Addio primo e secondo posto, ma la Salernitana ha tifo da applausi: in 12mila all'Arechi
-16 dalla vetta della classifica, -9 dal secondo posto con lo scontro diretto a sfavore. Se l’analisi sul momento della Salernitana partisse dai numeri è ovvio che si dovrebbe parlare di un fallimento sportivo. Dopo due retrocessioni consecutive e il repentino doppio salto all’indietro dalla A alla C, la tifoseria sperava in un campionato totalmente diverso e in un immediato ritorno in cadetteria. L’amministratore delegato Umberto Pagano, qualche giorno fa, dispensava ottimismo: “Siamo a un passo dal Catania e la nostra rosa potrebbe competere tranquillamente in serie B”. Peccato, però, che i fatti smentiscano l’AD e l’intera società. 15 movimenti di mercato a gennaio tra entrate e uscite, l’esonero dell’allenatore, una distanza incolmabile con il primo posto, appena due vittorie casalinghe negli ultimi tre mesi, punti persi contro tante delle “piccole”, peggior difesa tra le “grandi” e fatica in zona gol come testimonia il fatto che i bomber siano Ferrari e Capomaggio fermi a quota 5 dal 2025. Insomma, ancora una volta la Salernitana targata Danilo Iervolino non è riuscita a proporre alla piazza un progetto ambizioso e vincente, con la B che passerà obbligatoriamente dagli spareggi playoff. Al momento anche il terzo posto è in discussione, con il Cosenza a -1 e un Crotone in risalita. Il pareggio di ieri col Catania, però, ha lasciato in eredità anche qualcosa di positivo. Non prendere gol a cospetto di un’autentica corazzata (seppur con 4-5 titolari fuori) consente di guardare al futuro con maggiore ottimismo, con Matino che si è ripreso una maglia da titolare giganteggiando per 95 minuti e gli esterni che, nella ripresa, hanno contenuto al meglio Casasola e Donnarumma. Il problema principale riguarda il centrocampo. Lento, compassato, prevedibile, monotematico. Gyabuaa, al momento, è l’unico che sta dando un apporto importante, per il resto è evidente che Capomaggio sia lontano parente del calciatore ammirato a Cerignola e che ieri è stato fischiato da parte dello stadio dopo l’ennesimo errore tecnico.
Anche in avanti si sta facendo fatica pur con una batteria di attaccanti da fare invidia a tutta la C. Lescano è a secco da quasi 250 minuti, Ferraris e Ferrari hanno perso posizioni nelle gerarchie, Molina ci mette cuore e “garra” ma non ha le doti tecniche per spaccare le partite, mentre Inglese è out per infortunio da dicembre e ne avrà ancora per qualche settimana. Cosmi proverà in questi due mesi a plasmare una Salernitana a trazione anteriore, puntando su un modulo che esalti le caratteristiche di Achik e Antonucci e che consenta di sfruttare al massimo quel reparto offensivo che ha prodotto zero gol e appena tre tiri nello specchio della porta nelle due gare interne consecutive contro Monopoli e Catania. Da Cosmi, dopo appena 5 giorni di lavoro, non si poteva pretendere di più. Anzi, parte dello stadio ha applaudito la squadra dopo il triplice fischio riconoscendole maglia sudata e cattiveria agonistica. Cori soltanto contro la proprietà, invitata a passare la mano o a garantire investimenti tali da riportare la Salernitana dove fu presa nel dicembre del 2021. Proprio sul pubblico la chiosa finale. 12mila spettatori, curva quasi sold out, delegazioni da ogni parte della provincia e finanche un gruppo dalla Svizzera, partecipazione di giovanissimi e famiglie e una spinta costante per 90 minuti. Tutto per una gara che certo non metteva in palio l’obiettivo massimo. Immaginate cosa sarebbe stato l’Arechi con la Salernitana in lotta per il vertice. La proprietà, la dirigenza e i calciatori non possono non tentare fino alla fine di tornare in B con alle spalle un popolo così appassionato.











