Torino, per Petrachi tanto (troppo?) da fare a due settimane dalla fine del mercato
La settimana del Torino si è aperta accogliendo Ricardo Obrador, terzino spagnolo che in mattinata ha svolto le visite mediche di rito prima della firma del contratto con i granata. A sinistra dovrebbe fargli spazio Cristiano Biraghi, anche se al momento non c’è una destinazione già ben definita. Un discorso che vale per un discreto numero di giocatori a disposizione di Marco Baroni, in un gennaio che dovrebbe essere di rivoluzione. Il rischio, a due settimane dalla fine della sessione - si chiude il 2 febbraio -, è che ci sia anche troppo da fare per il direttore sportivo Gianluca Petrachi.
“E ci sono altre cose”. Lo ha detto chiaramente Urbano Cairo, e la situazione granata è in effetti magmatica. La lista dei partenti sicuri - ma in cerca di soluzioni - è lunga: Israel è fuori dal progetto e sta partendo anche il terzo portiere Mihai Popa (destinazione Cluj); Kristjan Asllani tornerà all’Inter e andrà in prestito altrove (ma ha nicchiato su diverse proposte); il Cagliari spinge per Tino Anjorin, ma prima va riscattato dall’Empoli; Nkounkou, Sazonov e Ilic sono altri partenti. In attacco poi ci sono Duvan Zapata e Cyril Ngonge: nessuno dei due è epurato o epurando, ma sono entrambi cedibili. Senza, a oggi, una destinazione certa.
È da questi incastri in uscita che dovrebbe partire una girandola in entrata: in porta ne serve almeno uno, Mandas costa troppo e va al Bournemouth. Anche in difesa è necessario un rinforzo, come minimo: David Ricardo è un’idea al momento in standby per i costi, tra le alternative figurano Simic (Partizan), Amenda (Eintracht) e Posch (Como). A centrocampo piace Matteo Prati, legato all’affare Anjorin, ma potrebbe non essere l’unico. E lì davanti, inevitabilmente, servirebbe almeno un innesto in caso di duplice cessione. Tanta carne al fuoco.











