Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventobresciacasertanacesenafrosinonelatinalivornonocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuoloturris
Altri canali mondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche

Lamberto Boranga, una vita con il pallone (e lo sport) sempre in testa

Lamberto Boranga, una vita con il pallone (e lo sport) sempre in testaTUTTO mercato WEB
ieri alle 19:42Storie di Calcio
TMWRadio Redazione
Lamberto Boranga (Foligno, 30 ottobre 1942) è un calciatore e lunghista italiano, portiere della Trevana.
Ascolta il podcast
TMW Radio / Storie di Calcio
00:00
/
00:00

Una carriera da portiere, poi una seconda vita con l'atletica, ma con quel pallone sempre nella testa. E nel cuore. Parliamo di Lamberto Boranga, che si è confessato ai microfoni di TMW Radio durante Storie Di Calcio.

Nato a Foligno da una famiglia originaria di Belluno, classe '42, è cresciuto nel Perugia ma il suo esordio in Serie A avvenne con la maglia della Fiorentina nel corso del campionato 1966-1967. Dopo quella fodnamentale tappa, seguirono le esperienze in Reggiana, iBrescia, Cesena, Varese, Foligno e Parma, con cui conquistò una promozione in Serie B nel 1978-1979. 

Un uomo però che ha saputo coniugare sport e studio, infatti si laureò in Biologia e in Medicina e nel 1992, divenuto medico sociale della squadra dilettantistica di Bastardo (località in provincia di Perugia), a 50 anni decise anche di tornare tra i pali per una domenica a causa del forfait contemporaneo di tutti i portieri della rosa. E diede ancora una volta spettacolo tra i pali, con interventi degni di un portiere ancora di categoria. Ma sono state altre le sortite in porta negli anni, dove però si è distinto anche nell'atletica leggera, dove ha ottenuto una serie infinita di record e titoli master, sia a livello Nazionale che internazionale. L'ultimo nel 2025, ai Mondiali, dove nel salto triplo ha portato a casa il bronzo.

"Da giovane ero irrequieto, studiavo poco - ha ammesso Boranga -. Mio padre mi mandò in collegio a Trevi e lì, siccome ero molto bravo a giocare in attacco, mi misero in porta perché altrimenti rompevo gli equilibri dei miei amici. Io accettai pur di giocare, ma non ero molto convinto". Portiere, lunghista e dottore, lui si sente più "un portiere prestato alla medicina e all'atletica. L'atletica è la base degli altri sport. Ero bravo nel salto in lungo e triplo, ho fatto anche decathlon da giovane, senza fare allenamenti specifici. Ero tra i primi 5-6 italiani in quella disciplina all'epoca. Ma in porta mi trovavo veramente bene, sfruttando gli insegnamenti dell'atletica. Ma senza improvvisazione. Spesso giocavo anche in atletica quando ero portiere professionista. Agli allenatori non piaceva molto, ma io lo facevo comunque".

La sua svolta nel mondo del calcio la deve a un grande come Nando Martellini: "Andavamo in estate al mare da giovani, con i miei cuginetti. Avevo 14 anni e giocavamo in spiaggia a pallone. Mi ricordo che dopo aver giocato mi vide un signore, mi fermò e mi disse 'Ma lo sai che tu sei veramente bravo, diventerai un buon portiere'. Io feci finta di niente, passano dieci anni o meno e in una trasmissione in radio, dopo una partita di Fiorentina, fu lui a intervistarmi e ricordò questo aneddoto. Non ero mai stato veramente convinto di stare in porta, ma anche il suo parere alla fine mi convinse a continuare in quel ruolo. Mi sono ispirato ad Albertosi dal punto di vista tecnico, apprezzavo molto Zoff, con cui ho parlato tanto". 

Poi Boranga ha ricordato gli anni speciali in Serie A: "Il ricordo più bello è quando sfidai la Juve con il Cesena. A Cesena sono tanti i juventini, il mio allenatore Marchioro venne la sera prima e ci rassicurò su quella sfida così importante. Il presidente ci promise per la vittoria un premio, e la partita andò così: dominarono il primo tempo, chiuso per 1-0 per loro. Ma alla fine il tecnico ci caricò talmente tanto e nella ripresa facemmo due gol in dieci minuti. Reagì male la Juve, capirono che sarebbe stata dura e vincemmo. E il presidente alla fine ci pagò il premio. Fu la più grande soddisfazione dopo il brevetto da pilota preso a 17 anni e la laurea in medicina. La metto al terzo posto nella mia vita. A prescindere da matrimonio e figli ovviamente".

Ma ha voluto dedicare un pensiero anche ai grandi personaggi incontrati nella sua carriera: "Maldini era un gran signore, faceva lavora tanto ma bene, con passione, ti caricava. Era il mio allenatore ideale. Il personaggio migliore che ho incontrato è George Best, facemmo una Supercoppa contro tra Fiorentina e Manchester United, era autunno e quando entrammo nel Comune di Firenze per la presentazione, c'erano anche loro. Lui era appoggiato in un lato. Poi giocai quella partita e presi due gol da Charlton e da lui, sono stati i gol più belli presi in tutta la mia carriera, a parte uno da Gerd Muller e Beckenbauer. Sono quei gol che alla fine ti fa piacere aver preso in carriera".

Infine un podio dei calciatori più forti che ha incrociato: "Gigi Riva, che sentii anche un mese prima che se ne andasse. Era una persona straordinaria. Oltre alle sue capacità fisiche e tecniche, poi Carlo Ancelotti. E' stato un giocatore talentuoso e una persona molto intelligente, che si è fatto davvero da solo, con la propria voglia di emergere". Ma c'è anche un momento per dare una sua preferenza a un portiere di oggi: "Vicario è bravissimo, ci siamo allenati anche insieme, quando era a Perugia. Ci parliamo spesso, per me è il top dei top. E' capace di giocare sia con i piedi che fare molto bene tra i pali".

Primo piano
TMW Radio Sport
Serie A
Serie B
Serie C
Pronostici
Calcio femminile