Inter, Inzaghi modella il credo tattico. E vince
Gianluigi Longari
Un successo pesante, rotondo ed inequivocabile al di là di ogni rimostranza arbitrale, apre la valutazioni rispetto ai cambiamenti che Simone Inzaghi sta cercando di manifestare nella fase finale e decisiva della stagione. Dall’assalto ad ogni costo, senza compromesso, che aveva caratterizzato l’inizio della sua esperienza in nerazzurro, il tecnico dell’Inter sta modellando le proprie convinzioni tattiche in relazione alle disponibilità con cui ha modo di lavorare e soprattutto ai momenti ed all’importanza delle partite. Cartina tornasole affidabile sono le stracittadine disputate, giocate meglio della controparte in campionato ma senza ottenere quasi nulla dal punto di vista della classifica se non un contraccolpo psicologico negativo per la rimonta subita al ritorno, ed il trionfo di Coppa lasciando sfogare la costruzione rossonera per poi punirla in maniera inesorabile. In questo senso risulta decisivo il ruolo di Correa, oltre che chiaramente di Lautaro come uomo copertina: El Tucu rappresenta l’unico interprete di cui Inzaghi disponga per poter ambire ad essere pericoloso anche in fase di ripartenza lontano dalla porta avversaria.
Per velocità, gamba ed imprevedibilità nella giocata. Il raddoppio di ieri sera con l’imbeccata chirurgica per il suo connazionale è l’esempio più concreto che dimostra una fase di maturazione di pensiero che l’Inter di Inzaghi sta cercando di fare proprio. La mentalità che sta alla base di una squadra vincente va costruita mattone dopo mattone, trofeo dopo trofeo. Inzaghi vuole diventare grande e confermarsi condottiero proprio nel momento che più conta: quello decisivo.
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