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Sordo: "Dopo il coma sono stato scaricato dal mondo del calcio"

ESCLUSIVA TMW - Sordo: "Dopo il coma sono stato scaricato dal mondo del calcio"TUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 16 giugno 2021 12:51Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

La vita di Gianluca Sordo è per sempre cambiata nella notte fra l'8 e il 9 aprile 2005: coinvolto in una rissa in un pub a Marina di Massa fu colpito con una testata al volto da due persone che già avevano precedenti penali. Sordo, che all'epoca aveva 36 anni, finì in coma. Pur ristabilendosi il mondo del calcio, il suo mondo, dove ha speso un'intera vita, lo ha scaricato. Eppure nei primi anni '90, specialmente al Torino, era uno dei centrocampisti più apprezzati e con la Nazionale Under 21 si è laureato campione d'Europa nel 1992, segnando anche in finale. Ai microfoni di Tuttomercatoweb si racconta:

Cosa fa oggi Gianluca Sordo?
"Pur essendo carrarino vivo a Massa. E ho fatto qualcosa a livello immobiliare, vendo e compro case. Certo, di questi tempi in questo ambiente non è così facile, c'è la burocrazia ma mi rendo conto che qualsiasi attività fa fatica in questo momento".

Il calcio ormai appartiene al passato e nelle Sue vecchie interviste hai parlato con amarezza di come questo mondo ti abbia abbandonato
"Sì e mi riferisco a quanto mi è accaduto nel 2005. Ho avuto un brutto episodio a Marina di Massa, sono andato in coma sono finito in terapia intensiva. È stato un anno, un anno e mezzo brutto per me, eppure dal mondo del calcio nessun supporto, zero. Nemmeno un telegramma, un messaggio. Eppure la notizia era uscita ovunque, non penso non sapessero dell'incidente. Persino il mio ultimo allenatore non si fece vivo".

Si riferisce a Massimiliano Allegri
"Alla fine mi tocca nominarlo nuovamente, ma purtroppo quando chiudi la carriera e ti aspetti che l'ultimo tuo allenatore venga a trovarti. L'ho rivisto dopo qualche anno a Forte dei Marmi, era il nuovo allenatore del Milan. Mi voleva abbracciare ma io non ce l'ho fatta".

Si immaginava un futuro da tecnico o da dirigente?
"Certo, giocare è un conto e continuare nel calcio come allenatore o dirigente è diverso e magari mi sarei accorto di non essere portato. Credo che uno su 50 possa arrivare a buoni livelli con un carattere come il mio, per il resto devi saperti vendere. Poi una volta uscito dal giro, passato uno o due anni è difficile rientrare in un ambiente del genere. È un mondo dove ci sono marpioni, i banditi".

Prima dell'incidente aveva pensato al post carriera?
"Tra i vari sbagli che ho fatto c'è quella di non aver mai avuto l'idea di guardare al futuro. Però quando giocavo all'Aglianese e avevo 34 anni stavo fisicamente bene, potevo giocare anche altri due anni. Prima di prendere una testata da questo vigliacco mi ero proposto per giocare qui nella mia provincia, ma non c'è stata la possibilità. Ci sono state cose che mi hanno dato fastidio. L'idea era finire nella mia terra e iniziare in un nuovo ruolo. Niente di fatto, sembrava che chiedessi di giocare nel Milan o nella Juve. Sono cose che poi ti tolgono le motivazioni".

Nell'esperienza da calciatore ci sono anni di grandi soddisfazioni, in particolare al Torino. Che ricordi ha del periodo in granata?
"Ricordi bellissimi. Il Torino mi ha fatto crescere come uomo e tutt'ora ho delle amicizie su Torino, mi piace tornarci. L'ultima coppa l'abbiamo vinta noi nel '93, per me Torino rappresenta un pezzo del mio cuore. E se mi avessero gestito in un'altra maniera sarei rimasto in granata molto più a lungo".

Ripensa ancora a quella traversa colpita ad Amsterdam? Poteva cambiare la Sua storia e quella del Torino
"Sì, ci ripenso. Intanto davamo una grandissima gioia ai tifosi del Toro che sono fantastici. Per quel che soffrono ogni anno, per la grinta e la determinazione che ci mettono sarebbe stata una cosa fantastica per loro. La prima cosa che mi dispiace è quella, perché sarebbe stato bello portare a casa quella coppa. Seconda cosa, anche la mia carriera sarebbe andata in un altro verso. Ma fino al trasferimento al Milan non mi posso lamentare".

In rossonero poche presenze e l'inizio del declino
"Mi ero affidato al mio procuratore, ma a posteriori è una scelta che non rifarei. Il rischio di giocare poco c'era, vedendo la squadra che era quel Milan: giocare con Savicevic, Baresi, Boban. Penso di essere stato consigliato male, poi chiaro che la decisione l'ho presa io".

Reggiana, Bari, Cannes: esperienze da dimenticare
"Alla Reggiana ho la sfortuna di farmi male, ma penso che la vera discesa sia iniziata a Bari: Fascetti mi lanciò al Torino e mi volle con lui. Ho giocato poco, l'ambiente non mi piaceva. E col tecnico i rapporti cambiarono: non ci siamo trovati più, ognuno era per la sua strada. E dopo Bari nessuno mi voleva più, nemmeno in una B discreta".

Cosa successe?
"Non me lo spiego. Anche perché dopo 9 anni di Serie A penso che avrei continuato molto tranquillamente, stavo bene fisicamente. Tenni Oscar Damiani come procuratore, ma essendo divenuto ormai un pesce piccolo non mi ha dato l'opportunità nemmeno di giocare in B. Son finito a Cannes dove ci ho perso dei soldi, ero sparito dal radar. Il rapporto con lui è finito sulle rotaie di un tram a Milano".

È ancora in contatto con qualcuno del mondo del calcio?
"Sì, con Gigi Lentini. Lui oltre ad essere stato un grandissimo calciatore è un amico, persona vera una delle poche vere in quel mondo e l'unico che mi è stato vicino".

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