Como, Ludi: “Non capisco la critica sui pochi italiani. Ecco perché acquistiamo all’estero”
Carlalberto Ludi, direttore sportivo del Como, è intervenuto in occasione del panel “I giovani nel sistema calcio italiano”, organizzato all’Arena Civica di Milano prima della finale di Coppa Italia Primavera: “La critica sui pochi italiani è forse quella che capisco meno. Il Como sta investendo sul settore giovanile, e su professionisti di giovane età in prima squadra. Non abbiamo portato nessun giocatore da settori giovanili stranieri nella prima squadra: i giocatori che abbiamo approcciato sono già nel circolo delle rispettive Nazionali”.
Perché questa strategia: “Un tema è noioso, è legato alla fiscalità e al fatto che la nostra proprietà è più agile nell’investire all’estero, in Italia ci sono regole che garantiscono la stabilità del sistema, ma che rendono più facile investire all’estero. Il secondo è che noi volevamo investire su giovani, ma manca un certo tipo di lavoro: noi abbiamo preso ragazzi del 2005, come Jesus Rodriguez, che aveva una trentina di partite in Liga. Nico Paz aveva presenze solide nel Castilla. Ci sono, oggi, giocatori di seconde squadre italiane che prenderemmo volentieri, ma a pescare nelle Primavera facciamo fatica. Il terzo punto è metodologico: noi abbiamo un processo di recruitment molto elaborato. Abbiamo un algoritmo, degli scouting, degli psicologi. Il tema è che, rispetto a quello che abbiamo sposato tre anni fa, cioè puntare tutto sul pensiero di Cesc Fabregas, noi riscontriamo che sia la sensibilità del direttore sportivo sia l’algoritmo trovano in Spagna dei giocatori che rispondono a quel contesto. Il sistema spagnolo a un certo punto si ferma e ragiona: ma cosa stiamo facendo? Quali sono le nostre esigenze? Giocatori come Jesus, Nico Paz, Valle, portati in Italia, si riconoscono in un certo modo di lavorare. Allora ci è più facile andare a pescare in Spagna”.
Quanto al settore giovanile: “Siamo abbastanza presuntuosi. Vogliamo costruire questo percorso internamente: siamo all’inizio, ma vogliamo che i giocatori italiani, nel loro percorso di evoluzione, trovino coerenza metodologica. In modo tale che domani, cioè tra 3-4 anni, il Como possa avere una prima squadra italiana, sì, ma allineata ai nostri principi. Se poi non avremo portato giovani italiani dal settore giovanile, allora sì, potremo essere criticati. Ma speriamo di essere un valore aggiunto per il sistema italiano”.










