Le Celeste, un mix tra esperienza e fame
Il tabù della gara d'esordio è un ostacolo che pur legato alla semplice cabala e all'amarcord, infastidisce la nazionale dell'Uruguay nella misura in cui la Celeste mantiene inalterata la convinzione nei propri mezzi insita nella leggenda che la storia del calcio si porta dietro. I sudamericani hanno vinto soltanto una delle ultime 7 gare d'esordio nella massima competizione mondiale, e l'occasione offerta dallo scontro con la Corea del Sud potrebbe rappresentare l'assist giusto per eliminare questa statistica. Del resto a livello qualitativo la Celeste ha davvero poco da invidiare a chiunque, specie se la commistione tra gioventù ed esperienza scelta da Alonso dovesse fondersi come ha programmato il commissario tecnico.
Poco da inventare dal punto di vista tattico, che dovrebbe prevedere un 4-4-2 piuttosto scolastico ma trascinato dalla fame di Darwin Nunez in coppia con l'esperienza garantita dalla leggenda Luis Suarez giunto all'ultimo proiettile di una pistola che ha sparatato cartucce letali per tutto il corso della sua fantastica carriera. Spazio dal primo minuto, e non potrebbe essere altrimenti, per il fuoriclasse della spedizione Valverde, ma anche per i “volti noti” della nostra serie A, a partire dal laziale Vecino passando per il napoletano Oliveira, senza dimenticare degli ex Bentancur e Godin. Munizioni che potrebbero arrivare anche da un Matador come Cavani che dovrebbe comunque vedere la gara d'esordio da spettatore.











