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Criscitiello: "Folgore Caratese, prima vera Under 23 in Serie C. Belmonte predestinato"

Criscitiello: "Folgore Caratese, prima vera Under 23 in Serie C. Belmonte predestinato"TUTTO mercato WEB
Luca Bargellini
Oggi alle 11:25Serie D
Luca Bargellini
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Michele Criscitiello, presidente della Folgore Caratese, si è raccontato attraverso i microfoni di TMW Radio, dopo la storica promozione in Serie C del club di Carate Brianza: dalla scelta di mettersi in gioco in prima persona, al progetto tecnico, fino alla visione di una squadra interamente under 23 tra i professionisti. Senza rinunciare alle sue posizioni nette sulle seconde squadre e sui nodi strutturali della Serie D.

Presidente, come è stato cambiare giacca, passando dal ruolo di cronista a quello di protagonista di una promozione in Serie C?
"Facciamo una premessa: già da qualche anno indosso questa giacca di calcio giocato e non solo parlato. Detto questo, la differenza tra la Serie D e la Serie C ti cambia il palcoscenico e l'attenzione che ricevi: ho ricevuto circa 3.500 messaggi da domenica alle 17.30 fino a stanotte, dal mondo del calcio e non solo. Adesso capisco perché molti presidenti vogliono entrare in questo mondo. Nel mio caso, però, non è stato il calcio a darmi visibilità, semmai il contrario: ho dato visibilità a un piccolo club di provincia grazie al lavoro che faccio. Ma rispondo alla tua domanda: volevo dimostrare a me stesso, non agli altri, che oltre a giudicare in televisione chi è bravo e chi sbaglia, ero capace di mettermi in gioco dall'altra parte. E ti dico la verità: l'emozione di domenica è stata assolutamente stupenda".

C'è stato un momento preciso, una partita, un dettaglio, in cui ha capito che questo campionato potevate portarlo a casa?
"Sono onesto: fino all'anno scorso credevo che esistessero un dio della vita e un dio del calcio, perché il primo mi ha sempre dato tanto mentre il secondo sembrava che gli stessi antipatico: la palla che va sul palo, il rigore mezzo e mezzo che non ti danno mai. Quest'anno invece è stata la classica stagione in cui se la palla andava sul palo entrava. A un certo punto perdiamo contro la Leon fuori casa e il Chievo vince la giornata prima: si porta a -5 da noi. La domenica seguente il Caldiero batte 4-1 il Chievo e noi torniamo a +8 alla vigilia dello scontro diretto a Verona. Avrei firmato anche solo per un pareggio. Invece vinciamo 4-1 fuori casa, andiamo a +11 e lì ho capito che, salvo clamorosi errori nostri, quel campionato non ce lo avrebbe tolto nessuno".

Ci parli del progetto tecnico. Cosa l'ha convinta di Nicola Belmonte e come è strutturata la società?
"Partiamo dalla struttura, perché è un modello che vale la pena raccontare: la nostra società non ha né direttore sportivo né direttore generale. Ho un direttore giovane che mi sto crescendo internamente, Daniele Paparusso, ex calciatore di Eccellenza, Serie D e Serie C, che fino all'anno scorso giocava ancora e che ho messo a capo dell'area scouting. La direzione sportiva e generale, invece, preferisco gestirle direttamente. Belmonte, invece, l'ho pescaro dalla Primavera 2 del Cosenza: me l'hanno segnalato un paio di scout, ho visto alcune partite e mi ha convinto. Quando ho visto nel girone ChievoVerona e Milan Futuro ho deciso: questa sarà una stagione di transizione, investo sullo stadio e sul manto erboso, non anche sulla rosa. Squadra giovane, allenatore giovane.
C'è un'altra particolarità del nostro modello: lo staff tecnico appartiene alla società, non all'allenatore. Ho il mio preparatore atletico, il mio preparatore dei portieri, il mio collaboratore tecnico, la parte sanitaria. L'allenatore al massimo può portare una figura tra il match analyst o il vice. Belmonte ha grandi principi: non si è mai aggrappato a un modulo fisso, ha cambiato quattro sistemi di gioco nel corso della stagione. Per me può essere un predestinato".

Che Serie C andrà a trovare la Folgore Caratese?
"Arriviamo con l'umiltà di chi entra per la prima volta, come il Caldiero, l'Ospitaletto, l'Alcione. Ma arriviamo anche con la consapevolezza di essere organizzati: in Serie D non abbiamo perso tempo, abbiamo seminato e abbiamo raccolto. Le strutture ci sono, il settore giovanile c'è, l'organizzazione c'è. Detto questo, io non sono nato figlio di Berlusconi: i conti devono tornare e vengono prima dei calciatori. Quest'anno ho speso 600mila euro per vincere il campionato, facendo plusvalenze con il Desenzano in estate e a gennaio con la cessione di Caldirola: ragazzi del '95 e del '91, non giovanissimi. Il prossimo passo è fare plusvalenze con i giovani. E ti do il titolo: la Folgore Caratese sarà la prima vera Under 23 in Serie C. Non una squadra B dell'Atalanta, del Milan, dell'Inter o della Juventus: la nostra prima squadra, costruita interamente su giovani. Il primo anno avrò ancora bisogno di qualche elemento d'esperienza in ruoli chiave, ma se quest'anno ne prendo sette, il prossimo voglio scendere a cinque, poi a tre, fino ad avere una rosa autenticamente Under 23. E se arriva un giovane forte, ivoriano, congolese o francese che sia con margini di plusvalenza, lo prenderemo senza esitazioni".

A proposito di Under23 cosa pensa del progetto seconde squadre in Serie C?
"Non posso cambiare la giacca da giornalista a presidente e cambiare opinione. Il mio principio è lo stesso da otto anni: per me le squadre B non hanno motivo di esistere. In Serie C devono stare le squadre dei territori, quelle con una storia, dei principi e la forza economica per sostenersi. Le seconde squadre di Milan, Inter, Juve e Atalanta non hanno nemmeno le strutture adeguate: vanno a giocare a Caravaggio, Solbiate Arno, Vercelli, Alessandria. E in otto anni non hanno portato nulla di concreto al calcio italiano: qualche plusvalenza alla Juventus, Bartesaghi che fa un'esperienza in Serie B e poi si ritrova in Serie A, ma è troppo poco per giustificare l'intero progetto. Noi quest'anno eravamo in quel girone con il Milan Futuro e abbiamo chiuso con 15-16 punti di vantaggio. Le squadre B sono un'imitazione sbagliata del calcio spagnolo e copiata anche male".

Cosa le ha lasciato il mondo della Serie D?
"Un po' di amaro in bocca. Ci sono problemi strutturali evidenti: non può essere un sistema in cui su 18 o 20 squadre ne vince una e le altre non hanno un percorso reale. I playoff non possono non valere nulla: bastava fare 8 gironi invece di 9 per far passare almeno una squadra dalla fase finale, invece servono solo a far spendere soldi ai presidenti senza un reale ritorno. Anche i premi della LND sono impostati male: vengono assegnati a chi fa giocare più giovani, non a chi vince o chi costruisce qualcosa di serio. Se quei giovani non hanno qualità, che senso ha premiare chi li schiera? Il premio andrebbe dato a chi vince il campionato, così chi sale tra i professionisti affronta lo shock con meno difficoltà e riesce anche a sostenere un'iscrizione da 120mila euro. La Serie D come la Serie C vanno riformate: so bene che non può farlo la LND da sola, ma quelle riforme devono arrivare, e presto".

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