Ds Brescia: "Cellino è un lungimirante, non guarda al giornaliero. Inzaghi deve esser resiliente"
"Come tutti sapete e come tutti avete scritto, io ieri sera ho incontrato Diego Lopez e il suo staff, ma in città non si è respirata buona aria per il suo rientro. Lui è amico del Brescia, è amico del presidente col quale ha lavorato molti anni, ma dopo aver visto alcune reazioni - tra stampa, media e social - ha preso coscienza del fatto che il suo arrivo poteva essere una mossa che non consentiva al Brescia di andare avanti sereno e ha rinunciato all'incarico. Questo soprattutto era il tema della mia conferenza stampa": esordisce così, nella conferenza odierna, il Ds del Brescia Francesco Marroccu.
Che ha parlato in uno dei giorni più caotici della stagione, quello in cui sembrava fatta per il ritorno di Diego Lopez in panchina, operazione bloccata dal fatto che il club non può esonerare Filippo Inzaghi, per una clausola contrattuale che impedisce l'allontanamento del mister se la squadra è dentro le prime otto posizioni. E proprio su questo ha proseguito il dirigente: "I tempi non collimano con le clausole, Inzaghi non è stato mai ufficialmente esonerato. Ma stiamo valutando l'esonero. Chiedo però chi ha avuto fretta di annunciarlo, se esiste o meno la clausola... se esiste noi non abbiamo licenziato Inzaghi, il provvedimento sarebbe nullo: Perché optare per il ritorno di Lopez? Per allenare non si deve andare d'accordo con la stampa, per me Lopez è un valido allenatore, che deve esser giudicato dal sottoscritto e dal presidente Cellino, che ne rispondono in termini tecnici ed economici. E ricordate una cosa, venti giorni fa mi sono espresso pubblicamente perorando la causa di Inzaghi, poi quattro giorni fa non gli ho tagliato la testa, ho solo smesso di supportarlo perché c'erano troppe divergenze tra lui e il patron, ovvero tra i due elementi trainanti della società. Lopez era la scelta migliore, io ero arrivato con lui, ma il tecnico ha preferito appunto fare un passo indietro: non è una persona arrogante, maleducata e sbruffone come lo descrivete, è solo un capitano che sa fare il suo lavoro, lo chiamano infatti El Jefe".
Il discorso torna a Inzaghi: "Filippo è l'allenatore del Brescia, deve collaborare col club, che non vuol dire subirlo, ma averci feeling. E lui questo lo ha dimostrato, è stato l'artefice della partenza del Brescia, che senza una figura carismatica e importante come la sua probabilmente non sarebbe dove è adesso, quindi grande merito e complimenti a lui. Ma noi abbiamo fatto un mercato netto e chiaro, allenatore e presidente, con me garante, si sono detti delle cose, e Inzaghi deve essere resiliente, si deve avere la voglia di rimanere a Brescia, bisogna confrontarsi con un uomo lungimirante, non abituato al risultato giornaliero: Cellino non ha messo in discussione Inzaghi per i risultati, ora ottimi, ma per la proiezione futura, perché è il risultato finale che dobbiamo acchiappare, dobbiamo portare il Brescia in A. E siamo tutti pronti, io, Inzaghi e Cellino, a triturarci a vicenda per farlo, ma è il presidente che detta le linee guida. Io sono tornato, ma non mi sogno di spostare una bottiglia da una parte all'altra senza parlare con Cellino: non ho potere di firma, ma sono ascoltato, ecco perché sono sempre tornato. Inzaghi probabilmente è ora un po' sfiancato da questo lavoro, e lo capisco perché è difficile, ma noi vogliamo andare in A, e Cellino, con pregi e difetti, non lascerà nulla di intentato. E' un bravo presidente e lo sappiamo tutti".
Prosegue: "Come esco da qua chiamo Inzaghi. Ma chi vuole stare qui deve partecipare, deve metterci un po' del suo: rimbocchiamoci le maniche e ripartiamo. E questo deve farlo anche la squadra, perché comunque il mister non si è mai tirato indietro, ha sempre martellato in tutti gli allenamenti: se riusciamo a mettere tutto a posto si può andare avanti, perché Inzaghi non è diventato un nemico del Brescia. Cosa può portare questo scossone? Cose positive, solo questo. Perché la squadra è cresciuta, si è unita ancora di più. Certo, situazioni così le eviterei, ma va bene così".











