Reijnders ammette di non voler più lavorare. Che è il problema per i talenti italiani a 18 anni
"Non voglio più dover lavorare dopo la mia carriera. Firmando con il Manchester City sapevo che non ne avrei avuto più bisogno, ma ora posso anche garantire il benessere delle generazioni future". Le parole di Tijjani Reijnders spiegano esattamente ogni ragionamento di un calciatore che diventa ricco fra i 18 e i 20 anni. Soprattutto in Italia, quando esplodi in quella fascia di età, rischi di avere quinquennali superiore al milione di euro, cifra che ti permette - se ben investita - di avere una discreta rendita.
Cifre altissime per chi è sotto i 21 anni
La sensazione è che chi potrebbe diventare un talento generazionale, in Italia, si possa adeguare alle cifre guadagnate senza realmente avere la fame di diventare qualcosa in più. Molto spesso chi promette tantissimo finisce in logiche più grandi di se stesso, finendo per assicurarsi un grandissimo contratto che lo mette a posto, salvo poi adattarsi agli eventi invece che combatterli.
Salary cap?
Quale può essere la discriminante? Mettere un tetto fino ai 22 anni? Difficile, negli Stati Uniti è 24 - ma con cifre davvero da operaio specializzato negli States, intorno ai 50 mila dollari - e probabilmente rischierebbe di perdersi un certo tipo di talento, ma abbattere certi stipendi (magari fissandoli ancora prima dei diciotto, almeno nella versione massima) potrebbe dare la possibilità di non dovere puntare a vivere di rendita. Almeno per grandi talenti.






