Norvegia, 4-1 all'Italia. Condò sentenzia: "Siamo tornati dove ci aveva lasciato Spalletti"
"Erling Braut Haaland ha messo la parola fine a ogni rimpianto, giustificazione, retropensiero del clan azzurro". Parola di Paolo Condò, noto giornalista e opinionista di Sky Sport, intervenuto sul fondo dedicato sul Corriere della Sera per analizzare la disfatta dell'Italia ieri sera contro la Norvegia (4-1) e soprattutto la sentenza definitiva del passaggio dai playoff se gli Azzurri vorranno sbarcare al Mondiale 2026. Due sconfitte su due nel girone quando la ciurma di Solbakken è stata sfidata: " La Norvegia è molto più forte e completa dell’Italia, si qualifica al Mondiale con le fanfare, a punteggio pieno e senza bisogno di ricorrere alla differenza reti".
Ora l'Italia è costretta a passare, per la terza volta consecutiva, dagli spareggi di marzo. Ma rimane impresso il mutamento degli Azzurri tra primo e secondo tempo ieri a San Siro: "Siccome però l’Italia in quei 45 minuti l’ha presa a pallate, la Norvegia nella ripresa ha alzato il pressing, e senza dannarsi l’anima - almeno in apparenza - ha completato il filotto delle otto vittorie su otto mettendo in vetrina non soltanto il miglior centravanti del mondo, ma tutta una batteria di protagonisti che valgono oggi un quarto di finale al Mondiale", riconosce Condò.
C'è però una considerazione curiosa proposta dal giornalista, a proposito della "botta forte" presa dall'Italia: "Perché questo era il primo match di Gattuso contro una squadra vera, e la realtà è che siamo tornati esattamente dove ci aveva lasciato Spalletti", ha analizzato. "Adesso occorre evitare di gettare il bambino con l’acqua sporca", il consiglio dato sulle colonne del quotidiano milanese. Al netto delle assenze di giocatori come Calafiori, Tonali e Kean: "Non può essere un alibi, ma certo è un invito a ridisegnare l’Italia per gli spareggi partendo da questi uomini, e se Tonali e Kean sono centralità scontate Calafiori non è ancora considerato fondamentale in azzurro".











