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Arena boom, Viscidi: "Ce lo segnalò Baldini, brava Roma. Pio esempio, noi puntavamo su Seba"

Arena boom, Viscidi: "Ce lo segnalò Baldini, brava Roma. Pio esempio, noi puntavamo su Seba"TUTTO mercato WEB
Ivan Cardia
Oggi alle 12:30Serie A
Ivan Cardia

La Roma si gode il talento di Antonio Arena, il primo giocatore del 2009 a segnare con un club professionistico del nostro massimo campionato, anche se in Coppa Italia. A Sky ne ha parlato Maurizio Viscidi, coordinatore delle selezioni giovanili azzurre, che ha ricordato l’ingresso di Arena, ai tempi in cui giocava in Serie C con il Pescara, nel giro delle nazionali giovanili: “Baldini non era ancora il nostro selezionatore, allenava il Pescara e mi chiamò per segnalarmi questo giocatore. Noi l’abbiamo inserito dall’Under-16 in poi ha fatto con il campionato europeo e il mondiale: ci tengo a segnalare il comportamento di Sebastiani, che ci disse che era importante la Nazionale, nonostante il Pescara potesse far valere gli impegni in campionato. Bravi quelli della Roma a vederlo, lui a lavorare e Gasperini a lanciarlo: se la catena funziona, i risultati arrivano”.

Il futuro è sulle spalle di Camarda ed Esposito?
“Beh, Camarda si imponeva già a livello di Under-15, anche perché molto maturo. Pio Esposito ha avuto un ritardo di maturazione biologica, come capita a molti: è entrato dopo, nell’Under-17. È un esempio: non tutti i giocatori sono pronti a 15 anni, ma vanno seguiti perché poi possono esplodere. Noi puntavamo molto sul fratello di Pio, Sebastiano, che ci sembrava superiore: il tempo ci sta dicendo che forse Pio sta facendo una carriera migliore. Non dobbiamo disperdere i talenti”.

Bartesaghi e Palestra, altri due 2005. Sono pronti?

“Se devo rispondere io… Sono due esterni meravigliosi, anche loro esplosi un po’ tardi. Palestra lo vidi per la prima volta nella sua prima uscita da terzino, l’Atalanta ha avuto una grande visione. Anche Bartesaghi si è imposto dopo, a 17 anni: sono due ragazzi che hanno tecnica e struttura, ma soprattutto sono molto affidabili. Hanno fatto un bel percorso, sono convinto che anche loro entreranno nel giro della Nazionale A”.


Manca un po’ di coraggio agli allenatori italiani sui giovani?

“Sì, ma manca anche un po’ di motivazione. Se l’allenatore viene giudicato solo per i punti che fa in classifica, è chiaro che tende solo a lavorare di settimana in settimana. Se fosse valutato e ricompensato in base alla valorizzazione del patrimonio, avremmo un approccio diverso. L’allenatore rischia con i giovani, ma non solo perché può sbagliare, anche per la gestione del gruppo. I club dovrebbero riconoscere agli allenatori questo tipo di rischi, invece spesso rimangono da soli”.

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