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…con Francesco Facchinetti

…con Francesco FacchinettiTUTTO mercato WEB
venerdì 27 gennaio 2023, 00:00A tu per tu
di Alessio Alaimo

Non serve mai guardarsi indietro, il mondo è fuori da questo vetro. Francesco Facchinetti qualche anno fa cantava quello che è il suo stile di vita: guardare sempre avanti. Vivere Normale si, ma con quella genialità che contraddistingue gli artisti. E adesso Facchinetti fa parte anche del mondo degli artisti… del calciomercato. Cantante, conduttore, imprenditore, agente dello spettacolo e adesso anche attento studioso del mondo del mercato del pallone, Francesco Facchinetti racconta la sua nuova avventura in esclusiva a Tuttomercatoweb.

Facchinetti, anche lei nel mondo del calciomercato. Da protagonista. E chi se l’aspettava…
“Tutto parte da una passione e un amore smisurato per una delle forme d’arte più bella. Vengo da una famiglia di artisti, non mi reputo un artista ma so riconoscere l’arte. E il calcio è arte”.

E cosí anche lei è finito nel calderone del calciomercato.
“Si, e tutto in maniera naturale. Amo il calcio. Da anni non riesco ad andare a vedere una partita di calcio allo stadio perché sto male: non riesco a vivere in maniera serena. Le partite devo vederle a casa. Tra un po’ nel 2006 quando l’Italia è diventata campione del mondo mi portavano in ospedale…”.

Cioè?
“Ai rigori so che porto sfortuna alla squadra che tifo. Così il giorno della finale contro la Francia ho preso la moto e sono scappato dalla casa del mio amico dove stavo vedendo la partita. Sono andato sotto un ponte con le orecchie tappate per non sentire niente. La moto ad un certo punto non partiva più, così sono entrato in un ristorante. C’era l’ultimo rigore per l’Italia. Sono uscito e mi sono buttato nella siepe. L’Italia fece gol e poi… non ricordo più niente (sorride, ndr). Mi approccio al calcio perché vengo da un mondo di arte. Rappresento talenti, lavoro in maniera importante nel mondo dello spettacolo. Nel mio mondo artistico i brand lavorano in sintonia. Mi approccio al calcio in questo modo. Ho a che fare con persone complesse ma dalla profonda umanità. Spesso e volentieri nell’ambito calcistico mi accorgo che fuori da questo tanti sono molto soli perché non si fidano degli altri e per un insieme di motivi”.

Cosa è nel calcio Francesco Facchinetti? Manager degli artisti? Agente?
“Oggi sono un fratello maggiore di questi ragazzi che hanno tanto da fare. Uno dei miei ragazzi, Enoch Owusu dell’Inter Primavera ha fatto un gol bellissimo. E li ho pianto. Non mi piace definirmi un manager, un editore o un produttore. Ho trovato un buco di mercato nell’ambito calcistico e voglio fare il mio mestiere cercando di restituire alla squadra il miglior calciatore possibile. In America la gestione di un calciatore è fatta in questo modo. Voglio gestire un calciatore come si gestisce un artista”.

Il mondo del calcio spesso è diffidente. Chiuso. Come pensa di farsi strada?
“Ho un cognome importante per mio padre e perché qualche cavolata l’ho fatta anch’io, ho avuto la fortuna di conoscere tante persone anche del mondo del calcio da Moratti ad Andrea Berta che reputo uno dei migliori direttori sportivi in assoluto. Mi confronto con tantissime persone del mondo del calcio. Dove mi porterà questa storia non lo so. Per fare cose belle bisogna avere un’idea e investire. Ho trovato un team di persone interessanti che lavora intorno a me, giovani dai venti ai trent’anni che sanno fare cose incredibili. I soldi poi arrivano, ma se si lavora per i soldi il risultato è sempre viziato e non riesci a dare il massimo. Il calcio invece deve essere anche sano nella sua profondità. Oggi mi pongo così nel mercato. Per me i soldi non sono un problema ma le cose vanno fatte in maniera corretta. Se si ha voglia di investire del tempo sui ragazzi in maniera sana si possono fare cose incredibili. Ho avuto la fortuna di lavorare con persone straordinarie come Brozovic, l’immagine è la conseguenza di un lavoro fatto bene”.

Agenti e dirigenti più anziani potrebbero guardarla con diffidenza.
“È giusto che lo facciano, ogni cosa una persona se la deve guadagnare. Le cose vanno costruire step by step. Il calcio è un mondo molto chiuso, lo so. Io cerco di essere qualcosa di diverso da quello che ho visto. Ovvio che ci sia diffidenza. Ma non è un ostacolo, bensì uno stimolo. E se trovo qualcuno che mi dice ‘che cazzo stai facendo?’ posso anche imparare. La diffidenza serve tantissimo: quando sono entrato nel mondo manageriale e artistico è accaduta la stessa cosa, poi il resto parla da sé”.

I suoi modelli?
“Sono andato a studiare i procuratori. Uno deve studiare le persone. Cito due agenti che stimo in maniera incredibile: Mino Raiola è stato il primo a raccontare che i calciatori devono essere tutelati, una visione che ha rispettato fino alla fine. Non si può dire che non sia stato geniale nel dire ai calciatori ‘io tutelo te’. Un motivatore pazzesco. Poi apprezzo anche Giuseppe Riso, il procuratore più giovane interessante che ci sia: di lui ho una stima infinita. Penso che prima di tanti abbia fatto cose un po’ diverse: ha una struttura, è uno avanti, si è fatto da solo. Chapeau. La storia delle persone dice tanto”.

Il mercato in Italia al momento non è di certo entusiasmante.
“Mi aspetto un’impennata. Siamo in un momento di difficoltà. Il calcio è il secondo contribuente dello Stato ma non mi pare che il governo abbia intenzione di aiutarlo. Qui non possiamo pensare che ci sia il buon samaritano che caccia il grano. Al di là di squadre che hanno un modello preciso che è quello di fare una cantera e valorizzare i calciatori come Udinese e Atalanta, se punti a vincere servono soldi. Stanno arrivando grossi fondi, ma i fondi spendono per business. C’è il gruppo 777 con il Genoa, il City Group con il Palermo e altro: spero che si investa così da rianimare tutto il sistema calcio e che nel mondo del mercato ci possano essere dei colpi. Il calcio è arte pura. Rispettiamola”.

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