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Pin racconta la fuga dall'Iran: "Per me l'incubo è finito ma non per gli amici di Esfahan"

Pin racconta la fuga dall'Iran: "Per me l'incubo è finito ma non per gli amici di Esfahan"TUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca
Andrea Piras
Oggi alle 09:54Serie A
Andrea Piras

Il 28 febbraio scorso è una data che Gabriele Pin non dimenticherà facilmente. L’ex calciatore di Juventus, Lazio e Parma oltre che collaboratore di Prandelli adesso è supervisore del Sepahan, formazione iraniana e ha raccontato ai taccuini dell’edizione odierna della Gazzetta dello Sport la sua fuga dalla guerra: "Avevamo un paio di giorni liberi. Eravamo appena rientrati da Teheran".

"Qualche giocatore era rimasto nella capitale per partire da lì - prosegue -. Uno mi scrisse un messaggio: 'Mister, cosa sta succedendo? Ci hanno fatto scendere dall’aereo. La gente scappa. Ho visto cadere dei missili'. Erano quelli che avrebbero ucciso Ali Khamenei, la guida spirituale. Usa e Israele avevano cominciato a bombardare".

Un viaggio il suo di più di 15 ore con file di oltre 3 ore ad ogni benzinaio. 2600 km che poi lo hanno portato a Istanbul e da lì in aereo per Bologna. Incubo finito dunque per il tecnico "non gli amici di Esfahan. I persiani sono persone splendide, dolci, generose e colte. Tantissimi giovani. C’era un ragazzo che lavorava nel mio albergo e, finito il turno, tirava fuori i libri e studiava a un tavolino. 'Mi mancano due esami di Ingegneria. Sogno di viaggiare e di trovare un bel lavoro, ma non mi fanno uscire da qui', piangeva mentre mi raccontava. Il peggio è avvenuto a dicembre".

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