Parma femminile, mister Valenti: “Dal primo messaggio ho scelto Parma. Col Genoa voglia di fare bene”
La sua storia inizia da un piccolo oratorio nella città di Brescia: poi la chiamata tra i professionisti, tanta gavetta nei settori giovanili, passando dalla Nazionale all’esperienza in Macedonia del Nord. Infine Giovanni Valenti ha scelto di abbracciare il calcio femminile nella sua città, Brescia, prima del salto in Serie A col Parma. In esclusiva a TMW il tecnico crociato si è raccontato, iniziando dai suoi primi passi da allenatore: “Giocavo a calcio nel quartiere di Mompiano, dove abitavo a Brescia, a bassissimi livelli. Poi l'allenatore della Prima Squadra allenava anche i Primi Calci e mi chiese di andare con lui ad allenare. Fino al giorno prima non ci avevo pensato, però mi ha incuriosito e ho iniziato, ma senza grandi velleità o aspettative. In realtà mi è piaciuto subito tantissimo, ho fatto cinque anni nell’oratorio di Mompiano e poi ho avuto la fortuna che abbiamo fatto un rapporto di affiliazione con il Lumezzane: hanno visto come allenavo e mi hanno chiamato lì. Ho fatto undici anni nei dilettanti: sono stati un'esperienza che mi porto a casa come molto arricchente”.
Fabio Miretti ha parlato dell’importanza dei suoi insegnamenti a distanza di anni. Come instaura questo rapporto con le sue giocatrici e i suoi giocatori?
“Fabio è stato molto generoso in realtà perché è un talento lui. Gli avevo cambiato ruolo e da centrocampista poteva lavorare sull'orientamento del corpo. Però dopo lui l'ha appreso in un minuto. Penso che l'apprendimento passi attraverso la relazione: solo dentro la relazione ci può essere l'apprendimento. È importante il concetto ma è importante anche come si arriva a quel concetto lì. Non è un processo asettico, ma un processo in cui due persone si devono mettere in relazione. In questo le donne sono sempre molto disponibili nel provare a migliorarsi e capire quello che si sta facendo”.
Come si è concretizzato il suo ritorno a Parma? Cosa l’ha convinta?
“Ho fatto la prima stagione di calcio femminile l'anno scorso partendo dalla squadra della mia città, il Brescia, in Serie B. Avevo un po’ di perplessità perché non avevo mai guardato il calcio femminile, non perché avessi di pregiudizi ma perché ero concentrato su quello che facevo. Ho grande riconoscenza verso chi mi ha dato l'opportunità di iniziare nel femminile, perché proprio l'obiettivo era di andare in Serie A e in Champions League. Quando c'è stato il primo contatto con il direttore Aurelio non ho avuto il minimo dubbio che il mio augurio fosse di venire qui a Parma. Non è stata una cosa immediata perché mi hanno fatto tre colloqui prima di chiamarmi! Per me già dal primo messaggio era Parma assolutamente. Li avevo apprezzati da avversari e mi ricordo che quando siamo venuti qua a Noceto avevamo visto l'organizzazione, quante persone ci lavoravano. La voglia di tornare a lavorare in contesti con tutta questa struttura societaria dietro era forte. E poi, chiaro, c'era la Serie A”.
Come vive il Parma Women inserito nel resto del mondo Parma Calcio?
“A Parma ho fatto due anni di settore giovanile bellissimi, sarei andato avanti per tanti anni se non avessi avuto un'esperienza totalmente diversa che è quella della Macedonia. Per cui poi il pensiero di tornare in questo club mi ha fatto piacere anche perché lo conoscevo da dentro. Noi ci sentiamo come facenti parte tutti della stessa famiglia, sentiamo forte la vicinanza dei vertici. Il presidente Krause quando è in Italia viene sempre qui a Noceto a vedere gli allenamenti e le partite. Addirittura mi ha detto di aver guardato il video di un’amichevole! Anche il Direttore Cherubini partecipa, per cui abbiamo la consapevolezza che a Parma si fa calcio femminile perché c'è una forte volontà da parte del club di crescere anche nel calcio femminile. Lo vediamo dal supporto che riceviamo per fare il nostro lavoro, che è di altissimo livello”.
Cosa la impressiona delle calciatrici?
“Hanno una passione pura e forte per il gioco. Durante la pausa nazionali, quelle che rimangono nel club si allenano con intensità senza che io o lo staff dobbiamo diventare matti per cercare di alzare il livello di attenzione. Sono curiose, vogliono capire perché facciamo una cosa, non vogliono eseguire, vogliono capire perché la si fa e se non sono convinte si vede. Sono più sfidanti perché hanno disponibilità al lavoro e voglia di apprendere, però dall'altro lato vanno dentro le questioni con tanta parte cognitiva e tanta parte emotiva. Non si può sbagliare perché emerge subito l'errore del mister: se c'è qualcosa in cui non sono sicuro se ne accorgono immediatamente!”.
A inizio stagione ha detto: “L’ambizione del Parma Women è un calcio propositivo praticato con coraggio”. A che punto siamo?
“Abbiamo avuto momenti migliori di adesso sullo stile di gioco, posto che non stiamo giocando al contrario di quello che è stato dichiarato. I risultati non sono stati sempre a livello delle prestazioni: a volte potevamo raccogliere qualcosa in più e avrebbe dato ancora più fiducia alle ragazze dentro al processo. Però siamo riconoscibili come una squadra che vuole giocare a calcio con la palla, a fare un calcio offensivo. Anche oggi sono contento di quello che stiamo facendo: vedo che le ragazze hanno la consapevolezza che il processo è positivo e hanno fiducia”.
Il suo rapporto con la capitana Caterina Ambrosi?
“Penso che sia la fortuna di qualsiasi allenatore avere una capitana come Caterina Ambrosi: è una professionista esemplare. Tutte le compagne possono prendere lei come modello nel modo di allenarsi, di stare dentro al gruppo e dentro al lavoro. Ma nelle piccole cose anche: l'ordine, la disciplina, l'attenzione, la cura della sua persona e delle relazioni con le compagne. Mi confronto quotidianamente con lei e ogni tanto è anche pungente con me! È una relazione molto bella dove ci diciamo tutto quello che pensiamo. Mi arricchisce”.
Cosa rappresenta l’ambiente di Noceto per voi?
“Qui a Noceto c'è tutto il femminile, dalle Pulcine alla Prima Squadra: è la casa del Parma Women. È un ambiente dove lavorano tantissime persone e dove c'è tantissima organizzazione e cultura del lavoro, ma si riesce ad avere anche informalità e senso di famiglia. La giornata qua si vive con grande piacere perché siamo in ufficio assieme al direttore, ai responsabili scouting, ai responsabili del settore giovanile e viviamo insieme tutto il pomeriggio”.
Un commento sui vostri tifosi?
“Sono un orgoglio per noi. Non lo dico per piaggeria: basta vedere quanti ragazzi sono venuti a Napoli in trasferta. Fanno dei sacrifici clamorosi e non sono scontati. Tutti in grande autonomia, ci seguono, sono molto partecipi e hanno sempre atteggiamenti molto positivi, di grandissima educazione e rispetto. È proprio quel tifo positivo che secondo me è uno dei punti di forza del calcio femminile. Se si vuole portare dei bambini a delle partite per imparare cos'è un ambiente educativo e un tifo positivo, bisogna portarli nel calcio femminile. Questo può essere qualcosa da cui anche nel maschile possono prendere da esempio”.
Quattro acquisti nel mercato di gennaio: qual è stato il criterio che ha portato a queste scelte? Tre sono attaccanti.
“Avevamo la consapevolezza che ci serviva un po' di corsa e di forza in più, soprattutto nella fase di possesso. In questo Gunnlaugsdottir, Leskinen e Kerr sono giocatrici che sanno attaccare alla profondità e hanno alzato la cilindrata della squadra. La nostra fotografia era di una squadra che faceva tanto possesso e che poteva migliorare nella fase di rifinitura e finalizzazione. Dunque è stato fatto l'intervento prevalentemente lì con giocatrici funzionali. Redondo (classe 2006) ha qualità e deve aver tempo di maturare. Kerr aveva già giocato l'anno scorso in Serie A e ci dà tanta forza: vuole vivere la porta, l'area di rigore, anche nei contrattacchi veloci ci dà forza. Leskinen è velocissima, ha fatto subito bene con l'Inter: è entrata e ha fatto gol”.
Scontro diretto contro il Genoa: un aspetto su cui puntare?
“In casa abbiamo fatto sempre belle partite, anche contro Roma, Inter e Napoli, che sono tre delle prime quattro. Secondo me abbiamo giocato bene anche all'andata col Genoa, abbiamo creato tanto ma abbiamo subito nell'unica occasione da gol concessa nel recupero. Una gara che ha lasciato un po' l’amaro in bocca. Sappiamo che il Genoa ha delle qualità importanti, prima di tutto dal punto di vista emotivo, perché sono giocatrici che mettono in campo un senso di appartenenza e uno spirito molto bello. In questo noi dobbiamo pareggiare, ma sono sicuro che sarà così perché le ragazze ci tengono molto. Bisogna essere bravi a limitare le ripartenze e gli attacchi in campo aperto, oltre ad avere pazienza nel trovare il tempo giusto per entrare per creare l'occasione da gol. Sicuramente in casa la squadra ha più autorevolezza nel giocare e un po' più di coraggio: il fatto di trovarsi nel centro sportivo dove viviamo tutti i giorni ci fa giocare non in casa ma a casa. Ci arriviamo con grande serenità, fiducia e voglia di far bene, nella consapevolezza che abbiamo sempre fatto gara con tutte. Gli otto risultati positivi su quindici lo dimostrano: ci manca qualche vittoria, ma questi risultati per una neopromossa non sono scontati”.
Cosa direbbe il Giovanni di 19 anni che ha appena iniziato la carriera di allenatore al Giovanni di oggi?
“Sicuramente vedo con un po’ di orgoglio quello che ho fatto.Dai primi calci dell'oratorio alla Serie A femminile, secondo me è un esito bello. Adesso sono 31 anni: mi sono divertito tantissimo, ho conosciuto tantissime persone, tantissimi ambienti, tantissimi giocatori, tantissimi colleghi, tanti avversari. Una pacca sulla spalla me la darei… non voglio passare per presuntuoso! Però ho un po' di soddisfazione per il mio percorso. Sono contento di quello che ho e contento di tutto quello che ho fatto e la cosa che secondo me rimane veramente sono le relazioni con le persone”.











