Identità, memoria, appartenenza: perché il simbolo storico era fondamentale per il Catania
TMWUn'Italia da dover ricostruire, dopo la seconda guerra mondiale, e un lato sportivo da dover rivitalizzare: certo, non il tema principale per il post conflitto, ma si sa, lo sport è spesso frutto di evasione, ti fa dimenticare per qualche momento gli aspetti più duri della vita. E anche se il calcio a Catania si respirava già all'inizio del secolo scorso, ecco che il 24 settembre 1946, dalla fusione tra Virtus e Catanese, viene fondato il Club Calcio Catania: per intendersi, quel Catania di cui si parla adesso per la Serie C.
La storia travagliata degli ultimi 40 anni. Con in mezzo il logo.
Dopo i nuovi inizi, ecco che nel 1953/1954 arriva la prima storica promozione in Serie A, poi anche gli ottavi di finale di Coppa Mitropa nella stagione 1970/1971, e tante annate nei primi due campionati italiani. Certo, non mancano neppure quelle in Serie C, una categoria che in Sicilia non vedono consona per il club, ma la prima crisi arriva nell'estate del 1993, quando il club viene escluso per inadempienze finanziarie dalla successiva terza serie e riparte dall'Eccellenza. Seguono anni felici, almeno fino al campionato 2021/2022, che vede gli etnei esclusi dal Girone C di Serie C alla 36ª giornata e poi falliti per bancarotta; c'è la riammissione in sovrannumero al campionato di Serie D, che segna una ripartenza, ma c'è anche un atro aspetto da considerare, in tutto questo marasma il Catania perde la sua identità, il marchio storico, quello formato dallo scudo palato a tre punte a strisce rosse e azzurre con in cima la denominazione sociale, completato poi da un pallone da calcio in cuoio e dall'elefante, ripreso fedelmente dallo stemma cittadino.
L'appartenenza, come detto, che spiega quando sia importante quel logo, non l'avere un logo.
Ottanta anni...più un mese.
L'asta, vinta quest'oggi dal club, era stata indetta per il 15 ottobre, in uno dei momenti simbolici per la storia societaria: il Catania festeggiava infatti 80 anni. Senza quella sua identità, che oggi ha però riacquisito. Perché il peso emotivo di quello stemma era troppo alto. Lo stemma era il più riconoscibile, quello che ancora faceva capire che, nonostante dal punto di vista societario la storia sia stata frantumata, l'identità della storia calcistica era intatta. E ora può ripartire tutto.






