Goldoni e il retroscena nel derby: "Successa una cosa che non mi sarei mai aspettata"
"Sabato, dopo il derby, è successa una cosa che non mi sarei mai immaginata. Dopo aver salutato i nostri tifosi, stavo tornando verso gli spogliatoi quando dalla curva della Roma sento qualcuno chiamarmi. Mi chiedono di avvicinarmi, di uscire un attimo perché volevano parlarmi. Devo essere sincera: per un attimo non sapevo cosa aspettarmi. Era appena finito il derby". Inizia così un post social della centrocampista biancoceleste Eleonora Goldoni su quanto accaduto dopo il fischio finale della sfida dello scorso fine settimana vinta dalle giallorosse per 3-1,
L'abbraccio alla tifosa della Roma
"Poi una ragazza con la maglia della Roma si avvicina e mi dice: “Posso abbracciarti? Al di là dei colori, ci tenevo davvero a ringraziarti.” Mi ha parlato della persona, di quello che provo a trasmettere fuori dal campo, di ciò che le arriva, del modo in cui racconto anche le difficoltà e di quanta forza le dia. Mentre mi abbracciava, dietro di lei una trentina di tifosi romanisti hanno iniziato ad applaudirmi e a ringraziare. Brividi. - prosegue Goldoni - Sul pullman di ritorno ci ho ripensato. Perdere mi dà fastidio. Torno a casa pensando agli errori, a quello che avrei potuto fare meglio, alle occasioni mancate. Avrei voluto vincere. Quel derby me l’ero immaginato diversamente.
Ma ci sono momenti che non cancellano la delusione. Semplicemente, dentro quella delusione, riescono comunque a lasciarti qualcosa di bello. E questo mi ha spiazzata. Perché al di là delle provocazioni, sul campo o fuori, degli insulti, dei cori contro e dei post fatti per alimentare rivalità e tensione, esistono anche gesti cosi, di chi sceglie di andare oltre: un abbraccio, applauso all’avversaria, la scelta di dire qualcosa di bello anche a chi indossa la maglia opposta, quella che in teoria dovresti “odiare”.
Non condivido questo momento per mettermi al centro o per autolodarmi. Lo condivido perché credo davvero che gesti così meritino luce. Il calcio è rivalità, agonismo, appartenenza. Ma può e deve essere anche rispetto. Puoi voler battere l’avversario con tutto te stesso senza smettere di riconoscerlo come persona. E in un calcio che spesso fa rumore per tutto il resto, spero che gesti così riescano a farne ancora di più".
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