi un giocatore non può stare in campo e fare sceneggiate da attore, vada fuori. Non userei il cartellino rosso e il cartellino giallo. Direi: 'Sei fuori 5 minuti (col giallo, ndr), sei fuori 20 minuti (col rosso, ndr)'. Così creiamo problemi alle squadre nella partita in corso. Poi un'altra cosa: ci sono troppi pochi gol. Così non c'è spettacolo. Devi fare più gol. E per fare più gol devi cambiare le regole. Non puoi annullare un gol per pochi millimetri… Il fuorigioco deve essere modificato, profondamente. Le nuove generazioni sono il nostro oro. Se non le assecondiamo, moriremo. Non ci sarà la stessa partecipazione che c'è stata negli ultimi 100 anni".
Il futuro delle Coppe europee?
"Prendiamo le squadre più importante di Italia, Spagna, Francia, Germania e Inghilterra… Dovrebbero fare non una Super Lega, ma un Super Campionato".
Cosa l'ha spinta ad acquistare il Napoli, nonostante non sapesse quasi niente del mondo dello sport?
"Ho applicato la mia rigorosa disciplina del business del cinema. Lì non puoi scherzare, altrimenti diventi un perdente. E io sono stato un vincente. Quindi mi sono detto: 'Bene, potrebbe essere più duro del mondo del cinema? Non penso proprio'".
Da italiano cosa prova per la mancata qualificazione al Mondiale?
"L'Italia è uno dei paesi più belli al mondo. Non vive di calcio. Può vivere di turismo, di moda, di cibo, di bella vita. Ma se non vai al Mondiale per tre volte consecutive ci sono sicuramente responsabilità di chi sta al vertice".
Spiegando la sua idea di riduzione della Serie A da 20 a 16 squadre per diminuire il numero di partite e di impegni per i calciatori, aggiunge: "Il signor Infantino ha inventato la Coppa del Mondo per Club. I giocatori così sono spremuti e uccisi dagli organizzatori delle competizioni. E uccidi anche i miei soldi: io sto investendo su un ragazzo e tu lo stai spremendo per metterti dei soldi in tasca? E i soldi che ci danno indietro da tali competizioni? Non sono abbastanza. Immaginate tutti i ricavi UEFA, tutti quei soldi. Perché devono essere gestiti dalla UEFA e non dai club? Il problema è che troppe persone vogliono essere protagoniste. UEFA, FIFA, Federazioni locali".
Perché tutto questo?
"Perché vogliono fare soldi per se stessi. La UEFA ha cambiato la prima fase della Champions League due anni fa. Ha aggiunto più partite. Ma se guardi gli ascolti in tv, il successo non è uguale perché di alcune partite non importa niente a nessuno. E questo accade anche nei campionati locali perché ci sono troppe squadre".
Per De Laurentiis, il problema è di fatto politico: "I vertici devono far giocare tutti perché hanno bisogno di voti. Quindi se il signor Ceferin vuole essere rieletto, deve accontentare tutti. Per questo San Marino ha la stessa capacità di voto di Italia o Inghilterra. Per voi è normale? Io non credo proprio".
Soluzioni per migliorare la Serie A? Ha detto che vorrebbe ridurla a 16 squadre...
"Sì. Per migliorarla poi per prima cosa dovrebbero essere ammessi solo proprietari in salute finanziaria, senza debiti. E secondo, non puoi avere una squadra di una piccola città con 50 mila abitanti. Perché quando quella squadra va su DAZN o su Sky, quante persone la guardano? 3000? 4000? E le pubblicità? Perché dovrebbero pagare a DAZN o Sky tanti soldi per questo tipo di partite?".
Il ragionamento di De Laurentiis va avanti su questa strada: "Dovrebbe esserci una comparazione, altrimenti avrai sempre un campionato diviso. Una competizione fra le prime 10 e una competizione fra le altre che lottano per non retrocedere. Questo non funziona. Per questo dovresti avere… almeno 1 milione di tifosi. Se ne hai 100 mila o 200 mila, dovresti essere in un'altra sezione".
Una squadra come il Sassuolo però si è meritata la promozione sul campo, proprio come il Napoli...
"Ma Napoli ha 100 milioni di tifosi, è diverso".
Secondo De Laurentiis, le grandi squadre devono competere le une contro le altre...
"E' tutto un grande enorme sbaglio. Invece di inventare gli Stati Uniti d'Europa, l'Europa è sempre esistita senza esistere. C'erano troppi egoismi politici per ogni paese per essere tutti insieme in un'unica economia, lingua o sotto un presidente. La stessa cosa è vera per il calcio, che deve essere rigenerato. Serve più competitività, riequilibrando le forze".
Quando gli viene sottolineato che il Napoli non faceva parte dell'originaria Superlega, ADL spiega di aver avuto contatti col presidente del Real Madrid Florentino Perez e di non essere stato d'accordo sui criteri di selezione su invito. Per questo l'idea sarebbe quella di un campionato europeo lungo l'intera stagione e non un'alternativa alla Champions League: "La Francia ha 3 grandi squadre. La Germania 4. L'Italia 5, Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma. L'Inghilterra 5. La Spagna 4. Le metti tutte insieme e crei una competizione magnifica. Poi prendi le restanti migliori di Serie A e di Serie B e crei la nuova Serie A".
Quindi un pensiero anche sulla MLS: "Collezionare giocatori a fine carriera pagandoli un sacco di soldi non porta a niente. Perché non propongono a Ceferin di portare da 3 a 5 grandi squadre americane in Champions League? Il meglio di New York, di Boston…".
Il suo rapporto coi tifosi fatto di alti e bassi?
"Durante le partite divento un ultra. I tifosi sono i miei clienti, io lavoro per loro. Devo sempre prendere in considerazione quello che pensano. Ma nel mio ruolo di presidente devo sempre essere equilibrato. Dico sempre 'io sono il presidente e voi i tifosi. Io vi amo e se voi amate me, tutto ok. Se non mi amate, non so cosa farci'. Io sono il proprietario ed il responsabile. So che vogliono vincere, ma non possiamo andare in bancarotta. Con me questo non accadrà mai".
Un pensiero sulla lealtà dei giocatori?
"I tifosi vogliono vincere e pensano che i calciatori onoreranno la loro maglia per sempre. Ma non è vero. Loro onorano solo i soldi. Di casi di lealtà ne esistono pochi. Ho avuto un ragazzo fantastico, Marek Hamsik, capitano della squadra. Lui è rimasto per sempre con noi. Ma è solo un caso".
La cessione di Kvaratskhelia a gennaio?
"Quando abbiamo iniziato con Conte, ricevemmo un'offerta da 200 milioni di euro dal PSG e da altri per Osimhen e Kvaratskhelia, insieme. Conte mi disse: 'Osimhen vendilo pure, ma non Kvara per favore'. E' stato un grande errore, perché poi ho avuto grossi problemi con l'agente ed il padre di Kvara".
De Laurentiis prosegue: "L'allenatore non era contento, gli stavo dicendo che dovevo farlo per questioni legali. Ho provato a cambiare queste regole. Perché se fai un investimento, non puoi essere ricattato da nessuno (riferimento all'entourage di Kvara che invocava l'articolo 17 della FIFA per rompere il contratto, ndr)".
Un pensiero sugli agenti?
"Nel business cinematografico in America l'agente è molto importante perché l'agente può creare un reale successo per il direttore, lo sceneggiatore o l'attore. Nel calcio, l'agente è solo un vampiro che succhia soldi dappertutto".
Il suo rapporto con Antonio Conte?
"Ci siamo incontrati 10 anni fa alle Maldive. Mentre stavamo pescando mi ha detto la sua teoria sul calcio e mi ha affascinato. Era come uno scrittore che mi stava raccontando un incredibile film da girare. Quando è arrivato il momento, non ho esitato a contattarlo e a convincerlo a venire al Napoli. E' stato un bel matrimonio".
Chi è Antonio Conte?
"Antonio è come… Ricordate Full Metal Jacket di Stanley Kubrick? Baa baa baa baa baa baa baa baa baa, questo è Antonio Conte. Quando lavori per 100 milioni di tifosi hai una grande responsabilità. Non puoi scherzare. Ma giocatori di 17, 18, 21 anni sono bambini che guidano Ferrari o Aston Martin, possono commettere errori. Per questo devi governarli con mani solide. E Antonio è perfetto da questo punto di vista. In più è un grande allenatore perché sa come difendere. Quando difendi, probabilmente vinci. Se vuoi solo attaccare, probabilmente perdi".
Lascerà il Napoli per l'Italia?
"Per prima cosa non abbiamo ad oggi un presidente della federazione. Quindi nessuno può decidere di chiederglielo. Quindi prima dobbiamo risolvere questo problema in FIGC. Conte è un uomo molto serio. Ha un contratto con me e non mi abbandonerà mai all'ultimo minuto, perché creerebbe un grosso problema al Napoli. Si è sacrificato per due anni per creare un Napoli molto forte. E' una sua creazione. E ucciderebbe la sua creatura abbandonandola all'ultimo minuto. Quindi o decide immediatamente e dice 'vorrei andare', così avrei il tempo per trovare il sostituto. O non penso che Conte abbandoni Napoli. E' un uomo serio e professionale. Se fossi un allenatore, prima di accettare una cosa così, ci penserei 100 volte".











