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De Roon: "La prima volta che il mio agente mi chiese di Bergamo, risposi: 'Non so neanche dove sia'"

De Roon: "La prima volta che il mio agente mi chiese di Bergamo, risposi: 'Non so neanche dove sia'"
© foto di www.imagephotoagency.it
Giacomo Iacobellis
Oggi alle 19:40Serie A
Giacomo Iacobellis

Marten De Roon, baluardo dell'Atalanta, si è raccontato a Prime Video a poche ore da un record storico: nella gara di domenica contro il Verona diverrà infatti il giocatore con più presenze nella storia nerazzurra. Un traguardo che sarà onorato come merita, attraverso un momento celebrativo speciale nel post-partita capace di coinvolgere l’intero stadio: è in programma un emozionante pasillo de honor e la consegna della tradizionale maglia celebrativa (435 partite).

Queste le sue dichiarazioni in merito al record personale e non solo: "È qualcosa di enorme, qualcosa che mi rende veramente molto orgoglioso, è un onore aver indossato questa maglia così tante volte. Lo è altrettanto eguagliare, e forse superare, uno come Gianpaolo Bellini. Una persona che è stata una bandiera per questo club e per questa società, un bergamasco Doc. Anch’io per fortuna sono un bergamasco adottato, sono orgoglioso di rappresentare questa città con questo record, ma non mi fermo qui".

Sul primo approccio con Bergamo: "Sarò molto sincero: sapevo molto poco di Bergamo. Il mio procuratore mi chiamò chiedendomi se conoscessi l’Atalanta e la città. Io gli risposi: 'Non so neanche dov’è (ridendo)'. Il primo incontro con una tifosa che mi dava un bacio sulla bocca… Mi sono sentito molto accolto".

Sul rapporto con i tifosi. "Mi piace parlare con loro, sapere cosa vivono e come pensano. Se esiste una distanza tra calciatore e tifoso, qui è come se fossimo tutti allo stesso livello. Forse sì, noi calciatori siamo più talentuosi nel giocare a calcio e loro sicuramente hanno talento in qualcos’altro. A me piace sentire cosa pensano, anche dopo una sconfitta. Voglio capire cosa pensano e discuterne insieme".

Sugli elogi dei tifosi: "Alla fine si fa questo lavoro anche per lasciare qualcosa alla gente e sentire queste frasi, sentir dire di essere la loro bandiera, avere il sangue bergamasco, essere l’anima della squadra, non mollare mai, sudare sempre la maglia, io voglio trasmettere tutto questo alla gente, e loro lo trasmettono a me. È questo che mi ha fatto capire che qua a Bergamo c’è qualcosa di molto speciale".

Sull’anno al Middlesbrough: "Come giocatore era un sogno giocare in Premier League. Poi però, dopo quell’esperienza, ho capito che la passione, il calore, l’affetto, il cuore… lì si sentono meno. Mi sono accorto abbastanza velocemente che, se ci fosse stata la possibilità, sarei voluto tornare a Bergamo. E da lì, è ripartito questo percorso. Colgo l’occasione per ringraziare tantissimo la Famiglia Percassi per avermi dato questa opportunità".

Sul suo futuro sempre a Bergamo: "Le mie tre figlie sono bergamasche. Due sono nate qui, l’altra è nata in Olanda, ma si è trasferita qua quando aveva 3 anni. Frequentano una scuola italiana, parlano la lingua italiana, con accento bergamasco, e per loro Bergamo è casa. Faccio fatica ad immaginarmi in un altro posto, ma soprattutto loro, non riesco ad immaginarle da un’altra parte. Ci siamo anche parlati perché si sa che nel calcio tutto può cambiare in fretta. Siamo d’accordo che vogliamo stare qui, a Bergamo".

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