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L'Arsenal fa festa, è in finale di Champions dopo 20 anni: basta Saka a piegare l'Atletico

L'Arsenal fa festa, è in finale di Champions dopo 20 anni: basta Saka a piegare l'Atletico TUTTO mercato WEB
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Oggi alle 22:56Serie A
Michele Pavese

L'Arsenal torna a respirare l’aria di una finale di Champions League dopo vent’anni, e lo fa al termine di una semifinale tesa, sporca, durissima contro l’Atletico Madrid, decisa da episodi e da una gestione chirurgica del vantaggio arrivato al termine del primo tempo e firmato da Bukayo Saka. A Budapest ci va la squadra di Arteta: un traguardo che sa di riscatto e di consacrazione.

Il primo tempo si era acceso subito con l’Atletico Madrid vicino al vantaggio: Le Normand impegnava Raya, poi Simeone falliva clamorosamente a porta quasi vuota. È il preludio a una gara che si sarebbe spezzata sul ritmo dell’Arsenal, con un Gyokeres ispirato e un possesso sempre più alto; i Gunners crescono fino a trovare il varco al 45’: Trossard impegna Oblak, Saka è il più rapido di tutti e firma l’1-0 che cambia la storia della serata.

Nella ripresa la tensione sale subito: al 51’ Simeone salta Raya ma viene fermato da Gabriel in extremis, tra le proteste per un possibile contatto falloso. Poco dopo Griezmann sfiora il pari, ma è ancora Raya a dire no. L’Atletico prova a reagire, ma si apre inevitabilmente, poi i cambi spezzano definitivamente la partita: dentro Cardoso, Molina e Sorloth per i colchoneros, mentre Arteta risponde con Hincapié, Madueke e Odegaard. I padroni di casa sono più lucidi, più verticali e più feroci e al 66’ sprecano il colpo del k.o.: Gyökeres, lanciato da Hincapié, calcia alto solo davanti a Oblak.

Da lì in avanti è gestione pura: l’Atletico perde qualità e identità offensiva, con Almada e Baena inseriti al posto di Griezmann e Alvarez ma incapaci di incidere. Llorente prova a riaccendere la speranza, ma è un fuoco intermittente. Al 86’ Sorloth fallisce l’ultima occasione vera. Il finale è nervoso, acceso, con scintille anche tra le panchine nel recupero. Ma il verdetto è chiaro: l’Arsenal resiste e vola a Budapest, a vent’anni dall’ultima finale, con un’idea che ora non è più sogno ma realtà. E con un italiano tra i protagonisti: Riccardo Calafiori.

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