Iran, altre due calciatrici chiedono asilo politico. Ma una cambia idea e torna in patria
Continua a tenere banco la questione delle calciatrici iraniane che, dopo l’eliminazione della nazionale dalla Coppa d’Asia Femminile, hanno chiesto e ottenuto nei giorni scorsi l’asilo politico dall’Australia – paese ospitante della competizione – con il ministro dell’interno Tony Burke che ha incontrato le giocatrici firmando i documenti per la loro protezione internazionale. Le calciatrici infatti temevano di rientrare in Iran non solo a causa dei bombardamenti incessanti di Israele e Stati Uniti sul paese e gli scenari di guerra che coinvolgono tutto il Golfo Persico, ma anche per la possibile rappresaglia da parte del governo per non aver cantato l’inno nella prima gara del torneo.
Una scelta che non è stata mai spiegata dalle dirette interessate, ma che a molti dentro e fuori l’Iran era sembrato un gesto di ribellione contro la Repubblica Islamica, anche se poi nella sfida successiva tutte avevano intonato l’inno con tanto di saluto militare. Dopo l’eliminazione dal torneo però diverse associazioni umanitarie, oltre che comuni cittadini, si erano strette attorno alle giocatrici chiedendo alle autorità di proteggerle come poi avvenuto.
Inizialmente erano cinque la calciatrici - Fatemeh Pasandideh, Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Atefeh Ramazanzadeh e Mona Hamoudiha- che avevano chiesto protezione, ma nel corso delle ore a queste si sarebbero aggiunte altre due atlete comeMohaddeseh Zolfi e Golnoosh Khosravi, oltre a una componente dello staff tecnico. Una di queste, Mohaddeseh Zolfi secondo l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, nonostante avesse ottenuto l’asilo politico ha poi cambiato idea e avrebbe contattato l’ambasciata iraniana per poter tornare a casa e potrebbe aver già lasciato il paese oceanico per far ritorno in Iran. Nel frattempo, il governo australiano ha trasferito le altre sei giocatrici in una nuova località sicura.











