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Non c'è solo il blocco: la Nazionale di Spalletti parte dall'Inter di Inzaghi

Non c'è solo il blocco: la Nazionale di Spalletti parte dall'Inter di InzaghiTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
martedì 21 novembre 2023, 07:00Serie A
di Ivan Cardia

Luciano Spalletti ce l'ha fatta. Anche con tanta paura nel finale, ma la missione è comunque compiuta: succeduto a Mancini in un momento delicato, ha finito il lavoro del predecessore e portato l'Italia agli Europei. Niente di straordinario, succede (quasi) da sempre, ma visto che i Mondiali ormai siamo abituati a vederli da spettatori è comunque tanta roba. Luciano Spalletti l'ha rifatto: dopo la gara con la Macedonia, anche quella contro l'Ucraina ha ricordato a molti, specie dalla cintola in giù, alcuni meccanismi dell'Inter capolista.

Non è solo questione di blocco. Che pure è importante. Complice il progetto sempre più azzurro della dirigenza di viale della Liberazione, a livello numerico l'Ital-Inter è pressoché realtà. Darmian, Bastoni, Acerbi, Dimarco, Barella e Frattesi: nessun'altra squadra del nostro campionato può vantare una simile rappresentanza in Nazionale. Per la cronaca, non è questione di fazioni: con questo Chiesa, il ritorno di Locatelli, Gatti bella scoperta, Kean sempre più disciplinato e chissà Rugani se continuerà così, in molti sarebbero felici di vedere agli Europei una gioiosa unione delle due principali contendenti allo scudetto. Ma, appunto, non è solo questione di blocco e di numero.

I meccanismi della difesa della Nazionale sono gli stessi dell'Inter. O almeno ci assomigliano: Di Lorenzo ieri (Darmian l'altra volta) si alza meno di Dimarco, avvicinandosi ad Acerbi e al suo compagno di reparto. Non è un caso che ieri Spalletti abbia schierato due mancini: Buongiorno ha stazionato sul centrosinistra, Acerbi al centro, la posizione media del capitano del Napoli non va oltre il centrocampo. Ci sono delle differenze? Certo che sì. Perché per esempio Spalletti non persegue il sogno inzaghiano di attaccare in nove, e in attacco non gioca a due ma a tre. Non ha un regista come Calhanoglu, e non ha troppe remore nello schierare insieme Barella e Frattesi. Alcune reminiscenze, però, sono evidenti e lo sarebbero ancora di più in una ipotetica linea difensiva a quattro Darmian-Acerbi-Bastoni-Dimarco. Ancora: non è questione di simpatie, è che avere una squadra molto italiana al vertice del campionato aiuta il commissario tecnico e questa è un'ottima notizia. Come detto prima, averne due - Inter e Juve da sole possono vantare almeno dieci azzurre, agli Europei si potrebbe arrivare a una dozzina tutta costruita nel derby d'Italia - aiuta ancora di più.

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