In un calcio di simulatori, Haaland preferisce stare in piedi: "Mio padre mi ha insegnato così"
Quante volte nel corso di questa stagione, abbiamo sentito parlare del problema delle simulazioni, ancor più accentuate - per non dire esasperate - dall'avvento del VAR? Ogni minimo tocco si può trasformare in una sceneggiata, con giocatori che fingono dolori lancinanti rotolandosi a terra. Beh, non una cosa che riguarda propriamente tutti i giocatori professionistici.
Fra chi preferisce battagliare e al massimo rispondere ai colpi c'è sicuramente Erling Braut Haaland, che è semplicemente differente. L'ennesima riprova di questo aspetto la sia ha avuta nella vittoria, pesantissima, del suo Manchester City contro l'Arsenal, decisa peraltro da una sua rete.
Nel corso dei novanta minuti il centravanti è stato protagonista di una vera e propria battaglia sportiva con Gabriel. Il giocatore dei Gunners arrivato a strappare letteralmente la maglia del rivale al minuto 66. All'82', dopo l'ennesimo intervento che si è fatto sentire, i due arrivano testa a testa: Gabriel in particolare affonda il colpo con una mezza testata. Giallo per entrambi, nessuno va a terra.
E il combattente Haaland a fine partita ha fatto notare come probabilmente il fatto di non aver fatto sceneggiate lo abbia penalizzato, visto che se avesse approfittato del colpetto ricevuto sulla fronte, avrebbe potuto indurre Taylor ad espellerlo. "Mio padre mi ha insegnato a restare in piedi", ha spiegato lui a Sky.
Queste le sue parole a Sky Sports: "Penso che la maggior parte sia d'accordo con me. Se fossi caduto come un qualsiasi altro giocatore, sarebbe arrivato un cartellino rosso per Gabriel. Non è una cosa che farei. Mio padre mi ha insegnato a restare in piedi. Questa è la realtà. Mi sarei dovuto buttare a terra? Forse. Sarebbe stato più facile. Ma non l'ho fatto e ho preso un cartellino giallo. Non so perché".











