Inzaghi, che rivincita. La sua Inter è di nuovo tornata padrona del proprio destino
Sembra quasi strano che l'Inter sia tornata padrona del proprio destino. Eh sì, perché dopo i tre punti contro Genoa, Torino, Fiorentina e il ko contro il Sassuolo, era tutto un diagnosticare malattie che non esistono e mai sono esistite. Non fosse per alcuni rallentamenti fisiologici che capitano a tutte, qualche infortunio che inevitabilmente ti spegne e ti fa scalare di marcia. A chi non capita? A tutte, diceva sempre Simone Inzaghi. Proprio lui.
Che, a detta di tanti, era prossimo al licenziamento visti i sette punti in sette partite di campionato. Pochi, ci mancherebbe altro, se il tuo obiettivo è quello di tornare a vincere lo scudetto. Sì, anche se vanno via Hakimi, Eriksen e Lukaku, anche se va via l'allenatore scudettato e ne arriva un altro che intende seguirne le orme. Mica facile, tant'è vero che la società, realista, chiede l'ottavo di Champions, la Supercoppa e il minimo piazzamento in Champions League.
Dello scudetto non ne parla nessuno quanto imperativo stagionale. Non deve arrivare per forza, è un periodo di transizione forzata, perciò il progetto è biennale se non, addirittura, triennale. Eppure Inzaghi quasi era stato messo alla porta. Lui, governatore di un gruppo che, oggi, è miglior attacco e allo stesso tempo miglior difesa della Serie A. Ha pareggiato contro il Toro che ha fermato anche il Milan, fatto solo un punto con la Fiorentina che ha appena sbancato il Maradona. Vanno pesate bene le parole, anche adesso che l'Inter è tornata padrona del proprio destino.











